La prassi ordinaria di iniziazione cristiana

Francesco Lambiasi

introduzione al seminario
"La prassi ordinaria di iniziazione cristiana: nodi problematici e ricerca di nuove vie"
Roma, Santuario del Divino Amore,
10-12 aprile 2002


Una situazione da discernere

L’iniziazione cristiana è la grazia più grande ed insieme la missione fondamentale e prioritaria che la Chiesa ha ricevuto in dono dal suo Signore. La Chiesa infatti è nata dal Cristo crocifisso e risorto come vergine nella fede e viene resa madre dallo Spirito per generare nuovi figli a Dio Padre: c'è un servizio più delicato e impegnativo del compito di liberare gli uomini dal potere delle tenebre, renderli "partecipi della natura divina" (2Pt 1,4), confermarli nella verità del vangelo e consacrarli profeti, sacerdoti e re, in modo che siano chiamati giustamente "cristi" e vengano formati fino a raggiungere "la piena maturità di Cristo" (Ef 4,13)? "Qui nasce per il cielo un popolo di alto lignaggio - si legge sull'architrave del battistero di san Giovanni in Laterano - lo Spirito gli dà vita nelle acque feconde (...) Nelle acque la madre Chiesa genera con verginale fecondità / coloro che mette al mondo in virtù dello Spirito".

L iniziazione cristiana non si può ridurre perciò ad uno dei tanti settori della pastorale: ne è piuttosto lo snodo decisivo, la sintesi più ricca e significativa ed insieme il modello ispiratore e paradigmatico. In quanto inserimento sacramentale ed esistenziale nella vita di Cristo e della Chiesa, l’iniziazione cristiana è in fatti l’apprendistato previo e l’allenamento propedeutico che determina tutto il seguito dell'itinerario cristiano; è un processo globale che non fa l'assemblaggio di vari "pezzi", ma intreccia in sinergia tra loro esperienze molteplici e coinvolgenti: annuncio e testimonianza, liturgia e mistagogia, comunione e missione, preghiera e servizio; è il dinamismo missionario effettivamente capace di operare quella "conversione pastorale" che permette di costruire comunità cristiane vive, feconde ed "estroverse" (Comunicare il vangelo in un mondo che cambia - CVMC - 59; 46). Infatti se la Chiesa esiste per evangelizzare, una comunità senza catecumenato rischia di essere priva non solo di un'attività importante, ma della sua funzione, del suo scopo.

Di fatto oggi lo scarto tra queste mete ideali, le risorse impiegate (oltre il 90% dei catechisti) e, dall'altra parte, i risultati conseguiti sembra farsi sempre più grande. "Cristiani non si nasce, si diventa", affermava Tertulliano, ma oggi ci si deve domandare se per caso non capiti di nascere cristiani e di non diventarlo mai. E così non solo accade che la cresima, più che il sacramento dell'invio, si riduca per molti a sacramento dell'addio, ma va diffondendosi il fenomeno della “iniziazione dimezzata” o “interrotta” perché un numero crescente di fanciulli la sospende e abbandona - subito [dopo] la Messa di prima comunione - se non la fede, certo la vita della Chiesa o addirittura non riceve nessuna catechesi negli anni dell'infanzia e della fanciullezza. Va così aumentando in modo preoccupante il numero dei battezzati non evangelizzati, mentre diminuisce la domanda e la celebrazione del battesimo per i bambini nei primi due anni di vita.

A fronte di questo scenario si devono registrare tre situazioni particolari che comportano altrettante preziose possibilità e sfide impegnative: quella di fanciulli e ragazzi, dai 7 ai 14 anni, che chiedono i sacramenti dell'iniziazione cristiana; quella di adulti che domandano di essere iniziati al mistero di Cristo e alla vita della Chiesa; quella di coloro che desiderano risvegliare la loro fede in Cristo, dopo aver ricevuto il battesimo, non essendo mai stati veramente evangelizzati.

In questo contesto il nostro seminario intende affrontare il tema della prassi ordinaria di iniziazione cristiana per individuarne i nodi problematici e per cercare nuove vie. Appare evidente che la sfida legata a questo problema è urgente e coraggiosa.

E' prima di tutto un compito urgente. I vescovi, e con loro quanti sono direttamente impegnati nel compito difficile dell'iniziazione cristiana (catechisti, parroci, direttori degli UCD, sentono che non è più possibile continuare la prassi ordinaria di iniziazione cristiana nei termini con i quali è stata ereditata e continua a essere applicata nella quasi totalità delle parrocchie italiane e più largamente nelle chiese di tradizione cattolica. Il sistema di iniziazione tradizionale mostra inesorabilmente la sua insufficienza rispetto al compito di iniziare alla fede le nuove generazioni, al punto da ridursi spesso a un processo di "conclusione" della vita cristiana.

E' poi, all'evidenza, una sfida coraggiosa. Essa infatti individua il motivo di crisi non in un aspetto o l'altro del modello, ma nel modello stesso e nel suo rapporto inadeguato con la cultura attuale. Si tratta quindi non di ritoccare o di migliorare il modello, ma di ripensarlo con fedeltà e sapiente creatività.

Accettando di affrontare questa riflessione noi facciamo nostro l'invito dei vescovi negli Orientamenti pastorali per l'attuale decennio, invito che risuona così formulato: «La comunità cristiana dev'essere sempre pronta a offrire itinerari di iniziazione e di catecumenato vero e proprio. Nuovi percorsi sono richiesti infatti dalla presenza non più rara di adulti che chiedono il battesimo, di «cristiani della soglia» a cui occorre offrire particolare attenzione, di persone che hanno bisogno di cammini per «ricominciare». La nostra «conversione pastorale» è, in qualche misura, già in atto ed è sollecitata dai cambiamenti nella società e di fronte alla fede. Ci è richiesta intelligenza, creatività, coraggio». (CVMC 59).

Un modello da ripensare

La necessità di ripensare il modello di iniziazione cristiana è oggi largamente condivisa ed è stata recepita dagli stessi Orientamenti (n. 57).

Nella storia della Chiesa noi possiamo riconoscere quattro grandi modelli di iniziazione.

Nella Chiesa delle origini (cfr At 2,38-42) l'aggregazione dei neofiti si sviluppa secondo questa dinamica: ascolto di un "insegnamento iniziale su Cristo" (Eb 6,1), conversione al vangelo, battesimo e dono dello Spirito, partecipazione all'eucaristia e alla vita comunitaria, accompagnata da un insegnamento "più completo" (Eb 6,1), quasi il "nutrimento solido" (1Cor 3,2) che si prende dopo il latte dei bambini.

Il modello del catecumenato antico ha avuto come caratteristica di fondo l'esigenza di conversione di soggetti appartenenti a un contesto pagano e veniva scandito da quattro grandi tappe: il pre-catecumenato, il catecumenato vero e proprio (suddiviso a sua volta in alcune tappe), la celebrazione dei sacramenti e la mistagogia.

Il modello di socializzazione medioevale, proprio di una società nella quale "non si poteva non essere cristiani", era centrato sull'assimilazione del vissuto cristiano tramite l'appartenenza a una società e a una famiglia costruita secondo connotazioni religiose e tramite la partecipazione alla vita ritmata dalle celebrazioni comunitarie.

Il modello tridentino ha fatto dell'istituzione del catechismo l'asse portante del processo di iniziazione, in una società nella quale si nasce cristiani e bisogna imparare ciò in cui si crede e applicarlo nella propria vita. Questo modello era connotato da precise caratteristiche: una classe di catechismo, un maestro (il catechista), un libro (il catechismo), un metodo: domanda e risposta. Nei contenuti, il sistema del catechismo era centrato sui quattro pilastri fondamentali, che costituivano anche le quattro parti dei catechismi: quello che bisogna credere (il credo), quello che bisogna ricevere (i sacramenti), quello che bisogna fare (i comandamenti), quello che bisogna domandare (il Pater e le altre preghiere). Questo processo catechistico mirava alla ricezione dei sacramenti e poteva dirsi concluso con il conferimento della cresima. Si tratta di un modello di catechesi e di iniziazione adatto a una società di cristianità, nella quale il contesto familiare e sociale formava le persone alla fede per "impregnazione". L'atto propriamente catechistico era preceduto, sorretto e completato da questo humus cristiano. Prima si viveva e si celebrava, poi si imparava.

Il movimento catechistico italiano, dal Documento-Base (1970) in poi, ha affrontato un sostanziale rinnovamento della catechesi, riassumibile nel passaggio dal catechismo della dottrina cristiana alla catechesi per la vita cristiana. Il rinnovamento ha riguardato i contenuti, l'attenzione ai soggetti, le attenzioni metodologiche e pedagogiche. Oggi la comunità cristiana dispon,. tramite i catechismi per la vita cristiana delle differenti fasce di età, di un patrimonio ricco e prezioso per pensare ed attuare itinerari di vita cristiana.

E' però urgente rendersi conto che l'attuale divario culturale rispetto a una società di cristianità si è fatto ancora più largo. Il contesto in cui viviamo non porta gli uomini alla fede nè li sostiene nel loro cammino. Sempre più spesso negli stessi fanciulli battezzati non si può presupporre quasi nulla riguardo alla educazione cristiana nelle famiglie di provenienza (cfr CVMC 57). Ormai è da assumere con coraggio la consapevolezza che la missione nasce dove c'è una distanza tra il vangelo e la vita della gente: dunque non solo nelle cosiddette "terre di missione" (ad gentes), ma anche alla nostre zone sempre più abitate dall'indifferenza religiosa e da situazioni di abbandono o di rifiuto della fede. La catechesi quindi da sola non basta, anzi inevitabilmente rischia il corto circuito, perchè ha a che fare con soggetti ai quali parla di realtà che non vivono né celebrano. Non si può caricare sulla catechesi tutto l'onere dell'evangelizzazione e dell'iniziazione cristiana.

Occorre quindi proseguire il cammino di "rinnovamento della catechesi" passando decisamente ora dalla catechesi al processo globale di iniziazione, di cui la catechesi è solamente un aspetto. Occorre ripensare il modello di iniziazione, recuperando il compito della comunità cristiana nel suo insieme, quale grembo generatore della fede. Occorre riconfigurare lo stesso progetto catechistico del Documento-Base, basato sul criterio delle fasce d'età, incrociando questo criterio con un altro ancora più determinante: il diverso livello di fede.

E' una sfida esigente, un processo che rimette in gioco la comunità cristiana, il suo modo di stare dentro l'attuale cultura e di continuare il suo compito di evangelizzazione e di iniziazione alla fede.

Una duplice fedeltà da garantire

Assumere il compito di ripensare i processi di iniziazione cristiana non è soltanto la risposta a un problema pastorale: è esigenza intrinseca alla fedeltà della Chiesa al Vangelo. Nella sua tradizione la Chiesa ha assunto nelle varie culture questo imperativo della fedeltà creativa, cercando di annunciare e rendere disponibile il Vangelo nel dialetto proprio di ogni cultura e di conseguenza ha sempre cercato modelli di iniziazione adeguati alle singole culture.

E' evidente che l'appello dello Spirito alla Chiesa è quello di un nuovo atto di fedeltà, che è al contempo fedeltà al Vangelo di sempre e fedeltà a questa cultura. Tale fedeltà ha le connotazioni proprie di una nuova evangelizzazione, ed è dentro questo orizzonte che va ripensato progressivamente il processo di iniziazione cristiana. Si tratta cioè di non dare più per scontato che i soggetti che si presentano per chiedere i sacramenti (i genitori e i loro figli) siano già cristiani e dunque affrontare insieme a loro un cammino che risulti di prima evangelizzazione e di reale iniziazione alla fede e non soltanto di familiarizzazione alla fede o di istruzione riguardante la fede.

Nel ripensare il modello di iniziazione nell'orizzonte della prima evangelizzazione occorrerà salvaguardare le due esigenze fondamentali della fede: la sua gratuità e precedenza rispetto ai soggetti (la grazia che precede l'uomo nella sua ricerca) e la libera risposta dei soggetti stessi come adesione al vangelo e introduzione nella comunità cristiana che celebra vive e testimonia la sua fede nel Signore Gesù.

Queste due esigenze sono sempre state salvaguardate dalla tradizione della Chiesa e dovranno pertanto costituire il criterio di fondo per il ripensamento dei processi di iniziazione alla fede cristiana. Ci sono state autorevolmente richiamate dagli orientamenti dei vescovi sotto forma di una duplice attenzione: l'ascolto della cultura del nostro mondo e la salvaguardia della trascendenza del vangelo, che supera le attese immediate di un'epoca e di una cultura (CVMC 34-35).

Il percorso di questo seminario

In questo seminario accettiamo dunque la sfida di una riflessione aperta sul ripensamento dell'iniziazione cristiana come ricerca di fedeltà allo Spirito e alla storia.

Lo facciamo nella modalità più adeguata e corretta per la nostra fede. Innanzitutto reinterroghiamo la storia, cioè i dati per noi normativi che la Rivelazione e la Tradizione ci hanno trasmesso, cercando di vedere come la Chiesa li ha saputi inculturare nelle varie epoche storiche (relazione teologica di Pierpaolo Caspani). Interroghiamo poi, con altrettanta attenzione l'attuale prassi pastorale dell'iniziazione cristiana, cercando di capire come e perché essa sia in difficoltà rispetto alla cultura nella quale ci troviamo (intervento di carattere sociologico-pastorale di Alessandro Castegnaro). Rivisitiamo un riferimento fondamentale emerso dal Vaticano lI, il Rito per l'iniziazione cristiana degli adulti (OICA), ne riscopriamo le intenzioni profonde e i criteri che lo ispirano (intervento di Luigi Girardi). Ci mettiamo infine all'ascolto critico di alcune esperienze in atto in Italia, esperienze che tentano di attuare in maniera rinnovata i processi di iniziazione, con l'obiettivo di ricavarne alcune linee direttrici per un possibile rinnovamento (analisi critica di Enzo Biemmi).

L'obiettivo finale di questo seminario è apparentemente modesto, ma tutt'altro che scontato o superfluo. Non pretendiamo di elaborare un nuovo modello di iniziazione, impresa semplicemente sproporzionata rispetto alle nostre risorse e probabilmente fuori luogo in un periodo di transizione culturale. Desideriamo individuare alcuni criteri teologici, pastorali e catechistici, che possono servire da riferimento e da griglia di verifica per orientare la prassi di iniziazione ed incoraggiare la comunità cristiana a tentare strade nuove di iniziazione alla fede.