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Dicembre 1992: 80 anni dalla pubblicazione del "catechismo di Pio X". Avvenimenti, riflessioni, commenti |
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Ubaldo Gianetto Da "Catechesi" 62(1993)6, 14-22. |
Ottant'anni fa, il catechismo di Pio X
Verso la fine del novembre 1912, la Tipografia Poliglotta
Vaticana inviava ai vescovi italiani, accompagnati da una circolare datata 30
novembre e firmata dal segretario del Papa, Mons. Bressan, due opuscoli,
intitolati:
Primi elementi della dottrina cristiana tratti dal catechismo pubblicato per
ordine di sua santità papa Pio X, e
Catechismo della dottrina cristiana pubblicato per ordine di sua santità papa
Pio X (1).
I due opuscoletti, che ho davanti a me mentre scrivo, costituivano l'edizione
tipica del famoso "catechismo di Pio X". Il primo è un estratto del secondo. Il
primo, inoltre, costava cent. 10 (30 se legato in tela), il secondo cent. 20 (40
se rilegato); avevano rispettivamente 48 e VIII-136 pagine, con 179 e 433
formule a domanda e risposta.
Nell'Archivio dei Missionari del Sacro Cuore a Roma, nella cartella VIII del
Fondo mons. Pietro Benedetti, Catechismo di Pio X (1912) sono conservate delle
lettere di prelati che rispondono ringraziando per l'omaggio ricevuto e
presentano alcune osservazioni (2). Sono state scritte dai primi di dicembre del
1912 a metà gennaio 1913. Altre lettere simili si trovano nell'Archivio Segreto
Vaticano, fondo Segreteria di Stato (3).
Di qui si desume che le prime copie del catechismo devono essere state stampate
nell'ottobre-novembre del 1912. La lettera del Papa al Card. Respighi, suo
vicario, posta all'inizio del catechismo (pp. III-VII), porta la data del 18
ottobre.
La diffusione avvenne con tutta probabilità a partire dal gennaio 1913. Esiste
una circolare informativa della Tipografia Poliglotta del 27 novembre. Altro
indizio potrebbe essere quello che uno degli estensori principali del
catechismo, il Padre P.G. Benedetti, nel suo libro in difesa del catechismo
stesso, lo dice "pubblicato in Roma nel 1913" (4). Ad ogni modo, esso è passato
alla storia come il "catechismo di Pio X" del 1912 (5).
La diffusione
Il nuovo testo venne presentato su "L'Osservatore Romano" del
12.1.1913.
Lo studio di Luciano Nordera segue, da p. 417 a p. 429, le vicende dell'adozione
del catechismo da parte delle diocesi italiane, in risposta al desiderio
espresso dal Papa nella lettera al Card. Respighi.
Il nuovo catechismo viene adottato dai vescovi della Sardegna il 6 gennaio 1913,
da quelli della Calabria nel mese di aprile. Più critici furono quelli della
regione Flaminia, che chiesero il permesso di farne una revisione. Mons. Bressan,
in due lettere del febbraio e maggio 1913 all'Arcivescovo di Bologna, comunica
che per il momento il Papa non ammette modifiche al suo testo e vuole che, dov'è
prescritto, sia accettato senza cambiamenti. I vescovi del Veneto, il 16
novembre 1915, lo adottano collegialmente, ma nominano una Commissione che studi
e proponga modifiche ad alcune domande e risposte "didatticamente difficili". In
Toscana le osservazioni al nuovo testo furono notevoli. Mons. Giuseppe Batignani,
vescovo di Montepulciano e segretario della Conferenza episcopale toscana così
sintetizza le conclusioni di una riunione dei vescovi del 26 settembre 1916:
"Molti vescovi hanno da fare rispettosamente non pochi appunti sull'ultimo testo
del Catechismo pubblicato dalla S. Sede e già introdotto in molte delle nostre
diocesi [...]. Gli appunti riguardano sia la dizione che riesce contorta, un po'
lunga ed oscura non di rado, alle orecchie dei Toscani, e quasi sempre troppo
elevata per i bambini, specie della campagna; sia il metodo che, per essere
rigorosamente scientifico, non favorisce l'intelligenza dei fanciulli e mal si
presta alla divisione delle Classi, che è necessaria. Quindi già si osservano
nuovi Catechismi che, pur mantenendo le formule di questo, ne scompongono
diversamente l'ordine, o anche si mantengono gli antichi già in uso nelle
diverse regioni o anche nelle diverse Diocesi. Così in Toscana alcune sono
rimaste fedeli al Piccolo Catechismo adottato nel 1903, altre hanno il testo
pubblicato nel 1906 dalla s.m. di Pio X, altre quello del 1912 prescritto nella
diocesi di Roma, alcune riesumarono testi più antichi. Ora è che la vagheggiata
unità di un unico Catechismo si è allontanata ancora di più" (5).
Il catechismo ebbe una certa fortuna all'estero, a volte però solo come libro di
studio per gli esperti. Fu tradotto in francese (nella diocesi di Aosta e in
Francia), in spagnolo, in tedesco (sempre nel 1913) e poi in inglese negli Stati
Uniti; altre traduzioni furono fatte in greco 1913, in armeno e bulgaro 1914, in
tigrino 1918, ecc.
Le presentazioni didattiche
Nello stesso anno 1912 aveva avuto luogo, in settembre, il
Congresso catechistico diocesano di Brescia, che aveva sancito la distinzione
tra testo ufficiale di catechismo e testi didattici, destinati all'insegnamento,
basati sul metodo intuitivo e con struttura o sistema ciclico. Mons. Lorenzo
Pavanelli di Brescia e Mons. Luigi Vigna di Cremona, entro il 1913 pubblicano
cinque volumetti (che poi diventeranno sei) preceduti da un programma che
suddivide il contenuto della catechesi parrocchiale per lezioni e per bimestri.
Le lezioni partono da fatti concreti, da disegni o fotografie, spiegandoli poi
dottrinalmente e inglobando le risposte (non le domande) del catechismo di Pio X
(quando esistono su quel tema) nella spiegazione stessa. Nel primo anno si
presentano già tutti gli aspetti del cristianesimo, in modo embrionale; negli
anni successivi essi vengono ampliati come cerchi che si allargano gradualmente.
Nessuna critica viene mossa al catechismo ufficiale. Le sue lacune vengono
colmate senza farlo rilevare, il suo intellettualismo è superato con la partenza
dai fatti concreti. L. Nordera chiama questa operazione "superamento pratico"
del catechismo di Pio X (7). Egli descrive anche i testi didattici di Mons.
Rodolfi a Vicenza, di Andrea Bairati di Novara, e della diocesi di Alba in
provincia di Cuneo. I testi di Pavanelli e Vigna erano accompagnati da Guide per
il catechista, stampate a fascicoli separati, in modo da permetterne il continuo
aggiornamento. In realtà, anche per le restrizioni imposte dalla guerra '15-'18
e dalla crisi economica che la seguì e si fece più acuta nel 1929, né le guide
né i testi furono mai rivisti, ma semplicemente ristampati, questi ultimi fino
al 1939.
Dagli anni '30 ricompaiono testi didattici, con migliore presentazione
tipografica a volte, ma quasi sempre senza una linea didattica molto cosciente o
chiaramente elaborata. Non c'è la preoccupazione di mettere a contatto con le
cose concrete, o di completare le lacune del catechismo ufficiale (per es.
includendovi qualcosa delle numerose e ricche encicliche pontificie), ma ci si
limita a spiegare le domande esistenti (8).
Un catechismo più storico?
Fin dalla consultazione sulle prime stesure del Pio X era
emersa l'dea che occorresse un catechismo di tutt'altro tipo. Così si era
espresso Mons. Bonomelli, vescovo di Cremona: "il catechismo-testo dovrebbe
fondere la storia col dogma e fare che quella diventi base, illustrazione e
commento di questo. Quanto ne guadagnerebbe la chiarezza; e quanto sarebbe più
agevole e meno noioso lo studio del Catechismo! E ciò darebbe agio di lumeggiare
la figura del Cristo, di sviluppare più largamente l'elemento morale, di mettere
in maggior rilievo la Chiesa, il culto, le feste, ecc. "Faccio dunque voto che,
invece di riformare il catechismo vecchio, se ne prepari uno completamente nuovo
meno arido, meno teologico, più razionale, più adatto alle esigenze dei tempi e
alle capacità dei fanciulli e del popolo" (9).
E' interessante notare che anche altre persone, a diretto contatto con i
catechizzandi, avevano già sentito, almeno a livello pratico, le stesse
esigenze. Una è S. Giovanni Bosco. Messo di fronte alla necessità di
catechizzare, o piuttosto evangelizzare, giovani di vent'anni e oltre prima
trascurati, egli si decide, nel 1955 a pubblicare un catechismo per i fanciulli,
ma che servisse anche per loro. E' preceduto da un compendio di storia sacra, in
14 lezioni, nel quale, dall'8a in poi si parla delle vicende di Gesù e della
Chiesa. Anche nel "breve catechismo" (9 capitoletti), ampio posto è dedicato
alla figura di Gesù. Probabilmente per ottenere il visto alla edizione, decide
di pubblicarlo insieme al Catechismo piccolo della Diocesi di Torino. Come siano
andate le cose, non si sa. Il catechismo rimase inedito, ed è stato pubblicato
solo recentemente (10).
Un altro esempio è S. Pio X stesso, quando era parroco di Salzano. Il
manoscritto del catechismo che egli preparò allora per i suoi parrocchiani è
stato pubblicato in edizione fotostatica qualche anno fa (11). Mentre il Pio X
del 1912 contiene ben poche domande sulla vita di Gesù, questo ne ha oltre 150,
e altre descrivono i fatti della Chiesa nascente, come sono narrati negli Atti.
Mons. Giuseppe Badini, dopo una lettura fatta in équipe di questo catechismo,
scrive: "E' biblico. Più di un terzo delle domande-risposte è riservato alla
lettura semicontinuata della Sacra Scrittura, particolarmente del Vangelo... Il
Sarto - che non si scosta sostanzialmente dalla struttura tradizionale
dell'epoca - introduce la Bibbia in modo più spontaneo ed immediato: è quasi un
rapporto generazionale tra 'parola di Dio' e catechesi. Ne risulta un catechismo
che assomiglia in modo sorprendente a quello 'nuovo' della CEI" (12).
Una riflessione: il pastore, a contatto con il gregge, percepisce più
immediatamente di che cosa ha bisogno. Lontano da esso, cede al peso di una
tradizione, anche se questa è ormai sorpassata.
Come fu giudicato il Pio X 1912 dal punto di vista teologico?
Quando fu pubblicato, se ci furono critiche, queste si rivolgevano a punti
particolari (parole, interpretazioni dottrinali, ecc.). Più tardi, cominciano a
farsi strada critiche più globali sulle sue posizioni teologiche di fondo. Cito
qui solamente le valutazioni del P. Domenico Grasso S.J. e di Elizabeth Germain.
Il P. Grasso, nel suo ampio resoconto del Congresso di Eichstätt in Germania
fatto su "La Civiltà Cattolica" (13), parla dello spostamento di attenzione, nel
movimento catechistico, dal problema del metodo a quello dei contenuti,
insistendo sul fatto che i catechismi non dovevano più essere una
volgarizzazione della teologia, o una teologia ad uso del popolo, non dovevano
mirare solo all'istruzione, ma all'educazione di tutto l'uomo, della personalità
cristiana. Ora, questa non si forma senza una sintesi dove tutta la realtà
cristiana, nei suoi vari aspetti - dogma, morale, Bibbia, liturgia, Chiesa - sia
ridotta ad unità e presentata sotto una luce unica: quella data dalla persona di
Cristo, punto di partenza e di riferimento di tutto il cristianesimo. In un
secondo articolo, questa volta sulla rivista "Studi Cattolici", P. Grasso
affronta direttamente il problema di un nuovo catechismo per l'Italia (14). In
esso egli afferma che i giudizi contrastanti sul catechismo detto di Pio X
derivano da un fatto fondamentale: i diversi criteri di valutazione! Mentre
prima si concepiva il catechismo come sintesi di teologia, ora si tende a dargli
un'altra funzione nell'educazione religiosa dei ragazzi.
La teologia si situa sul piano della riflessione scientifica, mentre il
catechismo mira a una presentazione elementare, benché sistematica, del mistero
della salvezza. Giudicato in questa visuale, il Pio X rivela tutte le sue
lacune. Esso non può non produrre nel ragazzo l'impressione che il cristianesimo
sia una serie di verità e di prescrizioni morali senza molto nesso fra di loro e
con la vita. Bibbia, liturgia, Chiesa, dogma, morale appaiono in esso realtà tra
le quali si stenta a riconoscere una unità. D. Grasso auspica che si faccia un
nuovo catechismo che ritrovi una linea, quella della storia della salvezza, che
è comune alla Bibbia e alla liturgia.
Quanto ad Elizabeth Germain, essa dedica le pp. 173-188 del suo libro su "Gesù
Cristo nei catechismi" (15) a una valutazione congiunta del Pio X 1912 e del
Catechismo cattolico del Cardinal Gasparri del 1929. Si caratterizzano per
l'abbandono del significato biblico e patristico della parola "mistero" per
adottarne uno razionalistico-illuministico: "le cose che la ragione umana non
può comprendere e si credono per fede". La rivelazione, a sua volta, viene
identificata con una dottrina. La salvezza è dovuta alla passione e morte di
Gesù, viste come soddisfazione resa alla lesa maestà del Padre. La risurrezione
è invece una prova della divinità di Gesù, come pure i miracoli. Gesù ha fondato
la Chiesa, e l'ha dotata di molti poteri. L'uomo viene elevato a una vita
superiore, soprannaturale, di fronte alla quale la vita umana ha un valore
secondario. Motivazioni, obiettivi e norme di vita si radicano nella volontà di
Dio, espressa dalla Chiesa che ne è l'interprete. C'è una prevalenza degli
elementi dogmatici e disciplinari. La fede è vista come un dovere. Essa non
basta. Devo anche osservare i comandamenti e ricevere i sacramenti come aiuto
per osservarli.
Altri studi sono stati fatti sull'origine del Pio X, in
particolare sul catechismo del Casati (Mondovì 1765), da cui è derivato,
attraverso varie vicende, descritte da L. Nordera e da altri autori (15). La
catena passa attraverso il Catechismo piemontese-lombardo del 1896, quello
emiliano del 1900-2, e il Pio X del 1905. Ma il salto da quest'ultimo al Pio X
1912 è molto più forte. Il Compendio, fatto di tre catechismi successivi, viene
radicalmente abbreviato e ridotto a un Catechismo solo. La cura della precisione
teologica è molto più grande, e soprattutto, in una delle ultime stesure - come
ha appurato L. Nordera - viene cambiato lo schema di fondo, preferendo quello
del catechismo del Deharbe (tradotto in italiano a Roma nel 1873). Esso viene
presentato dalla risposta alla domanda 27, che dice: "Per vivere secondo Dio ,
dobbiamo CREDERE LE VERITA ' RIVELATE da Lui e OSSERVARE I SUOI COMANDAMENTI,
con l'aiuto della sua GRAZIA, che si ottiene mediante I SACRAMENTI e
L'ORAZIONE".
Nel 3° Convegno "Amici di Catechesi", tenutosi a Firenze nel 1962 si chiedeva
invece:
"1. Un catechismo che presenti il cristianesimo come un fatto, una vita, e non
solamente una dottrina. Un fatto che è descritto e narrato nella Bibbia e
continua oggi nella Chiesa, in modo particolare nella liturgia, ed è in attesa
del suo compimento finale alla seconda venuta di Gesù Cristo.
2. Un catechismo che presenti la stessa sintesi, lo stesso disegno che troviamo
nel Vangelo, o in modo più ampio nel Nuovo Testamento o in tutta la Bibbia, e
introduca così i fedeli al mondo della Sacra Scrittura. L'ignoranza della Bibbia
e la difficoltà che molti provano nell'affrontarne la lettura non è forse dovuta
anche alla forte differenza di prospettiva fra il disegno su cui sono costruiti
i catechismi attuali (che cosa devo credere, che cosa devo fare, quali mezzi
devo adoperare per salvarmi) e quello secondo cui si svolge la narrazione
biblica, tutta palpitante del grande piano di salvezza universale e di gloria
che Dio sta attuando, con la nostra collaborazione, dalla creazione alla parusia?
3. Un catechismo che, mettendo bene in evidenza il disegno della Bibbia, abbia
così anche il vantaggio di introdurre direttamente e senza sforzo alla
comprensione della Chiesa e della sua liturgia" (16).
Altre critiche ad alcuni aspetti e temi del catechismo si erano avute fin dll'inizio.
Ad alcune rispondeva il Benedetti nel suo libro del 1916. Altre rimasero in
parte senza risposta. Non fu accolta, per es., la richiesta di introdurre dei
passi evangelici nel catechismo o in margine ad esso. Nella discussione fatta
nel 1908 nel Parlamento italiano sull'insegnamento del catechismo nella scuola
si era fatto leva, da parte degli oppositori, sull'accusa di non tener conto
della pedagogia contemporanea, che proponeva per i fanciulli metodologie
intuitive (a questo risponderanno i testi didattici di Pavanelli e Vigna e
quelli di E. Zammarchi).
NOTE alla prima parte
(1) Primi elementi della dottrina cristiana tratti dal
catechismo pubblicato per ordine di sua santità papa Pio X, Tipografia
Poliglotta Vaticana, Roma 1912, pp. 48.
Catechismo della dottrina cristiana pubblicato per ordine di sua santità papa
Pio X, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1912, pp. VIII-136.
(2) Cf L. NORDERA, Il catechismo di Pio X. Per una storia della catechesi in
Italia (1896-1916), Roma, Libreria Ateneo Salesiano, 1988, pp. 417 ss. Questo
lavoro documentatissimo, che tocca tutto l'iter di composizione del catechismo
del 1912, lo ambienta nella storia catechetica, ecclesiale e sociale del tempo,
costituendo un ricco spaccato della storia della catechesi in Italia negli
ultimi decenni del secolo scorso e nei primi del nostro secolo. E' stato
ampiamente presentato su "Catechesi": cf U. GIANETTO, Il catechismo di Pio X
(1896-1916). Un recente volume su un passato sempre attuale, in "Catechesi" 57
(1988) 3, 31-36; 4, 16-22; 5, 23-26.
(3) Ibidem, p. 418.
(4) P. BENEDETTI, Intorno al catechismo. Lettere ad un parroco. Note e
schiarimenti sul nuovo testo pubblicato in Roma nel 1913 per ordine del sommo
pontefice Pio X, Roma 1916.
(5) Cf pure U. GIANETTO, Edizioni recenti del catechismo di S. Pio X (Catechismo
nuovo o ritorno al passato?), in "Catechesi" 46 (1970) 1, 70-77.
(6) Citato da L. NORDERA, a p. 428.
(7) Cf la sezione Nuovi testi didattici e superamento pratico del catechismo di
Pio X, in L. NORDERA, op. cit., pp. 443-451.
(8) Cf. U. GIANETTO, Il contributo di mons. Lorenzo Pavanelli al movimento
catechistico italiano e mondiale, Brescia 1975 e ID., Perché un nuovo catechismo
in Italia? IV. La "forma" del catechismo: a domande e risposte o a lezioni
svolte?, in "Catechesi" 36 (1967) 2, n. 344, pp. 11-20.
(9) Cf L. NORDERA, op. cit., pp. 340 e 507-508.
(10) Cf P. BRAIDO, L'inedito "Breve catechismo pei fanciulli ad uso della
diocesi di Torino" di don Bosco, LAS, Roma 1979.
(11) Cf Catechismo di Don Giuseppe Sarto, Arciprete di Salzano. Riproduzione
dell'originale, Treviso 1985.
(12) G. BADINI (a cura di), "Testi e documenti di vita spirituale e azione
pastorale", in ID. (a cura di), L'Annuario del Parroco, Anno XXI, Ed. INA, Roma
1975, pp. 153-225, in particolare, pp. 118-119.
(13) Cf D. GRASSO, Lo stato attuale della catechesi, in "La Civiltà Cattolica"
110 (1960), 3, 573-587. Cf anche, per una sintesi di questo e del seguente
articolo di P. Grasso, U. GIANETTO, Perché un nuovo catechismo in Italia? II.
Proposte recenti per un nuovo catechismo, in "Catechesi" 35(1966)12, n.333,
7-13.
(14) G. GRASSO, Un nuovo catechismo in Italia, in "Studi Cattolici" 5 (1961), n.
26, pp. 16-20.
(15) Cf STANISLAO DA CAMPAGNOLA, Un "Compendio della dottrina cristiana" del
1765 che sta alla base del "Catechismo" di Pio X, in "Laurentianum" 2 (1961)
197-225; P. STELLA, Alle fonti del catechismo di San Pio X. Il Catechismo di
mons. Casati, in "Salesianum" 23 (1961) 43-66; G. CUGNOD, Monsignor Michele
Casati vescovo di Mondovì nella storia del catechismo italiano [tesi di laurea,
Facoltà di Teologia], Pontificia Università Lateranense, Roma 1969.
Recentemente, l'Istituto di Catechetica dell'UPS è riuscito a rintracciare copia
dell'edizione originale del Casati: Compendio della dottrina cristiana
pubblicato per ordine dell'Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore Michele
Casati vescovo di Mondovì ad uso della sua diocesi, in Mondovì MDCCLXV. Nella
Stamperia di Baldassarre Rossi.
(16) CF U. GIANETTO, Perché un nuovo catechismo in Italia? II. Proposte recenti
per un nuovo catechismo, in "Catechesi" 35(1966)12, n.333, p. 11. Vi si
riassumono le proposte presenti in Il contenuto della catechesi. Atti del 3°
Congresso nazionale "Amici di Catechesi", Elle Di Ci, Torino 1963, pp. 236-246.
Sviluppi successivi
Dalla pubblicazione del documento pastorale dei vescovi
italiani "Il Rinnovamento della Catechesi" nel 1970, diversi scritti si
preoccupano di far comprendere il passaggio "Dal catechismo di Pio X al
catechismo dei fanciulli". E' questo il titolo di uno studio di G. Gariselli
(1). Il tono è disteso, non polemico. Cerca serenamente di fare un apprezzamento
del Pio X e di spiegare nello stesso tempo perché oggi occorra sostituirlo
nell'educazione religiosa dei fanciulli. La prima metà del libro (3 capitoli) è
dedicata al catechismo di Pio X. Se ne vede dapprima il contesto storico (cap.
1), studiandone l'origine, le finalità, la struttura, la teologia, lo sfondo
polemico dell'antimodernismo. Vi si dice che "venne soprattutto privilegiata,
secondo la teologia neoscolastica, la verità oggettiva, a scapito di altre
dimensioni fondamentali del messaggio cristiano" (p. 23). Manca ad es. l'aspetto
fiduciale della fede. Questo è vero, anche se la domanda su che cosa vuol dire
la parola 'credo', riportata a riprova dell'affermazione (cf p. 23), non
appartiene al Pio X del 1912, ma a quello del 1905. Lo stesso si deve dire delle
citazioni anti-protestantiche di p. 26. Parlando della pedagogia religiosa del
Pio X, viene citato spesso S. Riva (2) per dire che "I problemi della persona,
inerenti al risveglio della coscienza, ai diritti propri, alla dignità umana,
alla socialità, alla solidarietà comunitaria, alla giustizia tra i popoli,
all'educazione del sentimento e dell'amore come fondamento della creazione della
famiglia ... sono sottaciuti" (3).
S. Riva viene ancora citato sovente per la storia successiva nel cap. 3: "Verso
il rinnovamento". Per es.: "La sacra Congregazione del Concilio, nel 1954,
nominò una commissione di esperti col preciso e limitato incarico di studiare un
progetto di riforma del Catechismo della dottrina cristiana di Pio X. Nel corso
del lavoro la commissione, presieduta dall'allora mons. Roberti, ora cardinale,
costatò l'impossibilità di semplici mutamenti, e la redazione del formulario,
emendato, in bozza di stampa, rivelò l'insuccesso dell'iniziativa, che tuttavia
sembrava destinata all'approvazione superiore. Ma tutto rimase a quel punto, per
la morte di Pio XII" (4).
Una contrapposizione più vivace tra Catechismo di Pio X e Documento di base era
stata fatta, poco dopo la pubblicazione di quest'ultimo, da Pietro Chinaglia
(5). Vengono usate incisive tabelle di raffronto tra affermazioni dei due testi,
anche se l'autore asserisce che avrebbe potuto, con lo stesso metodo, mettere in
evidenza anche gli elementi di continuità. Usare il Pio X oggi
nell'insegnamento, sottolinea l'autore, costituirebbe "una nostalgia che è
infedeltà", poiché "la parola di Dio non è un condensato di idee da conservare e
ripetere a memoria lungo i secoli, ma è 'trasmissione di una parola che invita,
interroga, provoca, consola, crea comunione e salva' (RdC 35)'" (p. 8). Alle pp.
60-61 viene esposta la fragilità della sintesi Credo-Comandamenti-Sacramenti.
Viene detta naturalistica ed etica, oggettivistica, disorganica, moralistica.
"Le tre parti non sono in interiore e stretto rapporto tra loro: ciò che tiene
insieme la fede, la legge, i sacramenti è il dovere che ha l'uomo di raggiungere
il fine" (p. 61).
Uno o due dei numerosissimi raffronti fatti tra Catechismo e Rinnovamento:
Cat., dom. 1: Chi ci ha creato? Ci ha creato Dio - RdC, n. 118: Tutto è stato
creato in Cristo, per mezzo di Cristo, in vista di Cristo.
Cat., dom. 28: Le verità rivelate da Dio sono principalmente quelle compendiate
nel Credo... - RdC, n. 58: La catechesi non intende proporre semplicemente un
nucleo essenziale di verità da credere, ma intende soprattutto far accogliere la
sua (di Cristo) persona vivente nella pienezza della sua umanità e divinità.
Tentativi di nuovi catechismi
Ve ne sono stati vari. Hanno avuto maggior risonanza due
apparsi a Firenze. Quello di don Milani e quello dell'Isolotto.
Nel 1983 è stato pubblicato a Firenze il "catechismo storico" di Don Milani (6).
Impegnato nella catechesi dei fanciulli fin dal 1947 a S. Donato di Calenzano,
don Lorenzo si persuade che il catechismo in uso non è uno strumento adatto. In
una conferenza ai maestri, afferma: "in tutti questi schemi sistematici resta
sacrificata la fonte della nostra dottrina: la Storia Sacra" (7).
Si mette allora a comporre, impiegando frasi dei suoi giovanissimi alunni, una
Vita di Gesù (1948-49), che svilupperà poi nel Catechismo storico (1951-52) in
25 lezioni (8). Don Milani successivamente ripudiò questo suo lavoro, perché si
convinse che non era ancora il rimedio sufficiente per una efficace educazione
religiosa che giungesse alla fede personale e matura. Occorreva tutta una
trasformazione culturale. Occorreva partire dalla vita e dalla cultura.
Un altro tentativo, sorto anch'esso a Firenze quasi un decennio dopo, fu il
"Catechismo dell'Isolotto" (9), che tentò un adattamento alla situazione
socio-culturale di una parrocchia operaia della periferia della città. Fin dal
1962, al Convegno fiorentino "Amici di Catechesi", si erano presentate in un
gruppo minore le catechiste dell'Isolotto con la loro esperienza sulla
"preparazione alla Prima Comunione di fanciulli provenienti da famiglie
scristianizzate. Si dovette abbandonare in un primo tempo il catechismo e
riscoprire la vita di Gesù attraverso la lettura continuata del Vangelo. I
ragazzi stessi giunsero a interessarsi e a fare domande sull'Antico Testamento
(dai riferimenti evangelici), e poi sulla Messa e sui Sacramenti (parlando del
racconto dell' Ultima Cena. Il catechismo allora assunse tutto un altro aspetto
e una nuova prospettiva (10).
Al Catechismo dell'Isolotto - pubblicato alla fine degli anni '60 - si è
rimproverato di aver eliminato tutto il capitolo sul peccato, e di essersi
limitato a una visione socio-antropologica. In realtà, a p. 9 della Guida, si
dice: "Gesù chiama suoi fratelli gli affamati, gli assetati, i diseredati, i
sofferenti, i carcerati. Se li chiama fratelli è segno che essi fanno la volontà
del Padre. 'E' mio fratello chi fa la volontà del Padre'". Questo è
evidentemente un sofisma, ma bisogna anche dire che fin dalla lezione 2a si
metteva in mano ai fanciulli il Vangelo che diventava il vero testo di
insegnamento, e che a p. 72 della stessa Guida si dice anche: "Finora si è posto
sempre l'accento sulla presenza di Gesù nel mondo di oggi attraverso la sua
Parola (il Vangelo), e attraverso le persone, i gruppi, i popoli che mettono in
pratica il Vangelo, somigliano a Gesù e testimoniano, con la loro vita, di
possedere lo Spirito. Era importante far ciò per equilibrare e integrare
l'educazione cristiana che i ragazzi ricevono dall'ambiente sociale-religioso,
il quale trascura completamente questa presenza fondamentale di Gesù. E più
ancora era importante per dare alla presenza di Gesù nella Chiesa, nella Messa,
nei Sacramenti, un fondamento autentico e vitale, senza di cui tale presenza
diviene meccanica e incomprensibile, diviene simile alla presenza della virtù
magica negli oggetti e nei gesti dello stregone".
Anche qui vi è un ricupero del Vangelo, della vita di Gesù e dei problemi e
interessi dei destinatari.
Ristampe del Pio X e nostalgia del passato
In un mio articolo del 1977 ho esaminato alcune ristampe
recenti del Pio X. Altre ne sono state fatte in seguito: la più clamorosamente
sbandierata è stata quella de "Il Sabato", come supplemento al settimanale del 9
maggio 1992 (11).
Conta 127 pagine, e riporta, in modo corretto mi pare, le domande-risposte del
catechismo, ma non le appendici. Nelle pag. 3 e 4 vengono dati i motivi che
spingono alla ristampa: " Essa si rivolge a due categorie di persone. La prima è
formata da tutti quei fedeli dai 40-50 anni in su, che lo hanno studiato e
mandato a memoria quando hanno fatto la cresima e la prima comunione. Preti e
laici che, in molti casi, se hanno cara la fede cattolica, oggi soffrono per
quello che il cardinale Ratzinger ha definito 'l'insuccesso catastrofico della
catechesi attuale'"... Ma questo libro si rivolge anche ad un'altra categoria di
persone. A quanti, venendo da mondi lontani dalla Chiesa, si sono convertiti in
tempi recenti, o stanno ora cominciando a vivere l'avventura cristiana... (Essi)
chiedono agli amici cristiani che hanno incontrato di conoscere le poche cose
essenziali che devono credere e che devono fare".
L'affermazione del Cardinale Ratzinger, che sembra cara a "Il Sabato" e anche a
"30giorni", il quale la reclamizza in un articolo che citerò tra poco, anche se
non sono riuscito a trovarne la fonte esatta perché chi la cita non la precisa,
concorda con la conferenza tenuta dal Cardinale a Parigi e a Lione nel 1983.
In essa egli esprime la sua convinzione che troppo affrettata è stata la
decisione di abbandonare i catechismi tradizionali, e soprattutto la sintesi
Credo-Pater-comandamenti-sacramenti, considerata da lui struttura fondamentale
nella trasmissione della fede.
Nella citazione fattane da Gianni Valente nel suo articolo su "30giorni", il
card. Ratzinger, dopo aver descritto l'evangelizzazione dei primi tempi, attuata
come "invito concreto da esperienza ad esperienza", afferma: "La nuova
evangelizzazione, di cui abbiamo tanto bisogno, non la realizziamo con teorie
astutamente escogitate: l'insuccesso catastrofico della catechesi moderna è fin
troppo evidente ..." (12).
La sintesi Credo - sacramenti - comandamenti - Preghiera, è stata ripresa nel
Catechismo per la Chiesa Universale, mettendo però i sacramenti al secondo
posto, il che permette di ricuperare la sintesi storica: Credo = le grandi cose
che Dio ha fatto per noi; Chiesa-Sacramenti = come tutto questo con la parola e
i sacramenti giunge fino a noi, ci trasforma e ci permette di vivere secondo i
Comandamenti = i due dell'amore e il decalogo; di pregare come figli (Pater,
Ave) e camminare verso la realizzazione finale in Dio (Escatologia).
Il catechismo di Pio X restava alla sintesi del Deharbe, anche se fu considerato
il più perfetto di una lunga generazione di catechismi. Dice E. Germain che
"tutti questi testi ... hanno contribuito, certo in modo importante, a modellare
dei comportamenti sociali: ne sono testimoni le cose che essi dicono dei
superiori o delle disuguaglianze sociali; classi dominanti e ordine stabilito
hanno potuto essere sostenuti da questi catechismi. Si riflette pure nei testi
la concezione di una Chiesa, del suo posto nella società. Si sarebbero potuti
studiare anche gli atteggiamenti espressi e inculcati da questi catechismi verso
la proprietà, la sessualità, il matrimonio e la famiglia... Molto al di là degli
individui, i catechismi hanno educato i modelli di cristiano e hanno impregnato
largamente le mentalità collettive. Tanto è vero che un catechismo non può
essere neutro socialmente. La questione è importante per l'esistenza cristiana,
per il posto del credente nel mondo, come pure per la costruzione delle società"
(13).
Personalmente, ritengo utile la lettura e lo studio del Pio X per la persona
adulta e per i catechisti, sia per valorizzarne le ricchezze che per saperne
scoprire e valutare le lacune. Termino questa commemorazione di un catechismo su
cui si sono educati molti cristiani, taluni anche grandi e giunti ad alti
livelli di santità, con quanto affermavo già alcuni anni fa:
"Oltre alle critiche più specificamente teologiche fatte in vari tempi, sia allo
schema dei catechismi del 1905 e 1912, sia a singole domande; oltre alle
inadeguatezze pedagogico-educativo-pastorali da imputarsi forse più ai
cambiamenti sopravvenuti nella società e nella Chiesa che ai testi in sé,
basterebbe ricordare che da essi è in gran parte escluso l'immenso lavoro di
ripensamento e di approfondimento della coscienza di sé e dei suoi rapporti con
il mondo che la Chiesa ha fatto negli ultimi decenni. E non è stato uno dei
danni meno gravi del non aver mutato per tempo il testo catechistico il fatto
che in esso (e per conseguenza in gran parte della catechesi [eccettuata forse
in Italia quella promossa dall'Azione Cattolica]), non sono entrati mai o quasi
temi di straordinaria importanza per la formazione del cristiano d'oggi, come
tutta la dottrina sociale della Chiesa (dalla Rerum Novarum alla Octogesima
Adveniens [e ora alla Centesimus Annus]), il rinnovamento biblico, il
rinnovamento teologico (encicliche come la Mystici Corporis, la Divino Afflante
Spiritu, la Mediator Dei) e tutta quanta la grande ricchezza del Vaticano II
(14).
NOTE alla seconda parte
(1) G. GARISELLI, Dal catechismo di Pio X al catechismo dei
fanciulli, EDB, Bologna, 1983.
(2) Cf S. RIVA, L'educazione religiosa del fanciullo, EDB, Bologna, 1977 e anche
ID., "I tempi che prepararono il 'Documento di base'", in ID. (a cura di), Nuove
vie della catechesi in Italia, La Scuola, Brescia 1973.
(3) S. RIVA, L'educazione..., op. cit., pp. 34-35.
(4) S. RIVA, "I tempi ...", op. cit., pp. 40-41. Citato da
Gariselli a p. 58. Sono in possesso di un libretto intitolato "Progetto di
modifiche al catechismo della dottrina cristiana di san Pio X", Tipografia
Poliglotta Vaticana, s.d., pp. 100. Riporta il testo del Pio X in carattere
tondo e piccole modifiche in corsivo.
(5) Cf P. CHINAGLIA, Dal catechismo di S. Pio X al "Rinnovamento della
Catechesi", Torino (1970), litografato.
(6) Cf GESUALDI Michele (a cura di), Il catechismo di don Lorenzo Milani.
Documenti e lezioni di catechismo secondo uno schema storico, Libreria Editrice
Fiorentina, Firenze 1983.
(7) Ibid., pp. 23-24.
(8) Una sua descrizione e valutazione si può vedere in due articoli di Gilberto
ARANCI: Il Catechismo "storico-cronologico" di don Milani, in "Catechesi" 53
(1984) 7, 51-56, e : Don Milani educatore. Il catechismo "storico-cronologico"
del 1950-51, in "Orientamenti Pedagogici" 31 (1984) 1, 24-47).
(9) COMUNITA' DELL'ISOLOTTO, Incontro a Gesù. (Schede per il ragazzo), Libreria
Editrice Fiorentina 1969; ID., Incontro a Gesù. Guida per la iniziazione dei
ragazzi al Mistero di Cristo, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1969.
(10) Atti del 3° Convegno Nazionale "Amici di Catechesi". Il contenuto della
catechesi, organizzato dal Centro Catechistico Salesiano di Torino nei locali di
S. Maria Novella (Firenze), 27-31 agosto 1962, Libreria Dottrina Cristiana,
Torino, 1963, p. 84.
(11) Catechismo della Dottrina Cristiana, pubblicato per ordine del sommo
Pontefice san Pio X, (Roma-Milano), Il Sabato, 1992.
(12) G. VALENTE, Catechesi in Italia. A ciascuno il suo corso, in "30giorni" 8
(1990) 4, 68-71.
(13) E. GERMAIN, Jésus Christ ..., op. cit., p. 168.
(14) U. GIANETTO, Edizioni recenti dei catechismi di S. Pio X. Catechismi nuovi
o ritorno al passato?, in "Catechesi" 46 (1977) 1, 70-70; in particolare, p. 76.