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Confronto con le attese e il disagio contemporaneo |
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Luigi Accattoli Primo annuncio in parrocchia. |
Affronto l'argomento con il racconto di un'esperienza: una lettura familiare del
Vangelo di Luca, proposta ai figli e ai loro amici, come via privilegiata per
una ripresentazione della figura di Gesù Cristo, nel deserto del dopo-cresima.
Narro la proposta, le modalità di questa lectio familiaris, le obiezioni alla
fede e al suo annuncio che vengono dai nostri figli. Figli già catechizzati,
frequentatori di Bose e delle giornate mondiali della gioventù, ma approdati
alla non pratica e persino all'affermazione della non credenza verso i vent'anni.
Un'occhiata al contesto
La "città mondiale" in cui viviamo tende a porsi come una città "secolare": i
valori condivisi sono quasi sempre riconducibili all'eredità cristiana, ma le
leggi, la scuola, i media non li presentano più come tali. Lo stesso si può dire
per gran parte del costume familiare e sociale. Non sono più a dominante
cristiana il linguaggio - specie quello giovanile - e i sentimenti che esso
veicola.
In questa città mondiale a dominante secolare - e in ciascuna ormai delle nostre
città - viene in questione la fede: la possibilità stessa di dire "io credo in
Dio" senza provocare meraviglia.
Ebbene, in questo contesto umano, l'unica reale possibilità di comunicare il
Vangelo - da parte del singolo, nella vita ordinaria - è data dalla capacità di
giungere, nel dialogo da uomo a uomo, all'affermazione: io credo in Gesù, io
credo nel Dio di Gesù Cristo!
L'interlocutore - si tratti di un collega di lavoro o di un figlio secolarizzato
- deve avvertire che gli stiamo comunicando non un'idea, o un programma, ma
un'esperienza e quasi un segreto.
Compiuta l'affermazione "io sono cristiano", resta il problema di presentare e
giustificare la fede attestata e questo passo ulteriore non potrà essere
compiuto che attraverso la narrazione - ormai sconosciuta ai più -della storia
di Gesù: cioè attraverso una comunicazione del Vangelo che per molti sarà un
primo approccio.
Ho proposto ai figli un viaggio nei Vangeli
In applicazione a questi convincimenti, mi sono chiesto che cosa potevo fare per
ripresentare la figura di Gesù ai miei figli e ho proposto loro un viaggio nei
Vangeli.
"Vi faccio questa proposta - ho detto - perché io credo in Dio e in Gesù Cristo
e sono felice per il dono di questa fede e vorrei parlarvene lietamente e
confidenzialmente, affinché possiate averne una "buona notizia" e non quella
notizia mesta e autoritaria che credete di averne avuto, e che via ha lasciati
insoddisfatti, o indifferenti.
"Il Vangelo è la notizia di una resurrezione: in questo senso è una buona
notizia. E credo vi interessi. Racconta che Gesù è tornato dai morti e ha
promesso ai discepoli la resurrezione dai morti. Non c'è nulla di più
interessante.
"Io sono sicuro che il Vangelo vi attirerà, perché non c'è nulla di più giovane
del Vangelo sulla terra. Un Padre nei cieli che ci attende, un fratello maggiore
che ce ne parla, il suo Spirito che a lui ci guida e ci aiuta a vedere ogni uomo
come un fratello. Dopo duemila anni, il Vangelo è un libro che l'umanità ha
appena aperto".
Perché abbiamo scelto il Vangelo di Luca
Ho fatto quella proposta e i ragazzi l'hanno accettata. Tra i Vangeli abbiamo
scelto quello di Luca: perché fa scritto per i greci, che erano lontani dal
mondo ebraico e perciò esso è più vicino alla nostra condizione, che è ormai
lontana dalla tradizione religiosa.
Ma l'abbiamo scelto anche perché Luca è l'evangelista della "mansuetudine di
Cristo" e questo è un altro elemento che lo avvicina a noi. E' l'unico
evangelista che racconta che Gesù nasce in una stalla e viene visitato da
pastori. L'unico che riporta le parabole del figlio prodigo e del buon
Samaritano. L'unico che racconta l'episodio della "peccatrice" che si rannicchia
ai piedi di Gesù e li bacia e li profuma, l'unico che narra la promessa del
Regno al buon ladrone.
Ultimo motivo della scelta: Luca è il migliore tra gli scrittori del Nuovo
Testamento. E anche questo può aiutare i nostri ragazzi a intenderlo.
La proposta l'ho fatta ai miei cinque figli, ai loro fidanzati e fidanzate (tré
sono maggiorenni), a due nipoti loro coetanei e ai loro amici. Fino a oggi
abbiamo fatto una decina di serate, in casa nostra: facciamo una lettura
continuata, non saltiamo nulla e siamo appena arrivati alle tentazioni nel
deserto.
La partecipazione è sulle dieci persone a sera. Ci si riunisce a cadenza
quindicinale. Si fa l'incontro anche se qualcuno, o più di uno, non possono
esserci. Agli assenti si invia per e-mail una sintesi della serata. All'inizio
della riunione seguente, si ricapitola il tutto.
Non ci sono vincoli di presenza, ne ritualità particolari. La lettura è intesa
come primo approccio, fatta in modo che sia accessibile anche a chi non si
professa credente: una metà dei ragazzi è dubbiosa, l'altra metà teme di essere
atea.
Si legge e si discute dopo la cena, fatta con pizze ordinate in pizzeria. Fino a
oggi i ragazzi sono contenti dell'esperimento e nessuno se ne è allontanato e
tutti dicono che lo continueremo. Lo considero un buon risultato.
Attese e disagio dei ragazzi
II mio racconto sarebbe monco, se tacessi le obiezioni dei ragazzi. Non la
resistenza alla proposta, che per fortuna non c'è stata, ma il vaglio delle
modalità e l'assicurazione - cercata da ognuno - che non si trattasse di una via
traversa per "riportarli in chiesa".
Presento dunque l'idea e tutti accettano di tentare. Ma quai tutti osservano che
- a differenza di come la metto io - il loro distacco dalla fede cristiana non è
dovuto alla disapprovazione di elementi marginali, o comunque non essenziali,
quali potrebbero essere il ruolo politico della Chiesa, gli scandali del clero,
la precettistica sessuale; ma è dovuto; all'incapacità di accettare la
resurrezione, il miracolo, il trascendente.
B chiede se sono previsti "momenti rituali", come preghiere e partecipazioni a
messe. Rispondo di no: infatti - dico - non abbiamo iniziato con una preghiera.
E per la stessa ragione ho voluto che facessimo questo incontro in casa e non in
parrocchia. Se un giorno saremo di più, cercheremo un luogo adatto, ma eviteremo
l'ambiente della chiesa, per mantenere all'iniziativa il carattere libero e tra
uguali.
Tutti trovano giusta questa partenza in campo aperto. B precisa che la proposta
lo attira, ma non vuole dare per scontato nulla. Che "non si vede per niente" in
una vita cristiana come è proposta dai neocatecumenali, o dai monaci di Bose,
che gli sembrano mondi "troppo speciali", ma potrebbe accettare "un modo di
essere cristiano come quello degli amici di papa" (ex FUCI).
V e L sono i primi a porre la questione della fede e a chiedere se il confronto
si potrà fare anche se uno, o più d'uno, tra noi, accetta il cristianesimo come
amore del prossimo, ma non comprende più la fede cristiana. Dico di sì, perché
il nostro viaggio nei Vangeli vuole avere carattere esplorativo. Ma preciso che
a me interessa l'intero della figura di Cristo come è presentata dalla grande
tradizione cristiana e dunque io ne parlerò sempre partendo da questa veduta.
A dice che la sua posizione è più radicale e lei si sente "atea del tutto". Ma
apprezza la "provocazione" che io propongo, nei termini di libertà dei singoli
cui ho accennato.
I fa la sua storia di fede, che ha avuto "il momento di Lourdes e della volontà
di farsi suora, seguito da un grande rigetto". L'attira la mia idea, di
presentare la figura di Gesù per "abbondanza del cuore", perché io "sono felice
di frequentarla e vorrei offrire questa possibilità alle persone che mi sono più
care". E' curiosa di vedere gli sviluppi di questo confronto.
Rispondendo a un'obiezione di A, sull'insufficienza del ragionamento per
raggiungere la fede - "arrivo ad apprezzare il comandamento dell'amore, non ad
accettare Dio e che Gesù è Dio" - accenno alla "fede come dono", ricordo Paolo
ad Atene, che neanche lui, il più trascinatore tra gli apostoli, riesce a
"convincere" i greci riguardo alla resurrezione di Cristo. Infine uso un
argomento che scelgo apposta per A e paragono la mia "provocazione" evangelica
alla sua, quando, partente per la Puglia, mi disse: "Vai a Polignano a mare, che
ti piacerà!" Così io dico: non conosco nulla di più bello della figura di Gesù e
del suo Vangelo, nulla che possa dare più felicità! Proviamo a fare questo giro
nei Vangeli, vedrete che vi piacerà!
Tutti dicono di trovare questa impostazione attraente. Ma anche tutti osservano
che loro - grazie all'insegnamento avuto in famiglia e nelle varie esperienze
fuori casa - sono "un passo, o molti passi più avanti, rispetto a tanti loro
compagni e amici, che - loro sì - condannano la Chiesa perché è ricca, o
considerano i preti ignoranti e imbroglioni.
V aggiunge che "quando si discute, per esempio al lavoro, ma capitava anche a
scuola, quelli che siamo qui passiamo per cristiani convinti, perché diciamo che
non è vero che la Chiesa sia tutta una bottega e che ci sono anche dei credenti
sinceri e preparati". Tutti si sentono interpretati.
A mi chiede: "Se poi nessuno di noi arriva alle tue conclusioni?" Rispondo che
io metto tutto nel conto e sarò comunque contento di aver potuto parlare di ciò
che più amo alle persone che mi sono più care.
B si dice stupito dei comportamenti strani che hanno spesso i credenti -fa
l'esempio della Giornata mondiale giovanile di Toronto, dov'è stato con M
l'estate scorsa - e dice che è ben contento di poter parlare di Gesù tra persone
normali e che "non ti fanno pregare a forza". Dice la sua contrarietà ai "gruppi
dove appena arrivi vieni chiamato a pregare, prima che si sappia perché si prega
e se le persone vogliono pregare".
Conclusione
I nostri ragazzi secolarizzati sono disponibili alla ripresentazione della
figura di Gesù e al confronto sulla fede, purché avvenga
- per il tramite dei Vangeli e non per altra via
- in modalità e contesto non ecclesiastico
- senza dare per scontato il "ritorno in chiesa".
Mi vado interrogando sulle modalità che una simile iniziativa - di prima e
libera proposta del Vangelo - potrebbe assumere in un contesto allargato, non
più solo familiare. Credo che tutti i giovani dell'adunata di Tor Vergata
accetterebbero - se li sapessimo offrire - incontri liberi sul Vangelo. Immagino
che neanche uno su dieci, di quei due milioni, sia disponibile a un impegno in
zona ecclesiastica.