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Nuove
esperienze di iniziazione cristiana in Italia. |
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Enzo Biemmi seminario |
Introduzione
- L'obiettivo del mio intervento è quello di presentare alcune esperienze di iniziazione cristiana che stanno tentando i rinnovare il tradizionale impianto di iniziazione ereditato dal passato e ancora in atto nella totalità delle parrocchie italiane. Si tratta di una presentazione finalizzata ad individuare alcuni indicatori di direzione che possono orientare un cambiamento diventato ormai inevitabile e urgente. Per questo motivo ho diviso l'intervento in tre parti: la presentazione degli aspetti comuni di queste esperienze, partendo dall'osservazione di una di esse ben rappresentativa; le linee direttrici che possiamo trarre come guadagno da quello che sta avvenendo sul campo; alcune condizioni da mettere in atto per favorire un progressivo processo di rinnovamento della prassi ordinaria di iniziazione.
- Non è mio compito condurre un'analisi sulle ragioni che rendono inefficace l'attuale prassi di iniziazione cristiana, al punto da renderla spesso e per la maggioranza dei casi un processo di "conclusione" della vita cristiana. Ritengo però necessario, in apertura, richiamare il disagio che provano tutti coloro (parroci, catechisti, animatori, genitori) che si prodigano generosamente in questo compito ecclesiale.
Per entrare in tema ricupero, nel panorama di questo disagio generalizzato, il gesto dei due parroci di Acquasparta, nella diocesi di Orvieto-Todi. Di fronte alla crescente sensazione che il catechismo settimanale era vissuto dalla maggioranza dei genitori come imposizione, che la messa domenicale non era frequentata dall'85% di coloro che frequentavano il catechismo e che gli adolescenti si sentivano autorizzati a prendere al più presto le distanze dalla Chiesa una volta ricevuta la cresima, i due parroci operano una riflessione con il consiglio pastorale e i con i catechisti e, informato il Vescovo, decidono di sospendere il catechismo settimanale, chiedono alla comunità una riflessione sulla situazione e ai genitori che desiderano di fare richiesta scritta per la catechesi e di impegnarsi a vivere la domenica come giorno del Signore. L'interruzione non dura più di un mese e mezzo e ha come effetto una rimotivazione della comunità ecclesiale. Al di là dell'enfatizzazione operata dai media regionali, il fatto rientra in quello che è un problema di ordinaria amministrazione per una parrocchia, per qualsiasi parrocchia italiana[1].
Occorre prendere atto che la maggioranza delle persone impegnate nella catechesi dell'iniziazione cristiana (parroci e catechisti) sente di dover portare avanti un modello nato in una situazione di cristianità e inadeguato nell'attuale contesto culturale, senza avere nessun orientamento e nessuna soluzione per modificare la situazione. La maggioranza dei catechisti continua il suo compito con generosità e fede, ma la situazione diventa sempre più ingestibile e si acutizza il bisogno di un ripensamento che vada oltre i correttivi e che riguardi un ripensamento coraggioso del modello ereditato dal passato.
- Proprio questo disagio e l'impossibilità di precedere sta suscitando in questi ultimi anni una serie di esperienze nuove a livello pastorale. Contemporaneamente, la presa d'atto della inadeguatezza dell'attuale impianto di iniziazione cristiana hà fatto riavviare la riflessione teologica e catechetica. Sono significativi, a questo proposito, due segnali: l'Equipe europea dei catecheti ha dedicato il suo ultimo convegno al tema “Come si diventa cristiani in Europa”[2]; i Catecheti italiani hanno ripreso la riflessione nel loro Convegno dello scorso anno sul tema "Cristiani per scelta".[3]
Per quanto riguarda i tentativi nuovi, occorre prendere atto che essi si stanno sviluppando in tutta Italia, da una decina di anni a questa parte, con un accelerazione significativa in questo ultimo triennio. Per questa riflessione sono state tenute presenti una quindicina di esperienze in atto in differenti diocesi italiane[4]. Sono esperienze recensite per via di conoscenza, ma tutto lascia intendere che il fenomeno sia più esteso.
La natura di queste esperienze è varia: si va dall'inserimento di una serie di correttivi importanti al processo tradizionale di iniziazione fino al ripensamento coraggioso dello stesso processo tramite una proposta sostanzialmente differente da quella tradizionale.
In comune queste esperienze hanno l'intenzione di uscire dall'impasse e di ricreare le condizioni adeguate all'attuale situazione culturale per una reale iniziazione alla fede dei soggetti implicati e dell'intera comunità ecclesiale che li accompagna.
1. Le esperienze in atto
Risultando molto lunga l'esposizione delle singole esperienze, è più utile prenderne in considerazione una rappresentativa, evidenziare in seguito le caratteristiche che accomunano queste esperienze e tentarne una valutazione interpretativa.
1.1 L'osservazione di un'esperienza tipo
Osserviamo l'esperienza di una parrocchia di Verona, nel suo modo di attuarsi e nell'evoluzione che ha avuto nell'arco di sette anni[5]
Descrizione dell'esperienza
- Le condizioni preliminari. La premessa è importante: ci sono condizioni istituzionali che autorizzano a tentare soluzioni nuove per la prassi ordinaria di iniziazione cristiana. La Conferenza Episcopale della Regione Nord Est (Triveneto) promuove per due anni consecutivi una "due giorni" di studio sul tema del ripensamento dell'iniziazione cristiana, con i direttori degli UCD, i vicari per la pastorale, esperti e altre persone direttamente coinvolte[6]. Da questi due appuntamenti, si rafforzano convinzioni comuni. Il Vescovo della diocesi di Verona nei suoi Orientamenti pastorali invita le parrocchie a tentare delle strade nuove. "Si impone urgentemente la ricerca e la sperimentazione di nuove forme e proposte per la iniziazione alla fede. Questa non potrà più avere tappe sacramentali automatiche e contemporanee per tutti... Urge sperimentare proposte nuove... che dovranno avere la famiglia e il ministero dei genitori come risorse centrali da risvegliare e valorizzare". L'esperienza della parrocchia presa in esame si avvia prima di questi orientamenti, e viene poi confermata e rafforzata da essi. La osserviamo nella sua evoluzione nell'arco di sette anni.
- La situazione di partenza. La situazione di partenza è quella tradizionale di una parrocchia rurale del nord di forte tradizione cattolica: un incontro di catechesi settimanale che vede la partecipazione della totalità (o quasi) dei ragazzi. Una verifica fatta con i catechisti porta alla constatazione che la catechesi è solo per l'infanzia e che i genitori e gli adulti non si vedono mai.
- La priima tappa
A) Per coinvolgere gli adulti, si decide di iniziare nelle varie contrade l'esperienza dei "centri di ascolto" fatti in Avvento e Quaresima e animati da catechisti laici. Dopo 3 anni, passata la novità, si constata che i gruppi sono diminuiti e che sono composti prevalentemente da persone anziane.
A’) Si decide allora di spostare la proposta di catechesi degli adulti verso le famiglie più giovani e si propone ai genitori dei ragazzi che frequentano la catechesi un cammino sistematico di catechesi biblica.
- La seconda tappa
B) I catechisti che animano questi adulti si rendono conto della scarsa presenza di questi genitori accanto ai loro figli nel cammino catechistico. Si prende pure atto dell'abbandono della catechesi e della pratica religiosa nell'adolescenza da parte di un buon numero di ragazzi. Queste due constatazioni portano ad una nuova proposta: i ragazzi continuano il loro catechismo una volta alla settimana. Ai genitori di 3 elementare (tappa della confessione), 4 elementare (prima comunione) e 3 media (confermazione) si propone un incontro al mese di catechesi per percorrere come adulti lo stesso cammino di fede dei ragazzi. Gli incontri sono guidati dagli stessi catechisti dei ragazzi, con il sostegno formativo del parroco. Dopo un anno, l'esperienza viene verificata con l'aiuto dell'UCD: i catechisti sono soddisfatti della presenza di quasi tutti i genitori agli incontri. Positiva è stata anche l'accoglienza dei catechisti laici da parte dei gruppi.
B') L'anno successivo si allarga la proposta a tutti i genitori del catechismo e si perfeziona il metodo: si fa un incontro mensile, la stessa sera, per tutti i genitori del catechismo con due momenti: approfondimento tematico da parte del sacerdote su un libro della Bibbia; confronto parola/vita, in piccoli gruppi animati dagli stessi catechisti dei ragazzi. Risultato: partecipazione di più della metà dei genitori e gradimento della proposta.
La verifica successiva porta a una nuova presa di coscienza. Fin qui abbiamo fatto una formazione degli adulti in parallelo a quella dei bambini; perché non provare una catechesi familiare? Una catechesi che coinvolga insieme adulti e piccoli in uno stesso cammino? Perché non dare ai genitori quel ruolo ministeriale che hanno ricevuto nel sacramento del matrimonio?
- La terza tappa
La terza tappa è stata quella di una catechesi familiare, cominciando con i genitori di prima elementare. La proposta si articola in questo modo:
- un incontro al mese con i genitori (normalmente partecipa uno dei due). C'è un momento formativo sul tema che i genitori dovranno vivere a casa con il loro bambino e poi la consegna di materiali (schede, giochi interattivi, attività...) con cui fare il cammino e da portare all'incontro successivo;
- una volta al mese i catechisti incontrano tutti i bambini e riprendono e approfondiscono il lavoro che stanno facendo a casa con i loro genitori;
- una volta ogni due mesi un incontro con tutte le famiglie (genitori, bambini e fratelli), nel quale i bambini presentano in modo attivo (cartellone, puzzle, raffigurazioni...) il percorso fatto con i loro genitori, i genitori a loro volta presentano le loro riflessioni, e la sintesi viene fatta dai catechisti che animano l'incontro.
Questa proposta educativa è affiancata da altre iniziative: una domenica di partenza e chiusura dell'anno catechistico; la messa domenicale animata da una classe di bambini che coinvolgono i loro genitori; due o tre volte all'anno i bambini si trovano per momenti celebrativi legati alle scadenze liturgiche; l'estate c'è il Grest e il campo estivo.
Gli obiettivi che questa parrocchia si era proposta, piano piano si stanno realizzando:
· rompere il metodo scolastico nella catechesi e fare invece un'esperienza di Chiesa dentro la quale scoprire e vivere la fede;
· rompere l'automatismo sacramentale e, in prospettiva, rompere anche le classi scolastiche, mettendo al primo posta la partecipazione della famiglia con i figli anche di età diversa;
· creare un coinvolgimento sempre maggiore delle famiglie;
· favorire la partecipazione attiva dei genitori e dei ragazzi all'eucaristia domenicale;
· curare la formazione di catechisti laici adulti, in vista di altre esperienze catechistiche.
Osservazioni sull'esperienza
L'osservazione di questa esperienza è intcssante per due motivi.
a) Essa ci fornisce il processo messo in atto in una parrocchia concreta per passare da una situazione tradizionale di iniziazione cristiana a una proposta che contiene molti elementi di novità. Tale processo è facilmente identificabile in tre tappe maggiori, ognuna con due tempi.
· La prima tappa consiste nell’iniziare una catechesi degli adulti in aggiunta a quella dei ragazzi. Questa tappa ha due passaggi: nei centri di ascolto per tutti; alle famiglie più giovani con figli in periodo di iniziazione.
· La seconda tappa consiste nel proporre una catechesi ai genitori affiancata a quella dei ragazzi, dapprima solo ai genitori che hanno figli che devono ricevere nell'arco dell'anno un sacramento, poi a tutti i genitori.
· La terza tappa consiste nel mettere in atto una catechesi familiare, con il coinvolgimento di tutta la famiglia, pur riservando momenti specifici per i ragazzi e momenti specifici per i genitori.
Il cambiamento è graduale e va da una catechesi “accanto” a una ”catechesi insieme”. La punta più avanzata di questo processo consiste nell'assunzione, in maniera assistita, da parte dei genitori dell'educazione della fede dei loro figli. E' un processo ancora in atto e che si allarga progressivamente a tutte le "classi" tradizionali e le famiglie. Di fatto, coinvolgendo la famiglia nel suo insieme, si sgretola progressivamente il sistema per "classi".
b) Questa esperienza contiene le caratteristiche principali presenti nelle altre esperienze analizzate. caratteristiche che si ritrovano in modo totale o parziale nelle singole esperienze.
1.2 Le costanti presenti nelle nuove esperienze
A partire da questa osservazione, possiamo ora rilevare le costanti. Le esperienze in atto hanno alcune caratteristiche di fondo che le stanno connotando:
a) La trasformazione del "catechismo settimanale" in un itinerario di vita cristiana, con momenti ed esperienze diversificati (catechesi sistematica, momenti di preghiera e di celebrazioni, gesti di testimonianza, partecipazione alla vita della comunità, con un intensa vita di gruppo, esercizio della vita cristiana).
b) La parrocchia e la famiglia come "grembo materno della fede". Parroco, genitori, catechisti, padrini, e la comunità sono a livelli diversi coinvolti nell'itinerario.
c) Il cambio di accento: dall'attenzione ai sacramenti da ricevere all'esperienza di vita cristiana da cominciare a vivere. Il cammino non è finalizzato alla celebrazione dei sacramenti, ma questi costituiscono le tappe celebrative del percorso, insieme ad altri riti.
d) Il ruolo centrale dei genitori, coinvolti in tutti i momenti del processo, impegnati alla testimonianza in famiglia e catechisti dei loro figli in maniera diretta o indiretta.
Nelle esperienze più coraggiose, i genitori sono formati quindicinalmente o mensilmente e fanno la catechesi ai loro figli. Sono previsti momenti di incontro tra tutti i fanciulli e genitori.
e) Si tende a slegare il cammino di iniziazione dai ritmi e dallo stile della scuola. Di conseguenza non ci sono separazioni rigide per età nè date fisse per i sacramenti.
f) C'è un ricupero forte della liturgia e in alcuni casi della domenica come giorno dell'iniziazione (in alcuni casi tutta la mattinata è consacrata da genitori e fanciulli all'iniziazione, con la celebrazione eucaristica alla quale i fanciulli sono ammessi nella misura in cui sono stati iniziati).
g) Si tende, senza poterlo fare del tutto, a ristabilire l'ordine logico dei sacramenti (battesimo, confermazione ed eucaristia) e a conferirli insieme.
h) Riprende un posto centrale la Parola di Dio, che diventa il riferimento diretto sia per il cammino dei fanciulli che dei genitori, ridimensionando il valore del catechismo e lasciandolo realmente nella funzione di mediazione della Parola. Diventa cioè spontaneo l'utilizzo diretto della Parola quando si intraprende un itinerario con marcata accentuazione evangelizzatrice.
e) Ci si sposta poco per volta verso linguaggi diversi da quelli tradizionali della catechesi: si utilizzano i registri della narrazione, del simbolo, dell'evocazione, e di meno quelli razionali e della spiegazione.
- Che valutazione siamo in grado di portare su questo insieme di esperienze?
a) Si tratta di esperienze che hanno ancora una durata breve nel tempo e che presentano difficoltà di attuazione ed alcrini limiti. Segnalo quelli più evidenti, che sono consapevoli agli stessi protagonisti.
- Si tratta di un processo all'interno del quale c'è una perdita di sistematicità dei contenuti, dal momento che si privilegia la situazione reale delle persone implicate, c'è un forte accento di prima o nuova evangelizzazione e si tiene come riferimento principale la Parola di Dio. Questa "perdita" è compensata da un guadagno di partecipazione, di coinvolgimento, di significatività dei contenuti stessi.
- C'è una resistenza da parte di alcune famiglie a lasciarsi coinvolgere. Alcune di esse preferiscono andare in altre parrocchie vicine, dove vige il sistema tradizionale. Alcune delle proposte esaminate prevedono proprio la libera scelta dei genitori tra le due possibilità, all'interno della stessa parrocchia (in questo caso con un grande lavoro da mettere in cantiere) o con un accordo tra parrocchie vicine.
- Si pongono dei problemi a causa di situazioni familiari particolari, soprattutto per l'aumento di coppie di persone divorziate o conviventi. Come pensare il loro coinvolgimento nella catechesi diretta ai loro figli? Come accoglierle?
- Occorre un cambio di ruolo del catechista laico tradizionale, che deve assumere una competenza di guida degli adulti, oltre che dei ragazzi. E' necessario quindi un grande investimento formativo, che una parrocchia da sola non è in grado di sostenere.
- Mentre si iniziano queste esperienze, spesso molto intense e partecipate, come gestire tutte le altre attività catechistiche e parrocchiali, che nel frattempo procedono secondo il sistema tradizionale?
b) Queste difficoltà e questi limiti non tolgono nulla ai numerosi elementi positivi che queste esperienze, là dove sono condotte con cura e passione, stanno visibilmente attuando. Esse vanno sostanzialmente nella linea di promozione di una comunità adulta nella fede che diventa tutta generatrice di fede, tutta iniziata ed iniziatrice. Se tentiamo uno sguardo sintetico su quello che sta avvenendo, possiamo dire che queste esperienze stanno operando un distacco dal modello precedente di iniziazione e ponendo in campo gli elementi per un nuovo modello non ancora disponibile. Accelerano, cioè, il congedo da un sistema di iniziazione proprio di una società di cristianità e cominciano a tracciare i lineamenti di un nuovo modello. Non arrivano ancora a una proposta organica che sia in grado di tenere presenti tutti gli elementi del processo, ma stanno preparando la strada. Stanno dicendo che è possibile fare diversamente, che facendo diversamente non ci si discosta dagli elementi fondamentali che la tradizione ha sempre custodito e che così facendo si viene realmente incontro ad una mutata situazione culturale ed ecclesiale. E' un procedere parziale, ma già significativo.
2. Le grandi linee direttrici
Diventa allora importante, nel tentativo di trovare una direzione corretta per procedere, rilevare dalle nuove esperienze e dalla riflessione critica su di esse alcune linee direttrici che possono orientare il cambiamento e servire da punti di costante verifica.
Li riassumo attraverso alcuni passaggi da operare[7].
1. Passare da una catechesi riservata ai ragazzi ad una catechesi per tutti. Si tratta di un'affermazione già ampiamente presente nei documenti ufficiali della catechesi, sia a livello della Chiesa universale che della Chiesa italiana. E' alla base del progetto catechistico italiano e dei catechismi per le differenti fasce di età. In molte parrocchie è però rimasta una semplice intenzione. I dati a livello nazionale sono spietati. Le energie ecclesiali restano in gran parte disequilibrate. Infatti, 274.000 dei 300.000 cristiani sono impiegati per i fanciulli e i ragazzi e il resto per i giovani e gli adulti[8]. Sarebbe come se i medici italiani fossero per il 90% pediatri, e per il rimanente 10% si occupassero della salute dei giovani, degli adulti e degli anziani. Di fatto l'organizzazione catechistica e pastorale italiana è ancora tutta centrata sui fanciulli e i ragazzi, cioè è ancora tutta predisposta per un contesto sociale, ecclesiale e culturale che non esiste più.
2. Privilegiare l’evangelizzazione e la catechesi degli adulti rispetto a quella dei ragazzi e ripensare questa nell'orizzonte della prima. Dove questa priorità è stata attuata, si nota che la costituzione dei gruppi di adulti non è stata fatta in sostituzione dell'impegno con i fanciulli e i ragazzi, ma in aggiunta a quello. Cosi il senso di insoddisfazione è continuato instaurando un percorso parallelo. Il passaggio agli adulti non significa certo l'abbandono dei fanciulli e dei ragazzi. Si tratta piuttosto di considerare il destinatario adulto come il perno a partire dal quale vengono concepite tutte le iniziative, e questo obbliga a una profonda riformulazione del ministero catechistico, delle sue priorità, dei suoi obiettivi, della sua organizzazione.
Guardando le esperienze nuove in atto, rispetto a questo passaggio, si nota che esse stanno andando in questa direzione, ma sono ancora in una fase nella quale il "perno" sono ancora i bambini, attorno ai quali ruotano e si rimotivano gli adulti. E' una fase inevitabile, dopo secoli di catechesi puerocentrica. La direzione è quella di arrivare a un cambio del "perno" di attenzione.
3. Transitare da una catechesi per fasce di età ad una catechesi intergenerazionale. Questa è l'effettiva novità portata dalle nuove esperienze e il punto di reale cambiamento. Al di là delle dichiarazioni di principio, la maggior parte delle attività ecclesiali si svolge secondo un modello di separazione e, anche là dove esistono itinerari catechistici per adulti accanto a quelli per i fanciulli, niente o quasi niente è previsto per una catechesi intergenerazionale. La suddivisione della catechesi per generazioni poteva essere una soluzione pertinente ed adatta per una società cristiana. Non lo è più in una società in cui il cristianesimo è socialmente minoritario. La catechesi familiare è, per definizione, intergenerazionale.
4. Passare da una catechesi finalizzata ai sacramenti a una catechesi che introduca globalmente nella vita cristiana. E' abbastanza evidente che l'enfatizzazione dei sacramenti (della cresima in particolare) porta a fare di essi la tappa conclusiva, piuttosto che la porta di entrata nel mistero cristiano. Non è qui messa in discussione la necessità di salvaguardare la verità di fondo per la quale ciò che introduce nella fede cristiana è proprio la ricezione dei sacramenti dell'iniziazione, come esperienza della Pasqua di Cristo nella vicenda personale[9]. Quello che si vuole dire è che l'esperienza dei sacramenti è in funzione di una vita di fede che si apre davanti, che si sostiene e sviluppa dentro una comunità che crede, celebra e vive il mistero che sperimenta e che si gioca nella quotidianità e nella profanità dell'esistenza. E' innegabile che l'iniziazione e la catechesi che la sostengono restano nelle nostre comunità cristiane in gran parte nella linea di una sacramentalizzazione (non raramente svenduta) delle nuove generazioni.
5. Passare da un processo di socializzazione di massa ad un processo che ricupera la scelta libera dei soggetti. Questo passaggio trae profitto dell'aumento progressivo di richiesta del battesimo nell'età dell'adolescenza e nell'età adulta e permette di ricuperare quello che è fondamentale nell'atto di fede: la scelta libera del soggetto. Non serve ricordare che vanno tenute presenti due esigenze insite nell'atto di fede: la gratuità e precedenza della grazia di Dio (che la prassi del battesimo dei bambini ha sempre sottolineato) e la conversione e adesione libera del soggetto[10]. Questo secondo versante è stato oggettivamente offuscato in periodo di cristianità, poiché la logica di un processo di socializzazione religiosa privilegia il primo versante della fede: è proprio della socializzazione indurre una scelta "sociale", e quindi mandare in secondo piano l'iniziativa del soggetto.
E' significativo che il recente Convegno dei catecheti italiani, riflettendo sulla necessità di ripensare il modello di iniziazione cristiana, abbia scelto il titolo "Cristiani per scelta", titolo che ha orientato l'ipotesi della ricerca. La logica di un processo di iniziazione alla fede veramente inculturata, richiede oggi l'atto libero di scelta del soggetto. Dentro una cultura di globalizzazione anche religiosa, "scegliere" torna decisivo e il processo di iniziazione al credere deve essere ripensato come processo del decidersi nella libertà, senza tuttavia lasciare che si finisca nelle sabbie mobili dell'individualismo culturale.[11] La presa in considerazione seria di questo aspetto rimette in discussione gran parte dell'impianto attuale e ancora una volta segnala che la vera decisione di fede non può che avvenire in età adulta[12].
6. Uscire dalla delega a un gruppo di catechisti del processo di iniziazione a un processo preso a carico dall'intera comunità ecclesiale. Questo ultimo aspetto è quello che sostiene tutti i precedenti e appare come la condizione fondamentale, ma anche come il guadagno principale, di un cambiamento dell'attuale sistema di iniziazione. E' anche il messaggio più confortante che ci arriva dalle nuove esperienze. La comunità ecclesiale adulta, in tutte le sue componenti anche se in modi differenziati, è grembo della fede per le nuove generazioni: i genitori, prima di tutto, il parroco, i catechisti, le persone impegnate negli ambiti della liturgia e della carità, le persone più umili e semplici che vivono la fede nel quotidiano. Il procedimento iniziatico è un procedimento di appropriazione progressiva, libera, esistenziale, ritmata liturgicamente, della fede cristiana e dei diversi aspetti della vita cristiana, grazie al contatto e con l'appoggio di una comunità che crede, vive e celebra. La sua logica è quella del "venite e vedete"; non avviene dunque senza il sostegno di comunità vive.
Tutto quello che concorre a rendere consapevole la comunità adulta del suo compito generativo in ordine alla fede rispetto alle nuove generazioni è nella direzione giusta. Avviene così che la comunità adulta, generando, rigenera se stessa. In ogni iniziato la Chiesa stessa, come "Chiesa domestica" (famiglia) e comunità parrocchiale può rivivere la grazia dell'iniziazione e cosi rinascere continuamente alla propria identità. Avviene cioè qualcosa di analogo del rapporto della madre con il bimbo che è nel suo utero. Per tanto tempo si è pensato che il cordone ombelicale fosse unidirezionale (dalla madre al bimbo). Ora si sa che il cordone ombelicale è bidirezionale: la madre fa il bimbo e il bimbo fa la madre: la costituisce madre fisicamente, psicologicamente, nella sua profonda identità. Così è per la fede.
Questo abbandono del "babysittcraggio catechistico" non elimina la figura del catechista, nè vanifica la specificità dell'atto catechistico: li sottrae invece al loro isolamento e conferisce loro un ruolo e una competenza diverse rispetto a prima.
3. Le condizioni istituzionali da mettere in atto
E' noto come i cambiamenti durevoli sono quelli che nascono dalla base e sappiamo anche come molti programmi, anche buoni, stabiliti dall'alto siano finiti negli archivi della storia. In questo momento, la situazione di disagio è molto acuta e sta portando effettivamente al nascere di alcune esperienze dalla base. Ciò che sorprende è il convergere di questi tentativi su alcuni punti comuni, non concordati, poiché queste esperienze nascono spesso all'insaputa le une dalle altre. E' un sintomo importante: una situazione di difficoltà generalizzata porta a soluzioni, se non uguali, molto simili. E questo diventa un indicatore di direzione.
Accanto a queste constatazioni, occorre farne però un'altra. Se è vero che i cambiamenti durevoli vengono dalla base, è altrettanto vero che tali cambiamenti non diventano durevoli se non sono sostenuti, organizzati e orientati da chi detiene l'autorità nella comunità ecclesiale. E' impensabile che i catechisti di base, ma anche i parroci, abbiano energie, lucidità e coraggio sufficienti per assumere consapevolmente un cambiamento e per investire in quella direzione le proprie energie.
Occorre un sostegno autorevole.
A questo proposito risulta dunque decisiva una sinergia ai tre livelli implicati.
- Il primo livello è quello delle catechiste e dei catechisti di iniziazione cristiana. In questo momento essi stanno vivendo il loro compito con molti disagi e i due atteggiamenti tra cui oscillano sono l'autocolpevolizzazione (le cose non vanno bene perché io non sono capace, preparata...” e la colpevolizzazione dei genitori (a casa distruggono quello che noi costruiamo a catechismo). Manca in loro la consapevolezza di quello che sta accadendo, della transizione che è in atto. E' urgente, per rasserenare il loro lavoro e per renderli creativi. che siano coscienti che la catechesi non è la causa dell'insuccesso dell'evangelizzazione delle nuove generazioni, ma che, se mai, la catechesi vive le difficoltà della Chiesa intera nel suo compito di inculturazione della fede. Perché di questo si tratta, e non di contenuti o di metodi: di una nuova inculturazione della fede per una cultura che è di fatto ancora in gestazione.
E' molto diverso stare nell'impianto attuale di iniziazione cristiana perché si sa che per il momento non abbiamo reali alternative e starci credendo che questo modello coincide con l'iniziazione cristiana stessa. Si può lavorare con serenità e creatività, pur nei limiti della situazione, solo se si ha consapevolezza delle cause e non ci si accanisce sui sintomi. E' urgente che questo messaggio passi ai catechisti, e passi autorevolmente.
- Il secondo livello che deve stare in movimento è quello dei formatori dei catechisti. Non si può cambiare nulla alla base se non si tiene in evoluzione la formazione stessa. Ad ogni discorso indirizzato alla base e a ogni progetto di cambiamento parziale deciso occorre ripensare il modello formativo (e non solo i contenuti) applicato sulle persone chiamate ad attuare questi cambiamenti, tenendo conto di quel principio fondamentale per cui le persone formate applicano inconsapevolmente il modello con il quale sono state formate. Se si vuole cambiare, si deve cambiare formazione.
- Il terzo livello implicato è quello di chi gestisce l'autorità, al vertice (i Vescovi), alla base (i parroci) e nel ruolo di mediazione (i direttori UCD). Occorrono delle precise decisioni istituzionali assunte ai tre livelli dell'autorità. In un certo senso, l'evoluzione va provocata. Molte linee proposte
nella formazione sono infatti vanificate se non trovano accoglienza da parte dei parroci e sostegno autorevole da parte dei Vescovi. Un certo coraggio istituzionale si rende necessario, per piccoli passi ma in maniera determinata, se si intende effettivamente sbloccare questa situazione.
Solo un orizzonte di comprensione comune maturato ai tre livelli (catechisti, formatori, autorità) e una reale intenzione operativa assunta da chi gestisce l'autorità può far procedere il cambiamento senza far perdurare lentezze e frustrazioni.
Conclusione
Il problema del ripensamento del tradizionale processo di iniziazione cristiana è certamente il compito più urgente e più complesso della pastorale attuale, non soltanto italiana, ma europea[13].
La doppia fedeltà al vangelo e al proprio tempo fa sì che non si possa differire più a lungo l'allestimento di un immenso cantiere di rinnovamento, l'entrata per la Chiesa in un coraggioso laboratorio pastorale. L'invito che il Papa ha rivolto ai giovani a Tor Vergata ("laboratorio di fede") può essere esteso a tutta la Chiesa e in particolare al suo compito pastorale: va aperto un laboratorio nel quale si ripensi, riprogetti, attui e verifichi costantemente la prassi ordinaria di iniziazione cristiana, non con la pretesa di arrivare in fretta a un nuovo modello, ma con l'umiltà di prepararne le condizioni e di metterne in campo gli elementi.
Un rischio forte sarebbe quello di pensare che le annali difficoltà siano frutto di una crisi passeggera, e che tutto tornerà come prima; il modello non è finito, basta riprenderlo con un supplemento di impegno e di fantasia[14]. E' una posizione generosa, ma che rischia di far perdurare illusioni e frustrazioni.
Un secondo rischio, non meno grave, sarebbe quello di lasciare le nuove esperienze a se stesse, senza assistenza e orientamento.
E' dunque necessaria una parola autorevole, non ceno per dare soluzioni magiche, ma per segnalare che il problema va affrontato e per fornire alcuni orientamenti di fondo. Deve essere una parola realistica, serena e rasserenante, e per ciò stesso mobilitante. Deve anche essere una parola orientativa, che fornisce i punti di riferimento di fondo e le attenzioni da avere per procedere.Tale parola autorevole sul ripensamento del processo tradizionale di iniziazione cristiana è forse il modo più adulto per assumere seriamente il progetto decennale “Comunicare il vangelo in un mondo che cambia”. I differenti modelli di iniziazione alla fede che nel corso della sua storia la Chiesa ha assunto dimostrano che la fedeltà al vangelo richiede processi comunicativi adatti alle differenti situazioni culturali e che non c'è reale fedeltà al vangelo se non c'è una altrettanto reale e paziente fedeltà al proprio mondo che cambia.
[1] Per capire il senso del gesto di queste due parrocchie. si veda la presentazione, da parte dei parroci stessi, nel settimanale diocesano umbro: Un 'ordinaria iniziativa pastorale per sensibilizzare le famiglie, "La Voce", no 3, 25 gennaio 2002.
[2] Gli atti del convengo sono pubblicati in Devenir chrétien,. "Lumen Vitae”, mans 2001, n°1.
[3] Gli atti di questo convegno, tenutosi a Pontecagnano (Sa) il 27-29/9/2001 sul tema Cristiani per scelta, saranno prossimamente disponibili.
[4] Mi riferisco alla serie di esperienze raccolte dalla rivista "Evangelizzare", alcune delle quali sono presentate nella rubrica "Iniziazione" (settembre 2001 - giugno 2002). Ecco le principali: diocesi di Avellino, attuata in 7 parrocchie; diocesi di Conversano-Monopoli (Bari); parrocchia di San Giorgio Martire di Locorotondo (diocesi di Brindisi-Ostuni); le parrocchie della cittadina di San Giuliano Milanese; le due esperienze della diocesi di Trento (quella della catechesi familiare in due parrocchie della città e l'itinerario di iniziazione cristiana secondo la logica del catecumenato della parrocchia di Mattarello); il ripersamento dell'iniziazione cristiana dei ragazzi secondo la logica catecumenale nella diocesi di Lucca; la catechesi familiare della parrocchia di Asparetto, diocesi di Verona: l'esperienza del catecumenato nella diocesi di Firenze; il progetto di iniziazione cristiana della diocesi di Vicenza. presentato negli orientamenti pastorali del Vescovo “Cristiani si diventa”; la proposta di cammino per l'iniziazione cristiana della diocesi di Concordia-Pordenone: l'itinerario per genitori di ragazzi dell'iniziazione cristiana sperimentato per dieci anni nella parrocchia B. Cottolengo di Torino.
[5] Si tratta della parrocchia di Asparetto, nella diocesi di Verona, guidata dal parroco don Giuseppe Turri. La descrizione sintetica di questa esperienza si trova in Bollettino della diocesi di Verona. Informazioni pastorali novembre 2001, p. 8-10.
[6] Queste “due giorni" si sono svolte a Cavallino (Venezia). nei giorni 8-9 gennaio 2001 e 7-8 gennaio 2002. Gli atti dell'incontro del 2001 sono disponibili nel fascicolo: UFFICI CATECHISTICI DEL TRIVENETO, Ripensare l’iniziazione cristiana, pro manuscripto, Gennaio 2002; si trova inoltre una sintesi esaustiva in: Giorgio Ronzoni, Il triveneto ripensa l’iniziazione, “Evangelizzare” n. 3,2001, 173-176. E' in programma la pubblicazione di un secondo fascicolo per l'incontro del 2002.
[7] La formulazione di questi passaggi trova alcune conferme nell’articolo di AERENS Luc, Mener la transitino vers la catéchèse de cheminement, in La catéchèse paroissiale. Conditions d'un renouveau, «Lumen Vitae» giugno 2002,149-169. Questo articolo conferma l'emergere di linee comuni in Europa per quanto riguarda il cambiamento da mettere in atto rispetto ai tradizionali processi di iniziazione alla fede.
[8] Questi dati. certamente da aggiornare n'a comunque molto vicini alla realtà, sono tratti dall'indagine curata dall'Università Salesiana: MORANTE Giuseppe. I catechisti parrocchiali in Italia nei primi anni '90. Ricerca socio-religiosa, LDC, Leumaun (Torino) 1996.
[9] Si veda a questo proposito il dibattito in atto: CASPANI P., La pertinenza teologica della nozione di iniziazione cristiana, Glossa, Milano 1999. Si veda anche il numero speciale Diventare cristiani. Educazione e iniziazione cristiana. "Catechesi" marzo-aprile 2002, in particolare MARTELLI A., L’iniziazione cristiana: chiarificazione contenutistica previa, p. 4-11.
[10] Sulla centralità della conversione, sulla decisione come "atto coraggioso e adulto della libertà" nel processo della logica battesimale, si veda LAITI GIUSEPPE, Il battesimo: grazia e logica di vita secondo la fede in Gesù Signore, in La fede battesimale come incontro con Cristo, Il Segno dei Gabrielli editori, Verona 1997. L'articolo contiene anche un'utile bibliografia stili 'iniziazione cristiana.
[11] La Chiesa ha fino ad ora attuato tre grandi modelli, quello catecumenale dei primi secoli, quello di socializzazione religiosa proprio del periodo medievale e quello tridentino o del "catechismo". Il passaggio è facilmente delineabile: da "cristiani non si nasce, ma si diventa, a “non si può non essere cristiani"; a "cristiani si nasce e si è insegnati a diventarlo". Questi tre slogan bastano da soli a far capire quale profondi cambiamenti ha avuto il processo di iniziazione alla fede sulla linea di una doppia fedeltà: al vangelo e alla storia. Questa stessa fedeltà chiede oggi che sia maggiormente evidenziato l'aspetto della conversione e della libera adesione del soggetto. Una provocazione in questa linea ci viene dal progetto catechistico diocesano della diocesi di Liegi (Belgio). Esso prevede che ognuno sia libero di iniziare e interrompere il cammino catechistico a qualsiasi momento, di inserirsi nella forma di catechesi che ritiene più adeguata a sé e di chiedere un sacramento quando si sente pronto. Non c'è più bisogno di iscrizione obbligatoria al gruppo di catechesi e saltano le fasce di età. Le tappe sacramentali (battesimi, prime comunioni. cresime) sono possibili una volta al mese. Per prendere visione del progetto si veda DEROITTE H., oc., 105-116.
[12] Dovrebbero far riflettere a questo proposito gli interrogativi posti da Deroitte: "E' un errore concentrare tutti gli sforzi catechistici tra i 7 e i 14 anni. E se l'età della catechesi fosse soprattutto tra gli O e i 6 anni e, soprattutto. tra i 25 e i 40?" (o.c., p. 30). La domanda è sostenuta dall'argomentazione che nei primi anni di vita si strutturano le dimensioni umane fondamentali (fiducia nella vita, apertura agli altri, capacità di sperare) e l'età decisiva delle scelte è quella in cui una giovane coppia compie le sue scelte di vita e diventa "generativa'.
[13] Cfr. ALBERICH Emilio, Regards sur la catéchèse européenne, "Catéchèse", n° 100-101,1985, p. 169. Sorprende, a questo proposito, l’uniformità dell'impianto di iniziazione cristiana nei paesi europei, persino sconcertante quando la si vede riprodotta nei suoi schemi più tradizionali in quei paesi (come i paesi dell'Est e nel Nord Europa) nei quali più evidente è lo scarto culturale di questo modello. Si vedano le 10 rubriche sulla rivista "Evangelizzare" (settembre 2000 - giugno 2001) che presentano la prassi attuale di iniziazione in dieci paesi europei.
[14] Questa posizione può essere tenuta sia per inconsapevolezza dei cambiamenti in ano, sia per un eccesso di generosità pastorale. Si veda a questo proposito il dibattito aperto su "Settirnana" in seguito al Convegno dei Catecheti italiani, in particolare Catechesi: perché e come cambiare i modelli esistenti?, "Settimana", 16 dicembre 2001. n.45, p. 2.