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Verso la ‘catechesi familiare’ |
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Savino Calabrese Ufficio Catechistico Diocesano di
ANDRIA |
Premessa
A conclusione del Convegno dei Catechisti di maggio scorso, 15 parrocchie della diocesi hanno aderito alla proposta di sperimentazione della catechesi familiare.
I rispettivi parroci e vice-parroci hanno già avuto un primo incontro con fr. Enzo Biemmi durante il convegno. L’intensa mattinata se per un verso ha consentito la condivisione della sensazione di disagio e del relativo bisogno di cambiamento, non altrettanto chiaramente ha posto le basi per un obiettivo condiviso. Tutti sono stati convinti che la prospettiva ‘familiare’ è una via percorribile e che lascia intuire una sua fecondità, ma resta da definire con più precisione obiettivi, metodologia di lavoro, strumenti.
Sembra, pertanto, necessario ripartire dai noi parroci e sacerdoti, per meglio puntualizzare ‘chi fa cosa, come, dove, quando, perché’ . Credo di poter dire che il principale cambiamento di prospettiva pastorale riguarda innanzitutto noi sacerdoti. Siamo i principali responsabili della formazione nella comunità parrocchiale, per questo saremo i primi ad essere coinvolti nella ‘sperimentazione’; il cammino che iniziamo ci richiederà di essere disponibili a modificare le nostre rappresentazioni di catechesi, di azione pastorale, di percezione di noi stessi in quanto catechisti e formatori e delle modalità espressive del nostro ruolo. Sarà, dunque, indispensabile dedicare a noi stessi la prima attenzione formativa e tras-formativa per consentire un efficace e condiviso intervento pastorale.
Non si tratta di ritornare sui banchi di scuola, ma di ‘costruire insieme’ il percorso in modo condiviso, partecipato. E’ un’occasione formativa privilegiata quella di riflettere insieme sul da farsi, decidere insieme i passi da compiere, verificare l’intervento e ripartire. Questo non esclude l’auto-formazione, ed eventuali momenti di approfondimento e di studio comune, assolutamente necessari per accrescere la conoscenza e acquisire la consapevolezza delle nuove prospettive catechistiche.
Un tale modo di operare è il discernimento comunitario, auspicato dal Convegno Ecclesiale di Palermo e dai successivi documenti della CEI. Questi orientamenti metodologici sono offerti come materiale per avviare la discussione comune, convinti come siamo che anche il modo di progettare l’intervento catechistico è frutto di una visione condivisa.
1. ‘fare sperimentazione’: un modo di stare nel cambiamento e gestirlo
Aprirsi alla sperimentazione pastorale e catechistica è diventato un imperativo a cui non ci si può sottrarre. A volte è un imperativo che lascia intravedere sullo sfondo delle buone ragioni, altre volte può essere dettato dalla moda o dalla convenienza, ma questo non è il nostro caso.
L’esperienza pastorale quotidiana, infatti, il dibattito pastorale a diversi livelli in corso, i dialoghi tra gli uffici di curia in questo anno, le analisi e le conclusioni del convegno diocesano dei catechisti del maggio scorso, ci convincono che sul piano dell’educazione alla fede la comunità cristiana vive dei problemi che sfuggono alla immediata comprensione e all’intervento pastorale tradizionale di una singola parrocchia. La realtà è colma di domande che richiedono di essere esplorate e riconosciute; in tale situazione complessa le progettualità non possono nascere a tavolino e non possono essere delegate ai tecnici e agli esperti (magari dei centri catechistici nazionali o conferenzieri di passaggio), ma sorgono dentro la comunità diocesana e parrocchiale. E’ qui che possono intrecciarsi saperi specialistici con la viva esperienza dei parroci e dei catechisti. Per tale ragione è necessario accettare di stare nel cambiamento per condividerne la gestione con sapienza, lungimiranza e competenza.
La complessità della realtà, la fitta rete delle interdipendenze, l’inflazione comunicativa nella società, richiedono di stare in modo nuovo nel cambiamento, mediante una progettazione dialogica e partecipata. Il che vuol dire principalmente lavorare insieme, comprendere insieme, decidere insieme.
Non abbiamo la presunzione di voler cambiare la realtà, ma possiamo lavorare per obiettivi condivisi in piccoli segmenti: “gli obiettivi infatti non vengono definiti a priori, ma vengono costruiti durante il ciclo di vita del progetto, restringendo progressivamente l’ampiezza dell’indagine per arrivare al nocciolo dei problemi che si sceglie di affrontare”[1]
Dunque il dibattito tra Ufficio Catechistico, parroci, catechisti ed équipe tecnica dovrà definire su quale segmento dell’itinerario catechistico si vuole e si ritiene di intervenire. Non essendo ipotizzabile un cambiamento a tutto campo, le parrocchie ‘in sperimentazione’ dovranno accettare di vivere il disagio di camminare sul doppio binario per tutta la durata dell’intervento. E’ certamente una difficoltà in più, sulla quale l’Ufficio Catechistico Diocesano assicura una particolare assistenza di supporto e di formazione.
2. Un metodo di lavoro: la ricerca-azione
Le scienze umane suggeriscono un metodo per intervenire nelle situazioni complesse e della quotidianità: la ricerca-azione. E’ proprio di tale metodologia l’assunto secondo cui la direzione da intraprendere in un intervento sociale (pastorale e catechistico nel nostro caso) “non può essere deciso a priori, non si può sapere in antecedenza qual è l’esito della ricerca-azione, proprio perché di mezzo c’è un atto di produzione di inediti significati che aprono a una diversa lettura dei problemi e delle contraddizioni […] La ricerca-azione permette, in altre parole, di attivare delle locali ‘prese di coscienza’ e quindi di ritrovare insieme senso e responsabilità, in un’ottica di costruzione di beni locali e collettivi”[2]
Ecco perché il luogo della sperimentazione sono le parrocchie, poiché è lì che i credenti si ritrovano immersi in un insieme di relazioni, dipendenze, interdipendenze, dinamiche tra gruppi, conoscenze, rielaborazione della vita a partire dalla fede e dall’ascolto del Vangelo. E’ sperimentando nuove relazioni ‘qui e ora’ che la ricerca-azione diventa luogo di apprendimento comunitario di nuovi modi di vivere l’impegno educativo alla fede oggi.
L’intervento si configura come un reciproca implicanza tra conoscenza e trasformazione della realtà. E’ un processo ‘a spirale’ che implica diverse fasi, al cui interno l’elaborazione teorica e quella pratica sono legate tra loro da un rapporto di circolarità che si connette a spirale a livelli sempre maggiori di complessità e di globalità. Il processo che si innesca può, dunque, essere così descritto: “i ricercatori operatori e i soggetti destinatari (Ufficio Catechistico Diocesano, parroci, catechisti, famiglie e ragazzi nel nostro caso, ndr) collaborano nell’identificare i problemi o i bisogni da affrontare (azione per conoscere/definire ‘cosa cambiare con’), valutano le possibili alternative di intervento (organizzazione dell’azione: la costruzione di un percorso di cambiamento), attuano l’intervento (azione per cambiare: l’organizzazione del cambiamento), ne valutano le conseguenze (valut-azione o azione per controllare) e ne identificano i risultati, la rilevanza dei quali va ad arricchire la teoria che dà inizio a un nuovo ciclo di azioni”[3]
In sintesi si può dire che sperimentare nuovi percorsi di pastorale catechistica con il metodo della ricerca-azione significa: 1) coinvolgere tutta la comunità, con la guida di qualche esterno che fa da consulente ma opera alla pari degli altri soggetti (il tutor, l’ufficio catechistico, l’équipe tecnica); 2) avviare un processo di cambiamento di comportamenti pastorali, valorizzando le fasi della progettazione, concretizzazione e valutazione della ricerca stessa (parroci, catechisti e famiglie); 3) essere molto attenti alle dinamiche di gruppo e del lavoro comunitario e di équipe che aiuta o impedisce lo svolgimento della ricerca intervento[4]
3. I soggetti della sperimentazione
In questa iniziativa, come già è emerso, sono implicati diversi soggetti, dei quali la fase preliminare di lavoro dovrà individuarne compiti e funzioni: L’Ufficio Catechistico Diocesano, Il tutor (fr. E. Biemmi), le parrocchie (parroci, catechisti, famiglie), l’équipe tecnica. Appena definito il quadro delle risorse umane impegnate nella ricerca intervento, sarà dunque prioritario lavorare insieme per definire compiti e funzioni di ciascuno dei soggetti coinvolti.
4. Il contenuto della sperimentazione: la catechesi familiare
Il contenuto della sperimentazione, qualora fosse ancora necessario chiarirlo, può essere così definito: si tratta di cambiare modo di iniziare alla fede i ragazzi e/o i giovani superando definitivamente il modello scuola di catechismo, operando sui genitori, perché l’iniziazione cristiana avvenga nei luoghi quotidiani della vita, sotto la diretta responsabilità di coloro che ne hanno il compito nativo.
Una tale scelta comporterà anche un cambiamento nel modo di pensare e fare catechesi, di pensare e fare la comunità parrocchiale. Il convegno, infatti, ha dato delle indicazioni di orientamento futuro:
dal catechista maestro a una équipe di catechisti accompagnatori
di adulti;
dalla centralità dei ragazzi alla centralità della famiglia e in
modo particolare dei genitori;
dalla preoccupazione sacramentale, alla cura della crescita della
persona nella vita evangelica;
dalla ‘classe’ di catechismo alla famiglia e alla comunità.
5. I tempi della sperimentazione
L’Ufficio Catechistico ipotizza una sperimentazione triennale al termine della quale dar conto al Vescovo e al Consiglio Pastorale diocesano circa gli esiti, i punti di forza e di debolezza dell’esperienza, in vista di una ri-progettazione.
In linea di massima il triennio potrebbe essere così scandito:
1° anno: a) consolidamento delle ragioni del nuovo percorso e definizione di obiettivi e metodo di lavoro. b) reperimento delle risorse umane: organizzazione dei soggetti (Ufficio Catechistico Diocesano, équipe tecnica, operatori parrocchiali, parroci) e appropriazione del nuovo orizzonte catechistico; c) messa a punto di un programma formativo per gli operatori (clero e laici) da attuare nel secondo anno; d) elaborazione di un programma di intervento sperimentale.
2° anno: a) promozione del progetto mediante opportuna informazione alla comunità parrocchiale; b) formazione degli operatori; c) preparazione dei materiali; d) avvio della fase sperimentale.
3° anno: a) continuazione dell’esperienza; b) monitoraggio dell’esperienza; c) verifica e valutazione finale.
E’ solo una ipotesi di lavoro. Le decisioni definitive saranno adottate mediante confronto e dibattito comune.
6. Alcuni aspetti critici e resistenze
Non sfugge a nessuno un certo timore che accompagna tutta l’iniziativa, sia per il suo contenuto sia per le modalità nuove con le quali essa viene realizzata. E’ essenziale, per questo, l’impegno di tutti per favorire un clima di fiducia e di serenità, perché tutti abbiano la possibilità di lavorare con calma, sentendosi accompagnati e sostenuti dalla stima della comunità.
Un primo punto critico è quello dell’informazione alla comunità e tra le parrocchie, perché la sperimentazione che si avvia sia un evento diocesano, che riguarda tutti. In questo caso informare è: tenere alta la consapevolezza che il percorso è frutto di una scelta diocesana, creare dibattito e riflessione pastorale a diversi livelli, far crescere la comunione, preparare il futuro.
Un secondo aspetto da valutare con attenzione è quello della pastorale vocazionale. Tradizionalmente il seminario vescovile fa animazione vocazionale utilizzando i canali della catechesi, resta da chiedersi se è il caso e come, eventualmente, coinvolgere il seminario in questa fase.
Un terzo punto critico è quello che riguarda le associazioni e movimenti. Nelle nostre parrocchie sono diffusi gli itinerari formativi dell’AC. Il problema che si pone è duplice: uno di tipo organizzativo; cioè a quale livello della sperimentazione interviene l’AC? A livello parrocchiale nella riformulazione locale dell’itinerario? A livello diocesano? In quale gruppo operativo trova collocazione? E che ruolo hanno gli altri movimenti e associazioni presenti nella diocesi? Bisogna coinvolgere anche loro? Tale problema sarà oggetto di discussione nell’équipe dell’Ufficio Catechistico Diocesano e nell’incontro coi parroci, oltre naturalmente ad un confronto aperto e disponibile con l’AC diocesana.
Un ultimo punto critico riguarda le eventuali resistenze che dalle comunità possono sorgere verso la nuova proposta. E’ il caso di prevedere: modalità informative delle comunità? Quali criteri per selezionare a chi e a quali condizioni si propone la sperimentazione? Quali comportamenti mettere in atto per gestire le resistenze?
9. Breve bibliografia
UFFICIO CATECHISTICO – ANDRIA (a cura di d. Savino CALABRESE),
Una proposta per rinnovare l’iniziazione cristiana: la catechesi familiare,
dispensa, giugno 2003; la dispensa raccoglie articoli sul tema della catechesi
familiare pubblicati su riviste specializzate negli ultimi tre anni oltre che i
materiali del convegno catetechisti 2003 della diocesi di Andria.
SEGRETARIATO CATECHESI DIOCESI BRESCIA, i genitori e l’iniziazione
cristiana dei figli, LDC, Leumann (to) 1996;
ZAMBOTTI F. (a cura di), Adulti da educare, adulti educatori.
Prospettive per la formazione e l’impegno educativo degli adulti verso i
ragazzi, AVE, Roma 2003;
GORDON T., Genitori efficaci. Educare figli responsabili,
Meridiana, Molfetta 19972;
NIGRIS E., Un nuovo rapporto fra ricerca e innovazione: la
ricerca-azione, in MANTOVANI S., La ricerca sul campo in educazione. I
metodi qualitativi, Bruno Mondatori, Milano 1998;
DEMETRIO D., Micropedagogia. La ricerca qualitativa in educazione,
La Nuova Italia, Firenze 19962.
BORTOLETTO N. – BRANCA P. – FLORIS F. – MORELLI U. (a cura di),
Interrogarsi e investire sulla ricerca-azione, in ANIMAZIONE SOCIALE 5/2001,
pp. 27-58;
BONETTI M. – COENEN H. – OLIVETTI MANOUKIAN F. (a cura di), La
ricerca-azione come esercizio di riflessività sociale, in ANIMAZIONE
SOCIALE, 11/2002, pp. 27-60;
BRANCA P. – COLOMBO F., La ricerca-azione come promozione delle
comunità locali, in ANIMAZIONE SOCIALE 1/2003, PP. 29-61;
BRANCA P. – COLOMBO F., La ricerca-azione come attivazione delle
comunità locali, in ANIMAZIONE SOCIALE 4/2003, pp. 27-64
[1] BRANCA P. – COLOMBO F., L’organizzazione partecipata fra promozione e attivazione nella ricerca-azione, in ANIMAZIONE SOCIALE, 4/2003, p. 31.
[2] Ibid.
[3] Id., p. 35.
[4] Cf NIGRIS E., Un nuovo rapporto fra ricerca e innovazione: la ricerca-azione, in MANTOVANI S., La ricerca sul campo in educazione. I metodi qualitativi, Bruno Mondatori, Milano 1998; DEMETRIO D., Micropedagogia. La ricerca qualitativa in educazione, La Nuova Italia, Firenze 19962.