Biancardi 2010

BIANCARDI GIUSEPPE, Per Dio e per le anime. Studi sulla pastorale e la catechesi dell’Ottocento, LAS, 2010

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Con l’inizio della Restaurazione la Chiesa mette in moto una intensa attività pastorale che, pur con modalità, fasi ed esiti diversi da paese a paese, si protrae per tutto l’Ottocento con alcune caratterizzazioni tipiche di quel periodo storico.

Accanto allo sterile rimpianto per l’ormai passata societas christiana, riprende vigore una intensa attività che ha di mira la ri-cristianizzazione non solo dei singoli ma delle società e degli stati secolarizzati e laicisti. Sia pure con fatica, la Chiesa arriva a sviluppare un’azione non più unicamente intra-ecclesiale ma anche extra-ecclesiale; un’azione in cui trova progressivamente spazio anche il laicato.

Di una realtà estremamente complessa come l’azione pastorale della Chiesa in tutto un secolo, questo libro intende offrire un semplice sondaggio sull’attività pastorale, in particolare catechistica, svolta nella Chiesa italiana dell’Ottocento, attraverso lo studio di tre personalità e di una istituzione, attivamente impegnate nel ministero pastorale.

L’analisi si apre con lo studio di una proposta catechistica indirizzata a giovani studenti dal p. Luigi Taparelli d’Azeglio SJ (1793-1862).

Il secondo sguardo è rivolto al ben più noto beato Antonio Rosmini (1797-1855). Con la lucidità propria di una mente superiore, egli analizza due ambiti fondamentali di ogni prassi pastorale, la predicazione e la catechesi. Di entrambi denuncia chiaramente i limiti mostrati all’epoca e, in positivo, propone una riflessione omiletica e catechetica dai caratteri decisamente innovativi, avvalorando il quadro teorico con l’esemplarità dell’azione.

A partire dai primi anni Cinquanta si presenta attivo sotto il profilo pastorale san Leonardo Murialdo (1828-1900). Di lui è presa in considerazione l’intensa pratica catechistica, specialmente nei confronti del mondo giovanile.

L’ultimo studio tocca una istituzione, cioè la Congregazione Salesiana. L’analisi mira ad individuare come, nella Chiesa di fine Ottocento e inizi Novecento, i superiori di questa famiglia religiosa concepissero l’apostolato laicale e come facessero pervenire i loro convincimenti ai laici legati alla Congregazione come Cooperatori, attraverso il loro organo di collegamento ufficiale, il Bollettino Salesiano, e i loro Congressi internazionali.

Bissoli 2010

BISSOLI CESARE, La Bibbia in mano al prete, LDC, 2010

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La Bibbia è un universo, un mondo vivo di presenze e di relazioni, sempre capace di ispirare persone e situazioni per misurarsi e accogliere la Parola di Dio. Ma proprio il carattere peculiare della Scrittura, sacra perché ispirata, mette in luce il titolo del nostro libro come riassuntivo del senso della riflessione complessiva che esso intende proporre.

Il rapporto del prete con la Bibbia ha molte sfaccettature e sollecita un arricchimento crescente sia sul versante della spiritualità e della preghiera, sia su quello del servizio pastorale. Per questo si richiede conoscenza, studio e preghiera.

C’è nella proposta di queste autorevoli esperimentate riflessioni un valore esemplare e l’indicazione di piste di ricerca che possono incidere nell’azione pastorale.

È proprio per questo motivo che il Settore dell’Apostolato biblico dell’Ufficio Catechistico Nazionale ha voluto pubblicare questo strumento, che è anche un segno di gratitudine peri tanti Sacerdoti che nelle varie situazioni in cui li pone l’impegno pastorale diffondono il seme della Parola di Dio con speranza ed attesa paziente dei frutti.

Una Parola donata perché ricercata, amata perché conosciuta, meditata perché serbata nel cuore.

Bollin 2010

BOLLIN ANTONIO (a cura di), Il Vangelo nelle case, LDC, 2010

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Il Vangelo nelle case è un prezioso e agile volumetto curato dal direttore dell’Ufficio diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi di Vicenza, mons. Antonio Bollin.

Il testo vuole far conoscere ai lettori la genesi, la finalità e il metodo da seguire nei Centri di Ascolto della Parola (Cap).

Il titolo riprende una suggestiva espressione del Vescovo di Vicenza che, celebrando l’inizio della Missione cittadina, auspicava la presenza della Bibbia in ogni casa, perché della Parola di Dio si nutra assiduamente ogni famiglia, cosicché il Vangelo possa diventare guida e luce per ogni persona.

Articolato in otto capitoli, il testo è un valido strumento per dare stabilità alla struttura dei Centri di ascolto; esso delinea con chiarezza l’identità e il ruolo dell’animatore, sostenuto sempre dal presbitero responsabile della parrocchia. Presenta, inoltre, le caratteristiche della “casa ospitante”, suggerisce i tempi degli incontri e la loro durata.

Il Vangelo nelle case ripercorre a grandi linee la storia che l’ascolto della Parola di Dio ha compiuto nella Chiesa fin dalle sue origini: Luca, nel libro degli Atti e Paolo, nella prima lettera ai cristiani di Corinto, raccontano come i seguaci di Gesù si riunivano nelle case per l’ascolto della Parola e per spezzare il pane.

Nel periodo post-Concilio Vaticano II, la Chiesa che vive in Occidente, ha imparato ad aprire la Bibbia per tornare a nutrirsi della Parola di Dio. All’inizio del terzo millennio con la “Nuova evangelizzazione”, tanto invocata da Giovanni Paolo II, l’ascolto della Parola si impone -afferma il curatore- come metodo privilegiato per la conoscenza del Signore Gesù.

A Vicenza questa prassi è presente da secoli: ne dà testimonianza la scoperta di due “domus ecclesiae” datate in epoca pre-costantiniana, rinvenute una sotto la cripta della cattedrale, l’altra nelle adiacenze del tempio di San Lorenzo.

Borghi 2010

BORGHI ERNESTO (a cura di), Ama e fa’ quello che vuoi. I sacramenti dell’iniziazione cristiana per la vita di tutti, Diocesi di Lugano, 2010

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La catechesi dell’iniziazione cristiana costituisce una delle emergenze più importanti nella vita della Chiesa oggi. Anzitutto in Occidente disponiamo di strumenti culturali anche in campo storico-religioso davvero incomparabili rispetto al passato e possiamo godere di una libertà notevole sotto molti profili. Cionondimeno la trasmissione della fede tra le generazioni è sempre più ardua e le capacità dei genitori, dei preti e di catechiste e catechisti sono spesso inadeguate. Questo libro intende essere un “nuovo” strumento di approfondimento e riflessione sulla nozione di sacramento cristiano e sui sacramenti dell’iniziazione cristiana.

Non si tratta, come si coglie bene anche solo scorrendo l’indice, di un testo da utilizzare con bambini e ragazzi dei corsi di catechesi per l’iniziazione cristiana. È una raccolta di informazioni, nozioni e riflessioni con cui dovrebbe potersi e sapersi confrontare, a vari livelli, ogni persona che cerchi di approfondire il proprio rapporto con la fede cristiana al di fuori da ogni forma di tradizionalismo, devozionismo e laicismo.

Nessuna delle scelte pastorali illustrate in questo libro vogliono apparire soluzioni da applicare integralmente in tutte le parrocchie della Diocesi di Lugano o altrove. Chi ha scritto queste pagine spera che esse facciano riflettere e inneschino un confronto tra esse e chi le leggerà così come tra quanti si occupano di educazione alla fede cristiana nel Canton Ticino e ovunque il volume sarà preso in considerazione.

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Ernesto Borghi è nato nel 1964, è sposato e padre di due bambini. Insegna esegesi biblica a livello universitario in Italia e in Svizzera dal 1992. Dal 2003 è coordinatore della formazione biblica nella Diocesi di Lugano e presidente dell’Associazione Biblica della Svizzera Italiana. Ha al suo attivo decine di pubblicazioni scientifiche e divulgative nei campi dell’esegesi e teologia bibliche e della cultura umanistica.

Callisto Caldelari, è nato nel 1934, è frate cappuccino ed è prete dal 1958. È parroco del Sacro Cuore (Bellinzona – Svizzera) dal 1983. La sua poliedrica attività di bibliofilo e archivista a livello scientifico, di pubblicista e di umanista lo hanno condotto a misurarsi con importanti ambiti della vita socio-culturale ticinese, svizzera ed europea a cominciare dal dialogo interculturale e dalla difesa dei diritti umani.

Sandro Vitalini, è nato nel 1935, è prete dal 1959. Ha insegnato teologia dogmatica dal 1968 al 1994 all’Università di Fribourg, della cui Facoltà di Teologia è stato anche decano per due volte. Attualmente è pro-vicario generale della Diocesi di Lugano e continua una capillare attività di carattere pastorale a favore della formazione culturale e spirituale di credenti e non credenti.

Currò 2010

CURRÒ SALVATORE, Il soggetto perduto e ritrovato, Aracne, 2010

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Il pensiero di Levinas si comprende solo a partire dalla fenomenologia, ma ne è anche un approfondimento e una radicalizzazione, o forse un’alterazione.

Un certo distacco dalla lettera di Husserl sarebbe esigito dallo stesso spirito fenomenologico, a detta di Levinas.

Ne risulta così una fenomenologia paradossale, allo stesso tempo fedele e infedele al progetto husserliano.

La radicalizzazione riguarda il senso stesso del soggetto. La coscienza di sé fa incessantemente i conti

con ciò che rimane irriducibile alla coscienza, con la singolarità e l’unicità di sé, con l’altro, col più-che-pensiero.

Il soggetto, chiamato a uscire da sé e insieme provocato a una sorta di resa a sé, si ritrova paradossalmente mentre si perde, come ricevendosi.

È soggetto perduto e ritrovato.

D’Angelo 2010

D’ANGELO ANNA MARIA, Accogliere il Vangelo nella fragilità, Il pozzo di Giacobbe, 2010

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Soffrire in modo nuovo, in modo cristiano, con amore e per amore, fino a sorridere al dolore, è stata l’esperienza e la testimonianza del venerabile Giacomo Gaglione autore del Piccolo Catechismo dell’“Apostolato della Sofferenza”, oggetto di studio del presente lavoro.

La ricerca muove da alcuni interrogativi che, formulati all’inizio dei vari capitoli, costituiscono il filo rosso del suo sviluppo: di fronte a quale tipo di catechismo e catechesi ci troviamo? Quale il suo posto e il suo contributo nel contesto in cui è nato? Quale rapporto ha la sua proposta con la dimensione sociale, culturale, politica e religiosa del vivere degli uomini del suo tempo? La proposta di Giacomo Gaglione è in continuità o discontinuità con la teologia e spiritualità di oggi sui temi dell’apostolato dei laici e della sofferenza? Può aiutare l’uomo contemporaneo a dare un senso alla malattia e alla sofferenza e a incontrare Cristo, salvezza dell’umanità sofferente?

La conclusione offre un’ampia valutazione del Catechismo evidenziandone le ricchezze e la qualità profetica, anche in rapporto ai successivi documenti del magistero pontificio. Indica, infine, alcune “attenzioni” per un suo utilizzo da parte degli operatori pastorali.

Meddi 2010 /2

MEDDI LUCIANO, Ridire la fede in parrocchia. Percorsi di evangelizzazione e di formazione, EDB, 2010

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Il tema della proposta della fede agli adulti e della loro formazione verso la piena partecipazione alla missione ecclesiale è sempre all’ordine di giorno dell’agenda pastorale.

Senza una adeguata pastorale degli adulti la comunità rischia di essere sterile, di non dare adeguata testimonianza, di interrompere la trasmissione del messaggio tra le generazioni.

Soprattutto di non vedere come il Vangelo entra in dialogo con la cultura del nostro tempo, la purifica, la feconda e si lascia incarnare da essa.

È dunque la motivazione missionaria il fondamento della “fatica” della nuova evangelizzazione.

Sembra che le parrocchie non sempre siano capaci di mettere in campo iniziative adeguate. A volte le cause sono legate a difficoltà radicate nel territorio ma a volte dipende dalla mancanza di orientamenti.

Il presente volumetto vuole aiutare a farsi una idea della direzione da prendere perché una parrocchia possa rinnovare la propria vocazione. Il lettore (parroci e sacerdoti, catechisti e componenti dei consigli pastorali, altri operatori pastorali) potrà qui trovare una serie di ragionamenti presentati in maniera piana e semplificata per avere quasi una mappa ragionata delle questioni, dei problemi e delle possibili soluzioni.

Si sottolineano soprattutto due esigenze: il tema della ri-evangelizzazione degli adulti e quella della loro formazione. Si mette inoltre l’accento sul fatto che si tratta di riflettere sulla necessità

della inculturazione e significazione del linguaggio, sulla qualità della comunicazione e del percorso formativo e sulla necessità di riflettere sui catechisti come accompagnatori.

Soprattutto si indica la logica e i passaggi di un progetto parrocchiale possibile i cui animatori saranno il parroco e il consiglio pastorale.

I testi dei capitoli sono articoli già pubblicati sulla rivista di aggiornamento ecclesiale Settimanache qui ci piace ringraziare per la continua sollecitazione e passione pastorale. Sono stati ripuliti dai riferimenti contingenti e semplificati in alcune espressioni. Solo in alcuni casi, sono stati rifusi e riscritti.

Dopo una apertura di orientamento (Una pastorale davvero missionaria) si offrono tre gruppi di riflessioni. La prima riguarda la ri-definizione del compito di evangelizzare in Italia come oggi viene compreso. La seconda affronta il tema del discernimento sulla attuale situazione della offerta formativa verso gli adulti sia nel campo della evangelizzazione che della formazione. La terza e più articolata offre indicazioni per un progetto rinnovato di pastorale con gli adulti.

Conclude il volumetto una proposta di 5 percorsi di evangelizzazione e formazione e alcune indicazioni per preparare un itinerario nelle proprie comunità.

Ogni capitolo termina con indicazioni per la dinamica del Consiglio Pastorale (Laboratorio pastorale), per la comprensione di alcune parole chiave (Vocabolario minimo) e alcune indicazioni bibliografiche essenziali.

Questo libretto nasce dal convincimento che sviluppato in molti anni di cammino di fede con molti gruppi di adulti e di servizio pastorale in diverse parrocchie di Roma.

Meddi 2010 /1

MEDDI LUCIANO – D’ANGELO ANNA MARIA, I nostri ragazzi e la fede. L’iniziazione cristiana in prospettiva educativa, Cittadella editrice, 2010

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La domanda a cui dare risposta nella riorganizzazione dell’iniziazione cristiana dei ragazzi è “perché la catechesi non incide nella vita?”.

Il futuro itinerario formativo per le nuove generazioni deve continuare lo sforzo post-conciliare per una offerta pienamente educativa, collegata con l’esperienza vitale dei ragazzi, che segua la loro crescita e non termini all’inizio della crisi adolescenziale.

Un impegno di tutta la comunità che li accompagna progressivamente, rispetta la loro individualità e riconosce che la decisione per la fede matura in una età più avanzata.

Pastore 2010

PASTORE CORRADO (a cura di), Viva ed efficace è la parola di Dio, LDC, 2010

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Una miscellanea offerta a Don Cesare Bissoli, da parte dell’Istituto di Catechetica dell’Università Salesiana, in cui per oltre un trentennio Don Cesare ha prestato il suo servizio nell’ambito della pastorale e catechesi biblica, con numerosi interventi di riflessione e di pratica nella comunità ecclesiale italiana.

Il volume è stato pensato – per volere del festeggiato – come uno strumento che servisse all’animazione biblica della pastorale, in un momento di affermazione di tale compito da parte del Sinodo sulla Parola di Dio e specificamente nella fase di crescita dell’incontro della gente con la Bibbia grazie anche all’apostolato biblico coltivato sempre più nelle diocesi e di cui Don Cesare continua ad essere consulente nazionale presso l’Ufficio Catechistico nazionale.

L’obiettivo è stato realizzato grazie al contributo di 22 esperti riconosciuti, tra cui sei vescovi, che hanno realizzato il progetto articolato in quattro parti: “elementi di fondazione biblico-teologica della Scrittura nella pastorale; elementi di contenuto in vista dell’azione pastorale; elementi attinenti alla comunicazione; riferimenti ai destinatari che hanno mirato di proporre delle linee”.

Si sono così toccati temi, tra i quali, il rapporto Bibbia e Tradizione nell’azione pastorale (B. Forte); come incontrare la Bibbia nel contesto culturale di oggi (L. Meddi); lettura storico-critica e lettura spirituale del Libro sacro (R. Fabris); la relazione tra Parola, libro e lettore per una lettura orante della Scrittura (G. Benzi); il senso del detto gregoriano “La Scrittura cresce con chi la legge” (L. Chiarinelli); l’AT nel cammino di fede (M. Cimosa); luci ed ombre nella pastorale e catechesi biblica oggi (G. Giavini); Parola di Dio e ri-figurazioni audiovisive (D. Viganò); Bibbia, arte e catechesi (A. Scattolini); l’animatore biblico e la sua formazione (E. Biemmi); iniziare alla Bibbia nella comunità cristiana (A. Fontana); potenziale e limiti dell’incontro del bambino con la Bibbia (F. Feliziani Kannheiser); i giovani e la Bibbia (R. Tonelli); la Bibbia nell’esperienza scout (D. Boscaro); Bibbia e famiglia (C. Ghidelli); la Bibbia in America Latina oggi (C. Pastore).

Merita ricordare le pagine di inizio e di conclusione del volume. Il Cardinal A. Bagnasco, presidente della CEI, nella sua presentazione con accenti di stima ed amicizia ricorda il servizio di Don Bissoli alla Chiesa italiana. A conclusione lo stesso Don Cesare compie un bilancio del suo lavoro facendo una sintesi della sua bibliografia, che è andata oltre il campo strettamente biblico-pastorale, toccando tematiche riguardanti la catechesi, l’insegnamento della religione, la pastorale giovanile, temi pedagogici… Tutto – egli afferma – “ al servizio della Chiesa oggi”.
Questa può essere ritenuta la prospettiva di fondo del suo lavoro.

Ruta 2010

RUTA GIUSEPPE, Catechetica come scienza. Introduzione allo studio e rilievi epistemologici, LDC, 2010

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La catechetica è una scienza «giovane» e non ha soggezione di esserlo, nonostante la fatica di definirsi e di essere riconosciuta presso le comunità ecclesiale e scientifica. Necessita continuamente di percorrere un itinerario epistemologico “aperto” all’autocomprensione, alle puntualizzazioni che le provengono da altre scienze e all’articolazione della ricerca.

Riconoscendo nel passato e nella configurazione attuale il suo DNA, tenendo sempre presenti bussola e mappa, guardando alle costellazioni scientifiche da cui trae orientamento, la catechetica è tutta tesa ad analizzare e interpretare la realtà della “catechesi” nelle sue varie forme e declinazioni, a progettare, in modo fedele e creativo, modelli e paradigmi più significativi ed efficaci per il futuro.

Il volume intende essere un invito allo studio attraverso la presentazione ragionata di alcuni rilievi epistemologici:

  • prendendo in esame l’origine, lo sviluppo storico e la situazione attuale della catechetica (prima parte);
  • analizzando alcune coordinate di fondo, come le fonti (Magistero e prassi catechistica) e le matrici (scienze teologiche, scienze dell’educazione, scienze della comunicazione), e soffermandosi su alcuni strumenti teorici, quali sono i «modelli» e i «paradigmi» (seconda parte);
  • sintetizzando i risultati ottenuti, evidenziandone la consistenza scientifica e le fasi della ricerca catechetica, per arrivare a definire meglio l’identità, le competenze e la formazione del catecheta oggi (terza parte).

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Recensione

a cura di Carmelo Torcivia, docente di Teologia Pastorale Fondamentale presso la Facoltà Teologica di Sicilia

Don Giuseppe Ruta, catecheta salesiano dell’Istituto Teologico “S. Tommaso d’Aquino” di Messina, è ben noto nel panorama scientifico degli studi di Catechetica per la sua serietà professionale e il suo rigore scientifico. Dopo tanti anni d’insegnamento, finalmente vede la luce un suo ultimo libro, che li riassume: Catechetica come scienza. Introduzione allo studio e rilievi epistemologici. Si tratta di un lavoro poderoso (ben 448 pagine) e impegnativo, frutto appunto di tanti anni d’insegnamento e d’intensa riflessione scientifica, dedicato giustamente alla memoria di un suo confratello catecheta, il compianto don Giovanni Cravotta.

Il libro, che si colloca nel genere letterario dei “manuali”, si articola in tre parti: a) la storia della Catechetica, b) le sue fonti (Magistero, prassi e movimenti catechistici) e matrici (scienze teologiche, dell’educazione e della comunicazione), i modelli e i paradigmi, c) la sistematica epistemologica. Una mirata ed articolata bibliografia e un CD arricchiscono lo stesso manuale. La gran messe d’informazioni, e ancor più di riflessioni, lo rendono prezioso strumento per chi, sia da studioso sia da studente, fa il felice incontro con la Catechetica. A differenza con gli altri manuali, anche famosi, il suo scopo è chiaramente epistemologico. Si tratta di fondare il perché e non esibire solo l’articolazione e i campi della disciplina.

La domanda centrale che, infatti, anima tutto il libro è in fondo molto semplice: cos’è la Catechetica? Aldilà della sua apparente semplicità, essa nasconde un disagio contemporaneo della comunità accademica sulla possibilità e l’utilità del percorso epistemologico non solo per la Catechetica, ma anche per altre discipline. Ci vuole, pertanto, tutta la passione e – mi si passi il termine – la “testardaggine” del ricercatore, che per sua natura è sempre attirato dalla verità, per riuscire a superare le solite derive di diffidenza, se non di nichilismo. Il nostro autore è tra questi “testardi”. La sua passione per la Catechetica non si limita affatto a facili percorsi metodologici in vista di soluzioni pratiche, ma piuttosto tiene la barra dritta sulle domande di verità che fondano e ritmano la disciplina. Disciplina, se confrontata con le altre discipline teologiche, piccola e giovane, ma difficile e complessa per l’intrinseca struttura di dialogo interdisciplinare che la costituisce come un work in progress permanente.

È su questa domanda centrale che si vuole ora concentrare l’attenzione. Per l’autore la Catechetica (o le “Scienze Catechetiche”, se si vuole rendere conto degli apporti pluridisciplinari che la compongono), una volta assodata la necessaria precedenza della catechesi che giustifica una propria scienza riflessiva, non è che il frutto di confluenza di tre grossi bacini disciplinari o matrici: la teologia, le scienze dell’educazione e le scienze della comunicazione. La Catechetica attinge appunto a questi tre bacini in vista del raggiungimento del proprio oggetto formale: lo studio dell’atto catechistico in quanto tale, cioè dal punto di vista della comunicazione educativa della Parola. A tal proposito afferma Ruta: «La fondazione scientifica della catechesi si articola, così, su nuove basi. Ancorata alla teologia, ricerca il dialogo con le scienze della formazione e con le scienze della comunicazione. Dall’incontro fra i tre rami scientifici nasce una quarta scienza, figlia delle Scienze teologiche, delle Scienze dell’educazione e delle Scienze della comunicazione. Non si confonde, però, con nessuna delle tre: la sua identità è quella di essere scienza dell’azione catechistica, ossia della comunicazione ordinata e sistematica, intenzionalmente educativa, della Parola di Dio, in vista della maturazione di persone e di comunità adulte nella fede» (p. 342). Esiste, allora, una prassi plurisecolare, che affonda le sue radici già nel NT, ed è quella catechistica. L’intenzionalità di questa prassi non è tanto nell’ordine del sapere della fede, magari distinto da quello teologico in vista di un sapere più semplice e più spendibile didatticamente. La sua intenzionalità è invece tutta sbilanciata sia verso l’atto di fede sia verso tutta la vita cristiana, sia verso la singola persona sia verso la comunità cristiana. In questo senso, la scienza che nasce per la riflessione su questo atto non può soltanto autocomprendersi come solo interna alla teologia, da cui non potrebbe attingere per la riflessione sui fattori inerenti alla comunicazione e alla educazione. Essa ha, allora, bisogno di attingere alle scienze dell’educazione e della comunicazione nativamente e non per istanza di sussidiarietà o peggio ancora di ancillarità. Si tratta così di un sapere transdisciplinare più interdisciplinare. D’altro canto, l’ancoraggio all’oggetto formale permette alla Catechetica la propria unità scientifica e di non essere un mero insieme di nozioni sparse ed eterogenee tra loro.

Sin qui, in estrema sintesi, il pensiero di Giuseppe Ruta, che raccoglie quello di tanti ed illustri catecheti. Il problema che qui ci si vuol porre è la giustezza o meno di questa impostazione. Si tratterà ora di entrare in dialogo con essa per verificarne le ragioni, ma anche i limiti. Il senso di questo ragionamento non è affatto polemico. Non potrebbe mai esserlo sia per l’amicizia che mi lega da tanti anni all’autore sia per l’affetto che sento per la Catechetica che ho studiato ed insegnato. Credo, però, che sia necessario svolgerlo, ampliando lo sguardo anche ben oltre lo stesso libro di Ruta, nella consapevolezza di inserirmi in un dibattito aperto (cfr. p. 358, in cui Ruta cita Luciano Meddi, che offre quattro figure di Catechetica corrispondenti a quattro configurazioni epistemologiche).

È chiaro che quest’impostazione prende le mosse da una lunga storia, di cui Ruta accortamente traccia un preciso disegno (cfr. pp. 71-123). Dapprima, l’appartenenza alla teologia e, poi, alla teologia pastorale; quindi, il distacco progressivo da esse per un profondo e costitutivo dialogo con le scienze dell’educazione. Tutto questo è avvenuto per alcune precise ragioni. Due, tra le più importanti, sono: il passaggio da una concezione dottrinaria della catechesi ad una legata all’educazione della fede e l’insufficiente comprensione del ruolo delle scienze umane nel far teologia. Queste due ragioni, strettamente connesse tra loro, hanno portato appunto ad un progressivo “allontanamento” – mi si passi il termine, sicuramente più forte rispetto a quello di “autonomia” – della Catechetica dalla teologia. Il frutto di questo allontanamento è a tutt’oggi visibile: dalla parte della teologia è raro che si verifichi un riconoscimento di tipo teologico di opere catechetiche, da parte della Catechetica è altrettanto raro che ci s’impegni a fondo nella comprensione teologica, rinviando per questa ad una sorta di dipendenza dai dati della teologia sistematica (si verifica così un curioso deduzionismo che in teoria si vuole evitare). Ora, il problema va affrontato a partire da ciò che significa teologia in generale e da quali articolazioni essa debba prevedere al suo interno. Cos’è, allora, teologia cristiana? In breve, è uno sforzo di comprensione globale ed ecclesiale della fede, della vita cristiana e del mondo a partire dalla stessa fede della comunità cristiana in Gesù Cristo.[1]

All’interno di questo ragionamento, è importante sottolineare il senso di questa “comprensione globale”. La teologia è comprensione globale, prima ancora che essere esercizio di razionalità filosofica a partire da un orizzonte di fede. Se è vero, infatti, che si ha bisogno di belle e rigorose sintesi teologiche che incrociano i sentieri di riflessione filosofica contemporanea, e questo è soprattutto compito della teologia fondamentale e della sistematica (termine da preferire a “dogmatica” in quanto ogni disciplina teologica ha, in quanto tale, a che fare con il dogma), tuttavia il senso e i metodi del fare teologia sono più ampi rispetto a queste specifiche articolazioni. E soprattutto, è importante, alla luce degli apporti delle stesse scienze filosofiche e antropologiche, che si affermi la necessità di una comprensione “globale”, che superi la nefasta coincidenza tra razionale e reale o, in ogni caso, allarghi il campo del razionale. Dentro e al fine di realizzare questa comprensione globale, si collocano le aree disciplinari della teologia, ognuna con il proprio metodo d’indagine (critico-letterario, storico, sistematico, pratico) e ulteriormente suddivise in singole discipline. Ora se è comprensibile da parte della teologia sistematica la sua giusta “pretesa” di far sintesi degli approcci delle altre aree, è però altrettanto vero che questa sintesi sia impossibile nella sua completezza, sotto pena di cadere nella hybris, e che la stessa teologia sistematica rinvii alle altre aree per questioni ad esse pertinenti. In questo senso, non ci sono fratelli maggiori e minori. C’è una comune ricerca della verità, che per sua natura è poliedrica e impossedibile. Tutta la teologia, in forza del rispetto e della valorizzazione della sua ricca articolazione, si orienta verso la comprensione globale della verità. In sintesi: non vi è coincidenza tra teologia e teologia sistematica e occorre un pluralismo di metodi scientifici nel fare teologia. In questo senso, è importante che ogni disciplina teologica rispetti il metodo dell’area specifica di appartenenza, senza invadere il campo altrui e senza avere complessi di superiorità o d’inferiorità.

Sulla base di questo ragionamento si possono individuare alcune risposte ai problemi posti sopra e le conseguenti proposte.

Innanzitutto, il gioco dei ruoli. Che alcuni teologi sistematici abbiano serie perplessità sulla “pretesa” veritativa delle scienze umane e che, quindi, le pongano ad un livello descrittivo ed ancillare, è un problema loro, semmai lo vogliano considerare come problema. Chi lavora nell’area della teologia pratica sa e apprezza il valore veritativo delle scienze umane e ne fa debito uso per far teologia. D’altronde, sono due metodi diversi, che affondano le loro radici nella classica distinzione tra ragione teoretica e ragione pratica e non per forza devono dialogare tra loro su tutto.

Poi, l’appartenenza. La Catechetica, esattamente in forza del suo oggetto sia materiale sia formale, appartiene all’area della teologia pratica (così come la teologia pastorale, la teologia morale, il diritto canonico, la teologia spirituale).[2] Essa, quindi, non appartiene alla teologia pastorale non solo per rispetto alla sua storia, ma anche per ragioni di convenienza in ordine al perseguimento del suo oggetto formale. In un certo senso, in ragione al vasto campo catechetico dell’annuncio, la precede e la giustifica. È, inoltre, più conveniente avere delle discipline agili e precise nel loro compito che pesanti architetture che motivano pericolose dipendenze e mentalità a “bambole russe”.

A partire da questa appartenenza, che esprime la sua autoconsapevolezza e il suo servizio ecclesiale, la Catechetica è nativamente teologia. Siccome appartiene all’area teologico-pratica, essa farà teologia ricercando le sue affermazioni di verità anche e non solo all’interno delle diverse scienze umane, così come tradizionalmente i teologi sistematici hanno fatto e continuano a fare con la filosofia. In questo modo, essa è facilmente riconoscibile da tutti e beneficia di feconde e diverse interazioni tra le aree teologiche e resta fedele alla sua identità e alla sua mission.

Per concludere. Il bello e stimolante libro di Giuseppe Ruta può rappresentare un’ulteriore occasione per riflettere non solo sul senso di una disciplina, la Catechetica, ma sulle aree del far teologia. Come teologo pastorale avverto la necessità di dover giustificare la mia disciplina non soltanto a partire da oggetto e metodo intrinseci ad essa, ma a partire dall’appartenenza, assieme ad altre discipline, ad una comune area. In questi anni di lavoro mi sono accorto che incertezze epistemologiche e metodologiche sono presenti non solo nei teologi pastorali e nei catecheti, ma anche nei teologi morali e nei teologi spirituali. Sui canonisti purtroppo non so dire. Forse sarebbe il caso di fare un tavolo comune in cui con pazienza ed intelligenza si riescano a dare le coordinate comuni del pensare teologico-pratico. La condivisione, infatti, di un comune metodo di lavoro potrebbe portare ad indubbi benefici e ad affrontare alcune questioni ecclesiali e teologiche aldilà del proprio giardinetto disciplinare. Ne verrebbe fuori una figura di teologi pratici molto rafforzata e un servizio teologico più qualificato nei confronti della Chiesa e del mondo.

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Note

[1] Si ricordi, a tal proposito la concezione ermeneutica di Schleiermacher, che vede il nascere e il costituirsi della scienza teologica a partire dalla comunità cristiana. I numerosi dati della teologia, così, senza lo sguardo unificante e creativo della comunità cristiana, resterebbero solo possesso di altre discipline scientifiche non-teologiche. Da qui ancora, la conseguente considerazione di Schleiermacher che giustifica, a fronte di una pluralità di confessioni-comunità cristiane, il nascere di diverse teologie corrispondenti (cfr. F.D.E. Schleiermacher, Lo studio della teologia. Breve presentazione (editoriale e traduzione di R. Osculati, Queriniana, GDT 110, Brescia 1978, §§ 6-7).

[2] È evidente in questa impostazione che preferisco parlare di “teologia pastorale” quando parlo della disciplina, piuttosto che di teologia pratica, che invece rinvia all’area sia per il riferimento veritativo alla prassi e alle scienze che la indagano sia per la formulazione dei giudizi inerenti alla ragione pratica. È ovvio che la dizione “teologia pastorale” va depurata da ogni radice ed influsso clericale.