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Novo millennio ineunte. Linee emergenti per una progettazione pastorale-catechistica |
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Antonio Serio |
PARTE PRIMA:
Finalità, struttura e sintesi contenutistica della Lettera apostolica
Questa lettera, presentata al termine del Grande Giubileo il 6 Gennaio 2001, è indirizzata all’intero popolo di Dio nella persona dei vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli laici; essa vuole essere un contributo ed un invito «perché ciascuna Chiesa compia una verifica del suo fervore e recuperi nuovo slancio per il suo impegno spirituale e pastorale […] e l’intera Chiesa risplenda sempre più nella varietà dei suoi doni e nell’unità del suo cammino» (n. 3) facendo tesoro della grazia ricevuta nell’evento del Giubileo e traducendola in fervore di propositi e concrete linee operative (cfr n. 3).
La lettera è divisa in cinque parti:
1. L’incontro con Cristo, eredità del Grande Giubileo (nn. 4-15). Si sottolinea il fatto che la celebrazione del Giubileo dell’Incarnazione era stata voluta dallo stesso Papa come «unico, interrotto canto di lode alla Trinità»[1] e insieme «come cammino di riconciliazione e come segno di genuina speranza per quanti guardano a Cristo e alla Chiesa»[2]. Tali aspettative si sono realizzate per il fatto che il Giubileo è stato fortemente caratterizzato dalla richiesta di perdono come purificazione della memoria (cfr n. 6), dalla memoria dei Testimoni della fede (cfr n. 7), dalla professione di fede, confessione dei peccati e dono della misericordia e dell’indulgenza dei numerosissimi pellegrini che hanno varcato la Porta santa, segno della Chiesa pellegrinante (cfr n. 8); dalla realizzazione dei particolari incontri giubilari dei giovani (cfr n. 9), dei bambini, degli adulti e delle famiglie (cfr n. 9), del Congresso Eucaristico Internazionale (cfr n. 10); dalla dimensione ecumenica e dal dialogo interreligioso (cfr n. 12), dal pellegrinaggio in Terra Santa (cfr n. 13); dall’appello a condonare e a ridimensionare il debito internazionale (cfr n. 14). La diversità e la ricchezza delle esperienze giubilari non deve far perdere l’eredità ricevuta che si concentra nel nucleo essenziale della contemplazione del volto di Cristo (cfr n. 15) in un dinamismo nuovo di ecclesialità e di pastorale evangelizzatrice.
2. Un volto da contemplare (nn. 16-28). Il Papa sottolinea la necessità e l’urgenza che «gli uomini del nostro tempo chiedono ai credenti non solo di parlare di Cristo ma di farlo loro vedere» (n.16) ispirandosi ai Vangeli e testimoniandoli nella propria vita attraverso un graduale cammino di fede (cfr nn. 19-20) per entrare nella profondità del mistero (cfr n. 21) e contemplare il volto di Gesù Cristo Figlio di Dio, dolente e risorto (cfr nn. 24-28).
3. Ripartire da Cristo (nn. 29-41). Il Papa invita ad attingere dalla celebrazione del Giubileo un rinnovato slancio nella vita cristiana impegnandosi con fiducioso ottimismo pur senza sottovalutare i problemi. Il programma di vita, come singoli e come Chiesa, esiste già: «è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere come lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. […]Questo programma di sempre è il nostro per il terzo millennio» (n. 29). Tale programma deve essere necessariamente tradotto in orientamenti pastorali adatti alle condizioni di ciascuna comunità. «È nelle Chiese locali che si possono stabilire quei tratti programmatici concreti – obiettivi e metodi di lavoro, formazione e valorizzazione degli operatori, ricerca dei mezzi necessari – che consentono all’annuncio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura» (n. 29). In questa meravigliosa opera pastorale che attende la Chiesa nel Terzo millennio (cfr n. 29) il Papa indica alcune priorità pastorali: vocazione alla santità, arte della preghiera,valorizzazione della liturgia e dell’Eucarestia domenicale, riscoperta del Sacramento della Riconciliazione, rispetto del primato della grazia, rinnovamento nell’ascolto e nell’annuncio della Parola.
4. Testimoni dell’Amore (nn. 42-57). Il Papa insiste che tale programmazione pastorale si ispiri al comandamento dell’amore perché la Chiesa diventi «la casa e la scuola della comunione» (n. 43) attraverso una specifica spiritualità. La prospettiva di comunione è strettamente legata alla capacità della comunità cristiana di far spazio a tutti i doni dello Spirito nella promozione e nel sostegno delle diverse vocazioni, ministeri e aggregazioni ecclesiali (cfr nn. 46-48). Si insiste sull’urgenza di promuovere la comunione nel delicato ambito dell’impegno ecumenico (cfr n. 48) e di scommettere sulla carità verso ogni essere umano (cfr n. 49) rispondendo alle sfide odierne «senza mai cedere alla tentazione di ridurre le comunità cristiane ad agenzie sociali» (n. 52). Il Papa sottolinea che il Giubileo ha dato un segno forte e concreto di carità e di promozione umana verso i più bisognosi. Inoltre si presenta il rapporto tra dialogo e missione, in particolare nel contesto attuale interreligioso e interculturale, sottolineando che « non dobbiamo avere paura che possa costituire offesa all’altrui dignità ciò che è invece annuncio gioioso di un dono (quello della rivelazione del Dio-Amore in Cristo) che è per tutti, e che va a tutti proposto con il più grande rispetto della libertà di ciascuno […]Tutto questo non può essere oggetto di una sorta di trattativa dialogica, quasi fosse per noi una semplice opinione: è invece per noi grazia che ci riempie di gioia, è notizia che abbiamo il dovere di annunciare» (n. 56).
A conclusione del Giubileo, il Papa sente «il dovere di additare il Concilio come la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX: in esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre» (n. 57).
PARTE SECONDA:
Idea pastorale-catechetica soggiacente
L’idea pastorale-catechetica soggiacente nella Novo millennio ineunte può essere ricercata nella citazione evangelica (Lc 5,4) che il Papa pone all’inizio e alla fine della sua lettera come invito di Cristo alla sua Chiesa come un giorno a Pietro: Duc in altum! cioè «Prendi il largo!».
Si tratta di riflettere su ciò che lo Spirito ha detto al Popolo di Dio nel Giubileo come speciale anno di grazia ma anche nel più lungo arco di tempo che va dal Concilio Vaticano II al Duemila, affinché ciascuna Chiesa compia una verifica del suo fervore e recuperi nuovo slancio per il suo impegno spirituale (cfr n. 3).
Il Papa ribadisce nella contemplazione del volto di Cristo crocifisso e risorto il nucleo essenziale dell’eredità del giubileo e del bimillenario cammino della Chiesa (cfr n. 15). Nella sua lettera, il Papa opportunamente fa precedere la dimensione meditativa-spirituale alla dimensione programmatica-operativa per evitare il rischio dell’improvvisazione e dell’attivismo pastorale:
«Gesù stesso ci ammonisce: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Lc 9,62). Nella causa del regno non c’è tempo per guardare indietro, tanto meno per adagiarsi nella pigrizia. Molto ci attende, e dobbiamo per questo porre mano ad un’efficace programmazione pastorale post-giubilare. È tuttavia importante che quanto ci proporremo, con l’aiuto di Dio, sia profondamente radicato nella contemplazione e nella preghiera. Il nostro è tempo di continuo movimento che giunge spesso fino all’agitazione, col facile rischio del “fare per fare”. Dobbiamo resistere a questa tentazione, cercando di “essere” prima che di “fare”. Ricordiamo a questo proposito il rimprovero di Gesù a Marta: “Tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno” (Lc 10,41-42)» (n. 15).
PARTE TERZA:
Linee emergenti per una progettazione pastorale-catechistica
Dopo aver ribadito il primato della spiritualità sulla programmazione (cfr n. 15), il Papa invita a ripartire da Cristo affermando l’originalità e l’immutevolezza del suo programma di vita nonostante il variare dei tempi e delle culture. Affichè l’annuncio del vangelo sia efficace è indispensabile inculturarlo cioè tradurlo in orientamenti pastorali adatti alle condizioni di ciascuna Chiesa locale (cfr Conferenze Episcopali, Sinodi, Assemblee continentali, Congressi).
Il Papa, nell’opera di rinnovamento spirituale e di slancio pastorale della Chiesa del Terzo Millennio, ribadisce l’ecclesiologia di comunione del Popolo di Dio in cui la comunità diventa soggetto e referente della pastorale e della catechesi nella dimensione della compresenza, compartecipazione e corresponsabilità (cfr n. 29), nella valorizzazione dei Consigli presbiterali e pastorali e dell’ascolto reciproco (cfr n. 45), della pastorale delle vocazioni, delle aggregazioni ecclesiali e della famiglia (cfr nn. 46-47).
La pastorale deve essere programmata, realizzata e verificata nel segno della santità (cfr nn. 30-31), della spiritualità (cfr nn. 32-34), della comunione (cfr nn. 43-45).
Ma proprio perché non si pensi che l’efficacia della pastorale dipenda dalle capacità umane di fare e di programmare (cfr n. 38), il Papa ribadisce il principio fondamentale del primato della grazia:
«Quando questo principio non è rispettato, c’è da meravigliarsi se i progetti pastorali vanno incontro al fallimento e lasciano nell’animo un avvilente senso di frustrazione? Facciamo allora l’esperienza dei discepoli nell’episodio evangelico della pesca miracolosa: “Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla” (Lc 5,5). È quello il momento della fede, della preghiera, del dialogo con Dio, per aprire il cuore all’onda della grazia e consentire alla Parola di Cristo di passare attraverso di noi con tutta la sua potenza: Duc in altum! Fu Pietro, in quella pesca, a dire la parola della fede: “Sulla tua parola getterò le reti” (ibid.). Consentite Al successore di Pietro, in questo inizio di millennio, di invitare tutta la Chiesa a questo atto di fede, che s’esprime in un rinnovato impegno di preghiera» (n. 38)
Il primato della santità e della preghiera deve necessariamente partire da un rinnovato ascolto della Parola di Dio. Il Papa prende atto che la Chiesa è maturata molto circa l’ascolto assiduo e la lettura attenta della sacra Scrittura e anche circa l’opera di evangelizzazione e di catechesi e auspica che «l’ascolto della Parola diventi un incontro vitale, nell’antica e sempre valida tradizione della lectio divina, che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta, plasma l’esistenza» (n. 39).
Il Papa parla dell’impegno dell’evangelizzazione come una priorità ecclesiale e pastorale della Chiesa all’inizio del nuovo millennio in un contesto culturale, sociale e religioso che non è più di cristianità ma di globalizzazione e secolarizzazione. Il Papa ribadisce l’appello della nuova evangelizzazione: «Occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall’ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo il quale esclamava: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1Cor 9,16)» (n. 40).
Tale nuova missionarietà deve coinvolgere la responsabilità di tutti i membri del popolo di Dio senza che questa sia demandata e delegata ad alcuni specialisti nel settore; l’opera di evangelizzazione deve vivere la duplice fedeltà: al Vangelo e alla tradizione della Chiesa da una parte e al contesto e alla cultura dall’altro.
Il Papa specifica i referenti dell’evangelizzazione e della catechesi: «La proposta di Cristo va fatta a tutti con fiducia. Ci si rivolgerà agli adulti, alle famiglie, ai giovani, ai bambini, senza mai nascondere le esigenze più radicali del messaggio evangelico, ma venendo incontro alle esigenze di ciascuno quanto a sensibilità e linguaggio, secondo l’esempio di Paolo, il quale affermava: “Mi sono fatto tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno” (1Cor 9,22)» (n. 40).
Il Papa indica nell’esempio fulgido dei testimoni della fede che il Giubileo ci ha fatto revocare, un sostegno alla «missionarietà fiduciosa, intraprendente, creativa» della Chiesa di oggi. (cfr n. 41)
RILIEVI CRITICI E CONCLUSIONE
È evidente il carattere pastorale della Lettera apostolica; il Papa indica delle priorità pastorali che non sono di adattamento ma di rinnovamento ribadendo l’appello della nuova evangelizzazione e dello slancio missionario.
Attuare tali scelte della NMI nel contesto pastorale-catechistico italiano non appare così arduo né utopico senza però, con questo, voler nascondere la fatica e l’urgenza di un rinnovamento a livello di riflessione e di prassi.
Per conoscere il contesto pastorale e catechistico attuale in Italia si può far riferimento ad interessanti articoli e interviste pubblicate su alcune riviste[3]. Da queste analisi si può intravedere una sorta convergenza nelle riflessioni e scelte attuali sui seguenti punti: centralità della comunità ecclesiale e missionaria, comunicazione e inculturazione della fede, iniziazione cristiana, catecumenato e mistagogia.
Si afferma:
«L’evangelizzazione è una scelta che conduce necessariamente a ricentrare la pastorale non solo sul Kerigma e il primo annuncio di Gesù, ma egualmente porta all’Iniziazione Cristiana, come alla pedagogia della fede nella Chiesa. Si tratta non di una semplice ripresa archeologica, ma di una costruzione di spazi per cammini di fede differenziati secondo le persone, le situazioni spirituali, culturali e comunitarie»[4].
Vista la situazione di disagio e di precarietà della catechesi in Italia, per un rilancio e un rinnovamento si auspica questo:
«Dobbiamo tornare alle intuizioni di DB e alla grande tradizione ecclesiale. La funzione della catechesi è pedagogica (e non esclusivamente o prevalentemente veritativa dottrinale): si misura sul passo dei destinatari, si manifesta come apertura alla loro richiesta di speranza, sostiene la loro umanità […]Dopo un lungo periodo di convinzione che la maturità di fede fosse favorita dalla massificazione, uniformità e presenzialismo pastorale, si ritorna a pensare che sia necessario la personalizzazione e il laboratorio nella comunicazione della fede (cf: DB 58.169.174) [5]
Attualmente in Italia la prassi catechistica, soprattutto a livello parrocchiale, in contrasto con la storia della catechesi e con le scelte teologico-pastorali degli orientamenti del DB e dei catechismi della CEI, porta a relegare la fede nell’età dell’iniziazione cristiana per cui si privilegia la sacramentalizzazione all’evangelizzazione e a sbilanciare in modo sproporzionato le forze catechistiche sui fanciulli e ragazzi a discapito dei giovani e adulti.
È oggi più che mai attuale l’affermazione del DB :
«prima sono i catechisti e poi i catechismi; anzi, prima ancora, sono le comunità ecclesiali. Infatti come non è concepibile una comunità cristiana senza una buona catechesi, così non è pensabile una buona catechesi senza la partecipazione dell’intera comunità. (n. 200)»
Non essendoci più una società tradizionale di cristianità, la comunità ecclesiale deve essere soggetto di una nuova catechesi in chiave di evangelizzazione che comporta l’integrazione fede-vita, l’apertura al territorio, la credibilità dell’annuncio con la testimonianza, l’efficacia dei linguaggi, la formazione di animatori laici adulti capaci di accompagnare a loro volta altri adulti.
Le innumerevoli affermazioni di principio e gli orientamenti pastorali del magistero a livello di Chiesa universale e italiana, ricchi di innovazioni e di progettualità, hanno bisogno di mediazioni per essere concretizzati, sperimentati e verificati nella prassi. Altrimenti c’è il rischio di continuare a gestire una catechesi “anacronistica e sclerotizzata” che secondo A. Fallico costituisce oggi una delle cinque piaghe della parrocchia.[6]
Crediamo che non ci si può adagiare su posizioni raggiunte da parte della comunità ecclesiale in una pastorale, anche catechistica, di conservazione e di sacramentalizzazione, ma bisogna osare di più nel rinnovamento di una pastorale di evangelizzazione e di missione in quanto inesauribili sono le fonti della catechesi (Bibbia, tradizione, liturgia, creato), ampio ne è l’orizzonte nella dimensione della nuova evangelizzazione, innumerevoli sono i suoi referenti cioè tutti i cristiani a partire dagli adulti e dai giovani e senza trascurare i fanciulli e i ragazzi.
Vogliamo concludere questo contributo con l’esortazione fiduciosa e incoraggiante del Papa:
«Andiamo avanti con speranza! […]Ora il Cristo contemplato e amato ci invita ancora una volta a metterci in cammino: “Andate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo” (Mt 28,19). Il mandato missionario ci introduce nel terzo millennio invitandoci allo stesso entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora: possiamo contare sulla forza dello Spirito Santo, che fu effuso a Pentecoste e ci spinge oggi a ripartire sorretti dalla speranza “che non delude” (Rm 5,5)» (n.58).
Antonio Serio
[1] Bolla Incarnationis mysterium (29 novembre 1998), 3 AAS 91 (1999), p. 132.
[2] Ibidem, 4 p. 133.
[3] AAVV. Dossier “La catechesi oggi in Italia” in Orientamenti pastorali (2001) 2, pp. 23-75, RUSPI W. “Il cammino della catechesi in Italia” in Evangelizzare (2001) 6, pp. 379-381; BISSOLI C. “Quale catechesi per gli anni 2000?” in Settimana (21 gennaio 2001) 2, pp. 8-9.
[4] RUSPI W., op. cit., 381.
[5] MEDDI L., “Catechesi in Italia. Il già e il non ancora” in Orientamenti pastorali, op. cit., pp. 31-32.
[6] Cfr. A. FALLICO, Le cinque piaghe della parrocchia italiana. Tra diagnosi e terapia. Edizione Chiesa-Mondo, Catania 1995, 85-134.