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30 anni di formazione degli adulti: |
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schema dell'intervento di Ambroise BINZ «Formazione degli adulti e degli
agenti pastorali: |
1. LA «RICERCA-AZIONE», UN COMPITO DELLA TEOLOGIA PRATICA NEL CAMPO DELLA FORMAZIONE
Una tesi iniziale: gli attori nel campo ecclesiale della formazione (e più ampiamente nella pastorale) non sono soltanto formatori-animatori, ma in virtù della loro missione sono anche ricercatori
Difatti, l'opposizione tra teoria e pratica non è più ammissibile.
Il formatore è (deve essere) un ricercatore, perché per lui le problematiche emergono dal cuore stesso del SuO agire quotidiano; mentre cerca di individuare le sfide che gli vengono incontro non solo elabora nuove pratiche, ma fa delle teorizzazioni seguendo uno specifico procedimento (la «prasseologia»). In questo modo la ricerca accompagna l'azione in questo modello che chiamiamo «ricerca-azione».
2.ALCUNI RISCONTRI FATTI LUNGO IL CAMMINO
2.1. La formazione è un processo di trasformazione che segue lo schema iniziatico dei riti di passaggio
Una ricerca sui modi con cui i formati avevano vissuto la loro formazione ha rivelato che questa veniva realizzata normalmente secondo il modello iniziatico.
Questo porta a porre in atto pratiche d'accompagnamento del processo (spiegare ciò che succede nella formazione, invitare alla rilettura, offrire un accompagnamento personalizzato che va al di là della classica direzione degli studi)
2.2. Il movimento inverso: condurre verso un diploma o partire dalle competenze desiderate, cioè, passare da una percezione essenzialista della formazione a un approccio funzionale
Partire dalle competenze desiderate in un agente pastorale ci ha portati a chiarire quali erano queste competenze e a cercare di gerarchizzarle.
Questo lavoro è stato fatto con l'accordo di tutti gli attori implicati: i formatori, gli studenti, i responsabili istituzionali, e anche i diversi partners.
Le liste delle competenze hanno costituito i criteri di valutazione della formazione. Da una parte l'organizzazione degli itinerari di formazione è stata rivista in funzione di queste liste. D'altra parte queste liste hanno costituito la base delle nostre pratiche di valutazione degli studenti: il criterio decisivo è stato l’ “essere” (le savoir-étre).
2.3. Dal processo che punta al cambio dell'ambiente al processo del cambio personale
2.4. Il ruolo dello scritto (lavori scritti, lavoro finale)
Lo scritto comporta un potenza integratrice (sintesi personale) e costituisce in sé stesso un dinamismo iniziatico.
Lo scritto è un luogo di verifica importante dell' «essere» (du savoir-étre).
Il lavoro deve essere operazionalizzato attraverso un apprendimento progressivo dei diversi elementi e delle diverse capacità richieste.
3. CONVINZIONI CHE RIMANGONO
3.1.Una formazione decisamente «andragogica»
Una formazione «olistica», ma non totalitaria
Una formazione che considera l'adulto come soggetto primo della sua formazione e quindi come partner si radica nella sua esperienza, si appoggia sui suoi bisogni e ruoli e considera elemento determinante il suo rapporto con il tempo.
3.2.La formazione ecclesiale si appoggia al cammino della teologia pratica
Il modo specifico di praticare la teologia determina la scelta dei contenuti e il modo di affrontarli, vale a dire, la maniera particolare di imparare a fare teologia. La sua trasposizione operativa è il «modello delle tre fasi».
Evitare di sezionare troppo l'orario e lavorare piuttosto con moduli più coerenti (continuativi).
Lavorare con metodo interdisciplinare.
Offrire situazioni concrete di apprendimento.
Imparare il processo in modo progressivo (cf. le nostre « restitutions »).
3.3.Si tratta di puntare ai processi più che ai risultati, e ciò cambia il rapporto con il sapere e quindi anche lo statuto dei saperi
Imparare a imparare è meglio che «imparare ogni volta di più su ogni volta meno cose».
Se il sapere viene elaborato, allora il processo con cui si impara diventa tanto importante quanto ciò che si sa (e che si dimentica lo stesso rapidamente).
3.4.La formazione è un processo globale nel quale il "vivere-insieme" ecclesiale diventa quanto mai indispensabile
La formazione si appoggia sul gruppo in quanto «laboratorio» di vita ecclesiale.
Essa considera la convivialità come un elemento indispensabile.
Le dimensioni spirituale e liturgica tendono al «vivere-insieme» di una comunità ecclesiale provvisoria.