Formare i formatori dei catechisti

Rinaldo Paganelli

presentazione alla  Discussione di Tesi di Dottorato

 

1. Origine del lavoro

L’esperienza maturata in anni di servizio nella catechesi, mi ha fatto convinto che il fenomeno formazione nell’ambito catechistico sia in continua e costante crescita. Ma è altrettanto vera la percezione che non si sia completamente verificata una parallela e corrispondente crescita sul piano del sapere, dei modelli teorici, dell’innovazione, forse anche della qualità.

In tempi di nuova evangelizzazione e di rinnovata missione ecclesiale, in un mondo secolarizzato, assume grande importanza la figura del formatore, importanza che non sempre si traduce in una tipica capacità di prepararlo.

 

2. Obiettivi

L’esigenza di sviluppare in un lavoro di tesi il tema del “formare i formatori dei catechisti”, nasce dal bisogno di vincere alcune approssimazioni che hanno indebolito in questi anni la figura del formatore nei gruppi dei catechisti. La cause sono da ricercarsi in diversi contesti e ambiti.

Sul versante dell’esperienza il servizio formativo svolto in favore dei catechisti ha permesso di verificare che sono sempre meno i formatori che si occupano della loro crescita, i più hanno una scarsa preparazione, segnata dal naturale pressappochismo che mal si confà alle mutate esigenze culturali e pastorali di oggi.

Là dove si preparano i formatori, seminari, istituti superiori di scienze religiose, scuole diocesane, non si trova la debita attenzione. I piani di studio non consentono percorsi adeguati, e prevale la convinzione che certe competenze si acquisiscono strada facendo.

E’ difficile trovare luoghi formativi che siano capaci di consegnare agli operatori insieme al bagaglio culturale, la metodologia e la capacità di stare dentro un contesto sociale ed ecclesiale in profonda trasformazione.

Sul versante ecclesiale, nella mentalità comune dei pastori, lo scopo primario della formazione pare essere quello di conservare, difendere e propagandare un patrimonio compatto di idee che viene messo pregiudizialmente in alternativa alla modernità.

Pertanto le attenzioni che orientano questo lavoro sono legate al fatto che la quantità dell’opera educativa delle comunità cristiane, nonostante i limiti qualitativi, rimane tuttora prodigiosa e del tutto apprezzabile, dunque patrimonio da non sottovalutare.

La convinzione della centralità di una riflessione in merito alla questione formazione, e dell’importanza del suo sviluppo, è un elemento basilare del presente lavoro e ne rappresenta il contesto fondamentale.

Obiettivo primario, del lavoro, è quello di ricercare il disegno di un impianto che contribuisca al consolidamento e alla strutturazione di una teoria della formazione e dei formatori.

Come si profila, nei prossimi anni, la figura dei formatori dei catechisti, quali istanze pone il contesto culturale, quale immagine ha di sé, come può proporsi, quale responsabilità ecclesiale può assumere, quali le caratteristiche del suo servizio? La risposta a questi interrogativi viene perseguita mediante un processo di ricerca scandito in tre tempi:

–    ricognizione del dato a nostra disposizione, per capire quanto il processo formativo sia cresciuto in questi anni e quali siano gli aspetti che possono aprire ad una nuova prospettiva formativa;

–    riflessione sul valore della formazione, per cogliere il peso che questa realtà ha nello sviluppo della persona, mobilitando tutte le sue forze e rendendola soggetto attivo;

–    formulazione di una proposta che descriva e caratterizzi la figura del formatore dei catechisti, evidenziando i punti di non ritorno e le attenzioni che sono necessarie per dare a questa figura il rilievo e la forza che merita.

 

3.   Ipotesi

La ricerca si sviluppa entro i confini geografici della realtà italiana e quelli dei nostri giorni. E’ sembrato opportuno partire dal territorio culturale in cui viviamo perché ricco di proposte. La partenza è, però, per uscire, per esplorare, per fare nuovi incontri e scoperte, per fare ritorno arricchito.

In questo percorso mi sono ritrovato a fare i conti con una nuova e fondamentale fase della pastorale catechistica. Negli ultimi anni diversi avvenimenti sul tema globale della catechesi hanno segnato le scelte pastorali della chiesa. Questi passaggi sono diventati le fonti della mia riflessione.

–    Le sollecitazioni dei convegni catechistici: il primo sui catechisti parrocchiali con la riconsegna del Documento Base (1988); il secondo sulla catechesi e sui catechisti degli adulti (1992),

–    Le indicazioni della situazione formativa rivelata dalle inchieste: la ricerca del Gruppo italiano catecheti 1978, la ricerca catechisti 82, la ricerca sui catechisti parrocchiali in Italia agli inizi degli anni 90.

–    Le proposte di due documenti: la formazione dei catechisti nella comunità cristiana (1982); Orientamenti e itinerari di formazione dei catechisti (1991).

–    L’impegno formativo delle chiese locali rivelato da un’indagine promossa dall’UCN, e la stessa attenzione dell’UCN.

A partire da qui ci si è domandato:

–    Quali sono le linee operative capaci di restituire un’adeguata figura di formatore dei catechisti?

–    Quali sono le resistenze, le impreparazioni e le sufficienze che rendono impraticabile la maturazione di formatori adeguati?

–    In che modo è possibile adattarsi al cambiamento senza voltare le spalle al passato?

–    La formazione va pensata a lungo o a breve termine?

–    Come aiutare i formatori a fare sintesi entro l’espansione straordinaria delle conoscenze?

La ragione per la quale ci interessiamo soprattutto della formazione dei formatori è semplice: dietro questa espressione, si nasconde un percorso che non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità. Anche là dove l’espressione viene utilizzata, questo genere di formazione ha i contorni incerti.

Abbiamo messo in ipotesi che la formazione dei formatori, uscendo dalle nebbie in cui si trova attualmente possa offrire un contributo originale alle diverse iniziative formative.

 

4. Presentazione del contenuto

In conformità con tali obiettivi la figura del formatore dei catechisti viene delineata mediante uno studio scandito in tre parti.

– La prima parte ha un carattere introduttivo e presenta una lettura della situazione formativa a partire dall’esistenza per cogliere i segni di apertura e le problematiche formative legate all’oggi.

Per orientare correttamente la formazione dei formatori e per comprenderli in tutto il loro valore è importante contestualizzarli. Si prende in considerazione il periodo che va dalla fine del secolo scorso fino ai nostri giorni. E’ un periodo molto lungo, ma segnato da passaggi importanti in ordine al tema della formazione.

Nel cammino di questo secolo si capisce come dal convenire nasca la capacità non solo di tematizzare, ma anche di elaborare insieme fino a produrre una prassi capace di restituire attraverso la lettura della realtà nuove linee pedagogiche e di sviluppo formativo.

Per consentire una lettura più attenta del processo che ha portato l’attenzione sul formatore, si affronta il compito di una correzione della ingenuità teorica che troppo diffusamente caratterizza la pastorale in ordine al tema della formazione. Proporre chiarimenti anche solo parziali come si fa nel secondo capitolo di questa prima parte, non è inutile, perché offre all’ambito della catechesi la possibilità di istruire un corretto discorso teorico. Inoltre il ruolo della figura del formatore dei catechisti si può capire e interpretare meglio se inserito nel contesto culturale entro il quale si sviluppa.

Per questo nel terzo capitolo si porta l’attenzione su quei processi che presiedono alla socializzazione del soggetto. In particolare l’attenzione si rivolge soprattutto alle oggettive difficoltà di realizzazione del processo formativo.

– Nella seconda parte si mostra come in catechesi, il tema della formazione si propone nella accezione più ampia, in riferimento alla completezza di vita delle persone, e non soltanto come introduzione ad un particolare settore di esperienze. Si riflette a partire dalle problematiche di oggi, quelle che di fatto influenzano maggiormente il cammino pastorale e la definizione della figura del formatore dei catechisti. Non si dimentica inoltre che questo tempo è il periodo che ha avviato importanti ripensamenti e ha visto la maturazione più alta del progetto catechistico italiano, segnato da una catechesi sempre più fedele a Dio e agli uomini.

E’ a partire da questa duplice fedeltà che in questa seconda parte si cerca di mettere in luce gli aspetti centrali per lo sviluppo adeguato della figura del formatore dei catechisti. Certo che l’acuirsi del senso di responsabilità da una parte, e la rivendicazione di autonomia totale sulla propria esistenza dall’altra, costituisce la provocazione più severa con cui la formazione è chiamata a confrontarsi.

Solo un’azione pendolare che va da un rispetto del soggetto, alla valorizzazione dei contributi che vengono dagli altri e dal contesto, può far approdare ad una figura di formatore adeguato all’oggi.

Le fonti utilizzate in questa parte sono state soprattutto le ricerche sulla prassi formativa. Questo approccio ha permesso di cogliere da una parte le idee e le proposte maturate in questo tempo, e dall’altra di capire la prassi da adottare.

– Nella terza parte viene collocata la proposta formativa entro aree onnicomprensive e capaci di restituire al formatore indicazioni adeguate per orientare la propria formazione. Il sapere del formatore per crescere, ha bisogno di lasciarsi provocare, imparare il linguaggio della vita, entrare nella capacità di dialogo, aprire alla benevolenza e alla tolleranza.

La riflessione complessiva dell’intera parte fa capire che il soggetto è il vero problema, il nodo che la chiesa e in particolare l’azione catechistica deve affrontare. Soprattutto nella proposta conclusiva vengono recuperati motivi e opportunità di crescita e sviluppo, riformulate logiche e strumenti di gestione. Si prova, in sostanza, a reinventare una figura.

 

5. Orientamenti operativi

Alla fine di questo percorso ritengo si possa affermare, a ragion veduta, che le ipotesi del tema sulla formazione dei formatori dei catechisti sembrano in buona misura confermate. La trattazione diventa un utile punto di partenza per il mondo della prassi pastorale chiamato a riflettere sulle linee di intervento.

 

a) Una figura da definire e costruire

 

Si è aperta una pagina affascinante rivisitando l’ultimo scorcio di storia del movimento catechistico italiano.

–    Le sollecitazioni dei convegni e le inchieste sono diventati significativi eventi di chiesa, hanno avuto il merito di proporsi come cassa di risonanza facendo convergere esperienze diverse, capaci di comunicare un vissuto.

Il lavoro evidenzia alcuni aspetti positivi stabili e assodati:

–    il bisogno formativo dei catechisti va sostenuto non solo con progetti, ma con figure idonee di formatori;

–    tramonta una figura di formatore legata solo al quadro dottrinale, ed emerge una figura capace di promuovere una maturazione interiore;

–    la crescita nella fede è determinata da scelte personali per una crescita nella libertà;

–    si cura la significatività del messaggio perché risulti ad ognuno risposta di vita e fonte di servizio:

–    cresce il valore irrinunciabile di lavorare in équipe, di programmare, attuare e verificare sempre in gruppo:

–    si dilata il concetto di catechesi e incomincia a delinearsi anche una nuova fisionomia del ruolo del formatore;

–    si superano le proposte singole per inquadrarle in un piano più generale capace di vincere l’occasionalità;

–    cresce l’esigenza di colmare la distanza esistente tra fede e cultura.

Si tratta comunque di parziali aperture viste più come speranze di futuro che come autentiche realtà di oggi.

 

b) I problemi ecclesiologi da affrontare

 

–    Il sacro ha perso rilievo. Questo dato illustra la crisi di una fede non più normativa e non più totalizzante:

–    Quale ricaduta ecclesiale si ha lo svuotarsi della capacità pedagogica della chiesa;

–    Dal Vaticano Il in qua si assiste alla conversione per la missione, che chiede di passare dalla gestione dei bisogni religiosi all’attenzione alle domande;

–    E’ importante che i formatori acquisiscano una coscienza di appartenere alla chiesa;

–    Occorre riconoscere che siamo ancora lontani da una chiesa di comunione e di corresponsabilità.

 

c) Predispone itinerari formativi più organici

 

–    Il lavoro ha messo in evidenza che è importante stare nel cambiamento, sapendo che la formazione non si risolve promuovendo un metodo di scolarizzazione specializzata.

–    Anche parlando di formazione emerge il fatto che la chiesa non si organizza ma si genera. E’ vero che l’efficacia dell’apostolato dipende dall’azione dello Spirito e in secondo luogo dalla trasparenza evangelica degli annunciatori, ma non per questo qualcuno potrà pensare che la disorganizzazione, l’incompetenza e l’impreparazione siano dei valori.

–    La mancata attenzione agli apporti delle scienze umane ha costretto la formazione dei formatori a trovare le sue sorgenti e modelli a fianco della riflessione condotta dalle scienze dell’educazione.

–    Si è pensato troppo alla formazione come un completamento o un’aggiunta a una formazione iniziale.

–    Si è ancora lontani dalla formazione personalizzata. Con fatica si prende atto che il percorso formativo è sempre più eterogeneo e segmentato.

–    La sfida attuale della formazione è la diversificazione di voci e di luoghi d’apprendimento.

 

d) Qualificare la formazione dei formatori

 

–    La chiesa come la società favorisce più una formazione che adegua le persone all’istituzione piuttosto che una formazione orientata allo sviluppo delle persone.

–    Numerosi bisogni istituzionali rischiano oggi di rendere marginale la formazione che non sembra portare tanti benefici immediati al funzionamento della chiesa.

–    Non bisogna mettere in competizione educazione della fede e formazione, essendo la prima legata ai bisogni delle persone e la seconda ai bisogni istituzionali. La prima attenta allo sviluppo delle persone e la seconda a promuovere soprattutto la qualificazione delle persone.

–    Si prova fortemente il bisogno di superare il tono tradizionale infantilizzante e autoritario che riduce l’adulto a un ruolo quasi totalmente di destinatario della formazione.

Dalla riflessione condotta si arriva a pensare che il nuovo modello di formatore comporti almeno tre caratteristiche:

•     La personalizzazione della fede: non è più possibile vivere in quanto cristiani senza una struttura interiore.

•     L’integrazione tra fede e cultura: è qui che si situa uno dei punti nevralgici di tutto il progetto di formazione.

•     La dimensione sociale: oggi il credente deve dare ragione della sua coerenza di fede mediante un impegno solidale dentro la realtà.

 

e) Valore del soggetto

 

–    Il progetto formativo proposto rende il soggetto dinamico, aperto, interrogante, capace di autotrascendenza.

–    Il riferimento alla trascendenza ha offerto un insieme di valori:

•     tentativo di tematizzare la teoria dell’azione. Nella pastorale l’agire appare tradotto, prevalentemente, in dipendenza del conoscere.

•     L’attenzione alla dimensione affettiva del soggetto.

•     La centralità della dimensione emotiva-narrativa per la risignificazione personale.

Tutto il processo si richiama alla nozione di progresso dato da:

–    la centralità del soggetto, delle sue aspirazioni, del suo dinamismo aperto, interrogante, autotrascendente;

–    l’importanza di considerare la formazione nella sua unità e pluralità di operazioni, tipi di esperienze e trasformazioni;

–    l’esigenza di pensare la formazione come un processo in cui il soggetto assume più forma;

–    le diverse forme non sono solo successive, ma possono essere compresenti all’interno di un cammino;

–    le nuove vie di ricerca sulla pluralità delle azioni formative possono rafforzare questo processo.

 

f) Le proposte formative nella catechesi

 

Il primato formativo non è ancora centrale nella pastorale catechistica, l’attenzione alla formazione dei formatori è un buon obiettivo.

L’appello per l’evangelizzazione proietta tutto il lavoro pastorale e catechistico in una prospettiva missionaria per la quale non si è preparati. In tal senso occorre:

–    Personalizzare la formazione: valorizzare il vissuto dei soggetti, recuperare la loro storia, elaborare i propri progetti.

–    Apprendere per esperienze: passare da una pedagogia insegnata a una pedagogia appresa, non ripetitiva ma creativa.

–    Formazione come trasformazione: occorre assumere regole pedagogiche precise:

contratto di formazione, collaborazione tra i partecipanti, valorizzazione delle loro capacità e risorse.

 

La formazione è da vedere più come un compito da perseguire, che come oggetto posseduto.

 

Preparare formatori nel campo catechistico, vuoi dire impegnare delle persone a operare in stretta solidarietà con la comunità cristiana, iscrivere queste persone entro una storia e renderle capaci di una riflessione critica oltre che profetica.

 

6. Linee e prospettive

In riferimento al soggetto, si può dire che tramonta una figura preoccupata del quadro dottrinale da possedere, ed emerge una figura intenta a promuovere una maturazione religiosa.

 

–    Occorre fare un serio tentativo per superare l’occasionalità e la dispersione.

–    La realizzazione effettiva dell’imperativo che proclama il primato della formazione, impegna la chiesa ad una verifica dello spettro interno dei suoi ministeri.

–    Compito della formazione è di orientare a capire che solo con i valori si restituisce vera libertà al soggetto.

–    Alla formazione cristiana spetta il compito di riaffermare la capacità positiva del pensiero e cogliere dentro la trasformazione culturale le possibilità di incontro e di dialogo.

–    Nel contesto attuale la formazione religiosa può essere in grado di unificare progressivamente l’esistente, di coagulare attorno ad un’unica motivazione scelte e interessi parziali, organizzandoli in una gerarchizzazione interiore consapevole.

–    Tutta la persona è condotta a trasformarsi. Educare vuoi dire sviluppare le virtualità intrinseche della propria natura.

–    L’apertura al trascendente, presente nella formazione, propone un formatore che pensa a qualcosa che deve essere superato. La sua vera statura è oltre la realtà che vive.

–    Formare un formatore vuol dire non bloccare nessuno degli apporti storico-culturali che appaiono nel suo contesto di vita

–    Nel momento in cui la formazione smette di essere anche confusione, e si propone come un insieme di elementi rigidi, decide la sua fine.

–    Quando numerosi elementi sono messi insieme per formare una realtà complessa, emerge una nuova qualità della vita che è irriducibile agli elementi individuali.

–    Il soggetto si mette in formazione per collocarsi meglio nella società, Ruolo fondamentale della formazione è sempre di più quello di dare agli individui strumenti adatti per sviluppare i propri talenti, per gestire nel miglior modo possibile la propria vita.

–    La figura che immaginiamo è una che non solo deve immagazzinare competenze, ma soprattutto atteggiamenti.

–    Il momento cruciale della trasformazione-apprendimento, la vera partenza, la soglia del passaggio verso l’altra riva, è il centro del fiume, là dove il terreno manca, le appartenenze svaniscono. Il discente raggiunta questa soglia è veramente esiliato, privo di cose, senza centro e luogo, ma questo contesto diventa il suo e solo qui scopre la capacità di andare da solo a scoprire la novità dell’altra riva.

–    Si chiede di passare dalla gestione dei bisogni religiosi all’attenzione alle domande che le persone portano con sé.

–    Diventare formatori vuol dire impegnare delle persone a operare in stretta solidarietà con la comunità cristiana.

 

7. Ringraziamenti

A questo punto sento il dovere di rivolgere un sincero ringraziamento al professor Giuseppe Morante che con grande pazienza e competenza ha seguito passo passo tutto il lavoro di ricerca. Così pure il mio ringraziamento a va a tutti i docenti della Pontificia Università Salesiana, in particolare quelli del dipartimento di Pastorale giovanile e catechetica della facoltà di teologia per ciò che mi hanno trasmesso in sensibilità e competenza pastorale.

Un grazie a suor Giancarla Barbon con la quale si è lavorato e collaborato concretamente per far maturare una proposta che oltre ad acquisire un valore della disciplina fosse innervata anche dalla dimensione umana. Il maschile e il femminile in formazione quando vengono composti diventano ricchezza.

Ringrazio altresì i numerosi direttori degli uffici catechistici diocesani che mi hanno offerto la possibilità, mediante convegni diocesani e giornate di studio, di verificare quanto andavo elaborando e maturando.