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Convegno 2002

A PARTIRE DALL’ALTRO

Luoghi e non luoghi, relazione educativa, modelli di comunità, processi… per una nuova catechesi

Vitorchiano, 26-28 settembre 2002


PRESENTAZIONE DEL CONVEGNO

A cura di Salvatore Currò

 

1. In continuità con i convegni precedenti

Il prossimo convegno dell’AICa si pone in continuità col cammino di riflessione dei due convegni precedenti: il convegno del 2000, Il Documento Base e il futuro della Catechesi in Italia, ha preso atto del rinnovamento catechistico sviluppatosi in Italia attorno e in seguito all’importante documento del 1970 ma ha anche evidenziato, a 30 anni dalla sua pubblicazione, l’insorgere di nuove provocazioni culturali; il convegno del 2001, Cristiani per scelta, ha focalizzato, nell’ottica di individuare gli elementi portanti di un nuovo modello di catechesi, il senso della scelta come perno irrinunciabile per l’elaborazione di percorsi di fede significativi nell’oggi. In entrambi i convegni è emersa costantemente l’istanza di pensare la catechesi in dialogo fecondo con questa cultura, superando i pericoli di una proposta di fede autoreferenziale e di una comunità cristiana ripiegata su se stessa.

È sul solco di questa istanza che si pone il prossimo convegno, per raccoglierla e rilanciarla. Sullo sfondo c’è anche la sollecitazione a pensare il compito di «comunicare il Vangelo» in rapporto a «un mondo che cambia», che viene dagli orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000[1]

2. Da una catechesi attenta all’altro a una catechesi che parte dall’altro

Ma perché e in che senso partire dall’altro?

Il cammino della catechesi in questi anni è stato segnato da una crescente attenzione ai referenti della proposta di fede, i quali da destinatari sono divenuti – almeno nell’intenzionalità e nella coscienza ecclesiale – soggetti del processo comunicativo. È cresciuta anche l’attenzione al loro contesto vitale, come anche alle sensibilità culturali di cui sono portatori. Ma rimane la sensazione che l’apertura a ciò che è altro rispetto alla proposta di fede e a ciò che è oltre la comunità ecclesiale, sia vissuta più in funzione di trasmettere meglio la proposta di fede che come reale accoglienza di provocazioni per un ripensamento della proposta stessa e dello stile di fare Chiesa.

L’approccio all’altro e all’oltre cioè è già condizionato da preoccupazioni che, sia pure molto valide (come ad es. la preoccupazione di una catechesi significativa o esperienziale o inculturata…), sono però già nella prospettiva dell’annuncio della fede e quindi nella prospettiva ecclesiale.

Ma è pensabile una comunicazione di fede a partire dall’altro o dall’oltre? È pensabile che il terreno dell’altro enti il principio della elaborazione stessa della proposta di fede? È pensabile cioè che tale elaborazione sia non in vista dell’altro ma che sia compiuta proprio dall‘altro? E che ne è, in quest’ottica, della fedeltà al Vangelo e del primato della Parola?

3. Il partire dall’altro come orizzonte di senso della comunicazione di fede

Una suggestione merita forse di essere approfondita.

Il partire dall’altro, prima che significare un partire dal contesto di vita dell’altro, dalle sue sensibilità e dalle sue problematiche, significa partire proprio da lui; significa cioè lasciarsi parlare, lasciarsi raggiungere dal suo appello e dal suo dono, ospitarlo, accoglierlo. Questa accoglienza non può essere strumentale e rompe necessariamente ogni pregiudizio o ogni idea sull’altro: è l’altro stesso che si presenta da se stesso e prima ancora, o in ogni caso oltre, ogni suo pronunciamento di parola. Una tale accoglienza va al di là della comunicazione della fede ma allo stesso tempo le fa da contesto o le dà la prospettiva o l’orizzonte di senso. Non più la prospettiva di io-che-annuncio o, potremmo dire, di io-preoccupato-di-far-accogliere una proposta, ma la prospettiva di io-chiamato-ad-accogliere o io-chiamato-a-rispondere.

L’accento è posto sull’orizzonte della comunicazione di fede più che sul fatto comunicativo in quanto tale, ma senza minimamente svalutare la dimensione della parola e della comunicazione. D’altra parte non è forse vero che l’inefficacia di tanta catechesi è legata più che a un difetto di attenzione comunicativa a un più radicale difetto dell’orizzonte in cui si situa la comunicazione? Non abbiamo talvolta la sensazione che alle parole della fede manchi non tanto un supplemento di traduzione esperienziale o di inculturazione quanto piuttosto l’orizzonte che renda possibile la loro intelligibilità?

Tale orizzonte è forse l’evento dell’accoglienza. E tale evento non è il supporto esperienziale che convalida la parola (quasi una nuova prova apologetica dell’esistenza di Dio) e nemmeno coincide con un semplice richiamo o autorichiamo da parte del catechista ad una coerenza e ad una testimonianza, pensante tutto sommato come precedenti l’incontro con l’altro o come condizioni di efficacia della comunicazione di fede all’altro. Di fatto l’evento è proprio l’incontro con l’altro, nella misura in cui si realizza come relazione di accoglienza, cioè relazione a partire dall’altro. La sincerità della relazione con l’altro (o forse è meglio dire: della relazione all’altro) è non soltanto il luogo dove si dà testimonianza a Dio ma, più radicalmente, il luogo dove si produce una venuta di Dio che mette in scacco talvolta la stessa comunicazione su Dio da parte dell’evangelizzatore o del catechista.

4. Un orizzonte di trascendenza e di Rivelazione

Si produce un orizzonte di senso che sa più di dono che di produzione umana e che dà senso di trascendenza alla parola e allo scambio di parole. In tale orizzonte il senso della parola verrebbe più che dalla sua capacità di evocare l’esperienza dei soggetti e più che dalla sua fedeltà al messaggio di fede, dal suo essere impregnata di evento attuale e trascendente allo stesso tempo. È parola che, più che detta da me all’altro, è parola detta dall’altro a me e dall’Altro in me, proprio mentre la dico all’altro. È, in certo modo, parola ispirata. È parola significativa non per il contenuto ma per l’obbedienza all’evento. È una parola che conserva la sua forza evocativa (e dell’esperienza e del contenuto di fede) ma una parola situata nell’orizzonte dell’alterità e allo stesso tempo della trascendenza e della Rivelazione.

Il partire dall’altro è quindi in senso radicale il partire dall’Altro, cioè da Dio. Ma il partire da Dio non può ridursi al tener viva la consapevolezza del primato di Dio. Partire da Dio significa creare le condizioni (con gesti e parole) che permettono a Dio di venire. Significa cioè piegare, senza rinunciarvi, la sicurezza del nostro messaggio e del nostro progetto alla sorpresa della venuta di Dio che opera in ogni momento della storia, rendendola storia di salvezza; significa ancora piegare la consapevolezza del messaggio rivelato all’evento della Rivelazione.

È forse per questa via che si può restituire senso al messaggio cristiano e ad alcune nozioni-chiave dell’esperienza di fede (ad es.: rivelazione, storia della salvezza, carità, pasqua, esodo…), che altrimenti resterebbero incomprese, e paradossalmente anche quando si credesse di averle ben comprese).

A volte proprio le nozioni più centrali della fede sono le più fraintese. È solo per una carenza di comprensibilità o anche e soprattutto per una carenza di alterità e di trascendenza? I problemi sono più nell’orizzonte della comprensione o non piuttosto nell’orizzonte del lasciarsi-interpellare, del dover-rispondere, del dover-accogliere? Non si ha forse la sensazione a volte che la comprensione della fede sia difficile perché gli sforzi di comunicarla e di comprenderla sono come malsituati?[2]

5. Alcuni interrogativi sulle dimensi\oni della comunicazione della fede in rapporto all’alterità

Si tratta di una suggestione – dicevamo – che perlomeno va sondata e che, se ha un valore, pone degli interrogativi in rapporto alle erse dimensioni dell’azione catechistica e della comunicazione di fede. Gli interrogativi toccano i luoghi ma anche i non-luoghi della catechesi, la relazione educativa, i modelli di comunità, i processi… ed altri aspetti ancora. Abbozziamo soltanto alcune domande che il convegno potrà riprendere, approfondire, ribaltare…

Una catechesi a partire dall’altro è chiamata necessariamente a valorizzare il luogo, non soltanto fisico ma anche esperienziale e culturale, dell’altro. Quali i luoghi da privilegiare? E come si rapportano coi tradizionali luoghi ecclesiali? E la valorizzazione del luogo dell’altro quali implicazioni ha in rapporto ai contenuti, alla qualità della comunicazione, alla comprensione stessa della fede?

Il grande areopago del mondo attuale si caratterizza non solo per il fatto che sorgono nuovi luoghi formativi rispetto a quelli tradizionali ma anche per il continuo moltiplicarsi di questi luoghi e per l’occasionalità e la frammentarietà che vanno assumendo sia le proposte sia il coinvolgimento sulle proposte. I luoghi entano in certo senso non-luoghi; sono cioè sempre meno costringenti. I processi di crescita sembrano sempre più legati a circostanze occasionali, sempre meno legati ai luoghi esterni e quindi sempre più imperneati sul soggetto. Cosa comporta tutto questo per l’educazione alla fede? Cosa comporta il ridimensionamento della progettualità, operato dalla nostra cultura? Su quale perno annunciare la fede nella cultura del frammento, del consumo delle esperienze e dell’aprogettualità?

Come può configurarsi una relazione educativa a partire dall’altro? È possibile pensare la relazione educativa non solo come mediazione che veicola i valori della fede ma addirittura come evento di trascendenza? In che rapporto si pongono soggettività e accoglienza dell’altro, identità e alterità, interiorità e ospitalità? Come pensare il rapporto tra i contenuti della comunicazione e il contesto relazionale della comunicazione?

Partire dall’altro e dall’oltre rispetto alla prospettiva ecclesiale significa pensare anche nuovi modelli di comunità. Di quale esperienza comunitaria ha bisogno la catechesi a partire dall’altro? Il contesto di tale catechesi è ancora un contesto ecclesiale? E, se lo è, in che senso?

Quali implicazioni ha l’alterità nei processi formativi? Come attivare un cammino centrato sul soggetto ma sul soggetto aperto all’altro e alla trascendenza? Come intervengono nel processo i contenuti della fede? Quale peso ha la progettualità educativa in un clima culturale sempre più segnato dalla aprogettualità?

Queste e altre questioni il convegno dovrà approfondire in un clima di ricerca che ha bisogno dell’apporto di tutti.

Note

[1] Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decennio del 2000, 29 giugno 2001.

[2] Vengono alla mente le parole di Isaia: «Ascoltate pure, ma senza comprendere, osservate pure, ma senza conoscere» (6, 9), riprese da Gesù nel vangelo (v. Mt 13,14). Tali parole alludono a un orizzonte altro rispetto alla comprensione, al quale va riferita e da cui dipende la comprensione.


Gli Atti del Convegno

Di seguito presentiamo il Sommario degli Atti; è possibile tuttavia scaricare il testo completo del volume in formato PDF (746 kb). Inoltre è possibile ordinare una copia cartacea scrivendo alla segreteria.

 

INTRODUZIONE

  • PREFAZIONE, Salvatore Currò

I – LA FONDAZIONE

  • ALTERITÀ E TRASCENDENZA. Una prospettiva antropologica, Gennaro Cicchese
  • ALTERITÀ E PROSSIMITÀ DI DIO, Carmine Di Sante
  • IL NOSTRO MONDO SFIDA LA CATECHESI CRISTIANA, Ermanno Genre
  • CULTURA E CATECHESI: UN RAPPORTO NATURALE, Luciano Meddi
  • A PARTIRE DA… ALTRO. Alla ricerca di un nuovo orizzonte della catechesi, Salvatore Currò

II – LA MEDIAZIONE PEDAGOGICA E CATECHETICA

  • LA SVOLTA ANTROPOLOGICA NEL MOVIMENTO CATECHISTICO ITALIANO, Danilo Marin
  • LA FORMAZIONE DALL’ALTERITÀ. La riflessione formativa a partire dall’altro, Giancarla Barbon – Rinaldo Paganelli
  • LA CATECHESI DEGLI ADULTI NELLA DIOCESI DI FIRENZE. Riflessioni a partire da un’esperienza, Serena Noceti
  • IL VANGELO A BALLARÒ. Un’esperienza di catechesi popolare tra i fanciulli in un quartiere del centro storico di Palermo, Salvatore Franco

III – I LABORATORI DI RICERCA

  • Presentazione del convegno, Salvatore Currò
  • Introduzione al convegno, Luciano Meddi
  • Ri-comprendere la catechesi parrocchiale a partire dall’altro, Giuseppe Morante
  • I non-luoghi ovvero i luoghi dell’altro, Roberto Dimonte
  • Ridefinire la relazione educativa e le nuove ministerialità, Carlo Lavermicocca
  • Alterità e comunità cristiana, Pio Zuppa
  • Riadeguare il processo formativo nell’azione catechistica a partire dall’altro, Zelindo Trenti – Maria Grazia Pau
  • Per una nuova catechesi…, Geppe Coha

 

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