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Convegno 2003

VERSO QUALE FORMAZIONE A SERVIZIO DELLA FEDE?

Vitorchiano, 14-16 settembre 2003

 

1. Una continuità nella novità

Il prossimo convegno dell’AICa tocca una problematica apparentemente nuova, ma di fatto in stretta connessione con la riflessione degli ultimi anni. Il convegno del 2000, Il Documento Base e il futuro della catechesi in Italia, ha preso atto del rinnovamento catechistico sviluppasi in Italia a partire dal 1970, ma ha pure messo in evidenza le nuove esigenze e sollecitazioni poste da un contesto mutato. Nel convegno del 2001 con il tema Cristiani per scelta si è focalizzata la necessità di pensare un nuovo modello di catechesi, ma contemporaneamente si è messo a fuoco il bisogno di trovare nuovi percorsi per trasmettere la fede. Il tema dello scorso anno, A partire dall’altro è ancora nella mente di quanti hanno partecipato ma risulta molto evocativo anche per chi non ha avuto la possibilità di presenziare fisicamente. La riflessione ha aperto la necessità di pensare la realtà catechistica valorizzando pienamente la persona.

E’ dentro queste istanze che si innesta il tema della formazione, per aiutare gli operatori a diventare capaci di una proposta adeguata alle mutate situazioni. In generale le sollecitazioni dei convegni catechistici, le inchieste, l’impegno formativo delle chiese locali hanno avuto il grande merito di fare quasi da cassa di risonanza non solo per il clima che si respirava nella chiesa, ma anche per le radicali trasformazioni che sono avvenute nella società e che obbligavano la catechesi a mettersi in discussione per tentare di trovare una risposta adeguata alle esigenze dei tempi.

2. Il formatore interpellato

Oggi il rapporto con la religione è concepito come un aiuto alla ricerca di una migliore qualità della vita e di un senso complessivo da dare alle vicende umane. Fa fede ciò che produce senso e produce senso ciò che fa vivere. Si salvano quindi i valori, quali la libertà, il rispetto, la tolleranza, il senso di responsabilità, la pace, la valorizzazione degli esclusi, creando una sorta di monoteismo dei valori quale nuovo deposito del sacro.

L’appartenenza istituzionale è comunque in questione, sia per l’istituzione religiosa, sia in generale. Ma non è una crisi totale, l’individuo infatti pone in essa speranze ambivalenti; cerca sostegno, protezione, assistenza, ma anche libertà e non contraddizione. Si criticano le istituzioni, le si tengono a distanza, ma servono poi come punto di riferimento.

Apparentemente questo mondo in piena evoluzione diventa sempre più freddo, indifferente e sordo alle ragioni del vivere che gli offre il cristianesimo, come se quest’ultimo avesse perduto le parole giuste per parlare all’uomo contemporaneo. Per districarsi nel labirinto delle possibili cause, vale la pena pensare alla figura del formatore.

AICa convegno 2003 Proprio la chiusura soggettiva che minaccia i formatori figli di questo nostro tempo ricorda come sia importante la prospettiva ecclesiologica. Per questo è necessario che i formatori acquisiscano una vera coscienza di appartenenza alla Chiesa e che percepiscano il loro ruolo nel contesto del progetto pastorale della loro Chiesa. Non a caso l’esperienza mostra che uno degli ostacoli più forti per gli operatori pastorali impegnati in un processo di formazione trova le sua radici in questo fatto. E’ facile sentir dire alla fine di una formazione vissuta in uno stile stimolante: “E ora che cosa andiamo a fare nelle nostre parrocchie con i nostri sacerdoti?”. E’ una nota dolente, ma chiaramente questo dipende da tutta l’impostazione catechistica, più finalizzata alla sacramentalizzazione che all’evangelizzazione, più pensata come conservazione dello status quo che come rinnovamento della proposta, più gestita dalla gerarchia che affidata alla competenza e preparazione dei laici.

3. Il formatore come possibilità di rinnovamento

Riflettendo sulla possibilità di una presentazione organica del mistero cristiano si scopre che l’atto catechistico è un atto ecclesiale che muove una diversità di approcci, di luoghi e di attori che non possono essere assunti da un solo catechista. Si innesta in questa interazione ciò che caratterizza la specificità cristiana, che non è una trasmissione/assimilazione di conoscenze, ma una correlazione di esperienze. La proposta cristiana è un racconto che struttura l’esperienza umana; non si tratta né semplicemente di un racconto di vita tra amici che cercano il senso della loro vita, né soltanto il racconto di un avvenimento confinato nel passato.

L’organicità concerne anche la modalità di elaborazione di questa strutturazione narrativa della fede. Essa è l’opera di un soggetto che fa interagire la totalità della sua persona e della sua soggettività personale e culturale con la fede cristiana e la sua specificità. Ciò obbedisce al processo della fede come traditio, receptio, redditio, perché informa e trasforma l’esistenza in tutte le sue dimensioni d’intelligenza, di appartenenza, di ritualità e di decisioni etiche.

L’educazione della fede e la formazione hanno di fronte a loro la sfida di trovare l’equilibrio tra un orientamento che privilegia lo sviluppo delle persone e un altro che si preoccupa della qualificazione in vista di un servizio ecclesiale. La riflessione attorno al termine formazione e al contesto culturale ha reso più viva la necessità di una formazione che favorisca la corresponsabilità e la partecipazione. Si prova fortemente il bisogno di superare il tono tradizionale, infantilizzante e autoritario che riduce l’adulto a un ruolo quasi totalmente passivo di destinatario della formazione.

Ci si orienta verso una formazione che tenga conto dell’esperienza e dei problemi di vita delle persone. Fondamentalmente, i contenuti della formazione devono essere integrati espressi nel contesto dell’esperienza e dei problemi vissuti dalla persone concrete.

Si vorrebbe una formazione capace di condurre verso un nuovo modello di formatore in grado di:

  • personalizzare la fede: non è più possibile vivere la dimensione formativa senza uno scheletro interiore, protetti unicamente dallo scudo dei vicini e dal contesto sociale, o da una formazione autogestita;
  • integrare fede e cultura: è qui che si situa uno dei punti nevralgici di tutto il progetto di formazione, e il test decisivo della sua riuscita è la promozione di questa integrazione;
  • recuperare la dimensione sociale: oggi il formatore deve dare ragione della sua coerenza di fede nell’impegno solidale dentro la realtà.

4. AICa convegno 2003: Per sviluppare una figura di formatore

Tenendo conto della diversità delle situazioni possiamo dire che il primato formativo non è ancora centrale nella pastorale catechistica. L’attenzione alla formazione dei formatori è un buon obiettivo, sufficientemente concreto per permettere di provare, abbastanza nevralgico da permettere di cambiare. La formazione non è mai un luogo neutro, ma dice l’idea di Chiesa, di vangelo, di uomo. Formare i formatori chiede di avere presenti alcuni condizioni:

  • che il soggetto non appaia come un assoluto (si pensa a una pluralità di modelli catechistici e non un modello unico);
  • l’adozione della figura del formatore dovrebbe essere favorita da un’opzione ferma in favore di una catechesi di accompagnamento;
  • si deve pensare a preparare figure adatte agli adulti, ai giovani e ai ragazzi;
  • la formazione dovrebbe integrare alcuni elementi: offrire dei punti di riferimento, permettere la scoperta dell’importanza della vita spirituale e comunitaria, permettere alla comunità cristiana di essere con il formatore catechizzata e catechizzante;
  • un formatore è adatto al suo compito a condizione che conosca la situazione socioculturale delle persone, i loro valori le loro attese e che sviluppi sempre un’attitudine di dialogo. Non è importante solo annunciare, ma essere anche attenti alle persone;
  • un formatore ha varie possibilità di agire nei confronti della persone che forma dentro uno stile di “laboratorio” dove non ci si preoccupa dei contenuti e degli obiettivi raggiunti, ma di un’esperienza che raggiunge la vita e la trasforma;
  • oggi sono da pensare più figure formative che interagiscano dinamicamente e unitariamente;
  • la formazione avviene prima, durante e dopo, non si esaurisce in un segmento circoscritto per questo le forme si diversificano,
  • va posta più attenzione al processo che al risultato finale, non si possono più ipotizzare mete definitivamente raggiunte, ma vanno sviluppate invece diverse possibilità, con modificazioni continue.

Nel momento in cui il formatore esperimenta ciò che lo costituisce più radicalmente, fa l’esperienza religiosa, scopre o ricerca un ulteriore da sé. Il nucleo centrale dell’esperienza religiosa diventa allora la possibilità di percepire in modo riflesso e interiorizzato, di essere sostenuto da un fondamento che dà senso e orientamento alla propria esistenza e può allora dare senso e orientamento all’esistenza degli altri.

Per problematizzare offriamo alcuni stimoli proprio a partire dal fatto formativo:

  • si può oggi ancora formare secondo la logica degli obiettivi? Si può mantenere in sede teorica la possibilità di procedere per mete educative? E come far evolvere tutto l’impianto del progetto catechistico italiano?
  • si richiede oggi anche un processo di umanizzazione in ambito formativo. In che senso la grande esperienza che la comunità cristiana ha maturato in questo ambito può incrociare questo bisogno e diventarne anche promotrice?
  • se il soggetto oggi tende ad autogestire la propria formazione quali criteri a livello teologico possono essere indicati?
  • quale rapporto esiste tra soggetto e rivelazione? C’è la possibilità di evidenziare una relazione nuova e diversa?
  • I processi formativi richiedono alcune attenzioni di tipo metodologico che non fanno parte del nostro modo di gestire la formazione, come accogliere proposte che provengo da esperienze extraecclesiali e coniugarle con la proposta cristiana?

 


Atti del Convegno

 

Di seguito presentiamo il Sommario degli Atti; è possibile tuttavia scaricare il testo completo del volume in formato PDF (742 kb). Inoltre è possibile ordinare una copia cartacea scrivendo alla segreteria.

 

Prefazione, Savino Calabrese

Introduzione. Interrogazioni sulla formazione: Rilancio della problematica e avvio alla ricerca di soluzioni, Giuseppe Ruta

PRIMA PARTE: “Prove di esodo”

  • Verso quale formazione a servizio della fede?, Giancarla Barbon – Rinaldo Paganelli
  • E’ possibile formare?, Domenico Lipari

SECONDA PARTE: L’orizzonte

  • Identità cristiana e mutamenti culturali: quali orientamenti?, Carmelo Dotolo
  • Il pensiero di Emmanuel Lévinas e la pedagogia religiosa, Salvatore Currò
  • Con-testi ecclesiali e formazione, Savino Calabrese
  • Educare la fede. Le problematiche psico-pedagogiche dell’educazione religiosa, Carlo Lavermicocca

TERZA PARTE: I sentieri

  • L’orizzonte antropologico della formazione, Salvatore Currò
  • Raccontarsi. Narrazione e autobiografia come formazione: tra andragogia e mistagogia, Pio Zuppa
  • La formazione come comunicazione interpersonale, Maria Grazia Pau
  • Riconsiderazione degli elementi strutturanti il processo formativo catechistico, Antonio Napoleoni
  • L’itinerario catechistico italiano, Riccardo Lombardi

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