AICa
Gruppo romano

Resoconto della riunione del 12 marzo 2008

 

Presenti:  Suor Attanasio,  Bissoli, Currò,    Suor  Cettina,  Suor Colisei, , Giannatelli, Gianetto, Lonardo,   Suor Mazzarello,  Meddi, ,  Pastore,Suor Siboldi,Suor Silvia,  Suor Tricarico,.

 

1. Ospiti di Don Luciano Meddi, all’Università  Urbaniana, Facoltà di missionologia (con il cordiale saluto del Preside Don Trevisiol), abbiamo affrontato il tema “catechesi come  comunicazione".   Attingendo dallo studio che sta facendo  sull’argomento, Meddi ha rimarcato tre idee fondamentali con immediata incidenza sul fare catechesi:  comunicare è più ampio del tradizionale trasmettere ; la multimedialità ha trasformato  il tradizionale modo di apprendere ; la comunicazione  non è uno strumento da usare per facilitare la trasmissione , ma  è  fattore  costitutivo della catechesi stessa.

Di qui derivano incidenze varie

a)  Si prospetta un nuovo modello complessivo di catechesi , ove la comunicazione non è strumento, ma relazione “laboratoriale” con cui fare insieme il processo di apprendimento, sull’asse appunto di una relazione interpersonale creativa, che mira e condivide gli stessi obiettivi

 b)  Si ridefiniscono i ruoli interni alla catechesi .La comunicazione avviene se la relazione vede il ricevente o soggetto come colui che positivamente si lascia coinvolgere . Ne deriva che costruire relazioni comunicative è finalità, non solo  fase di passaggio, della progettazione catechistica;i l messaggio  avviene dentro  la relazione,  si esprime  nella ‘parte comune’ tra  emittente e ricevente ;  cura del meta messaggio e del feed-back diventano fattori fondamentali ; l’organizzazione catechistica va inserita  nella relazione comunicativa con un tempo pedagogico opportuno

c) Per  organizzare l’agire catechistico non  basta la competenza  acquisita fin qui dai catechisti, se  l’irruzione del linguaggio massmediale non viene avvertita come trasformazione globale della comunicazione stessa dell’uomo. La catechesi  è efficace , se diventa produzione di messaggi condivisi, una sorta di mixage in  contemporanea in catechista e soggetto, dove   il messaggio  provoca  ‘fibrillazione’ dell’anima , una  ‘ferità’ interiore,  non la constatazione di  verità  puramente logiche (dottrine)

 Tre questioni emergenti: la libertà nell’IC è fattore sostanziale o secondario? Il fattore tempo è compatibile con qualsiasi modalità? E quali luoghi favoriscono meglio la catechesi come comunicazione?

 

2. Dopo un delizioso break,  si svolge una conversazione viva ed  interessante. Si è d’accordo  nel ritenere  il profilo della catechesi come comunicazione, così come è stata proposta,  si fanno delle puntuali osservazioni  con interventi di chiarificazione del relatore, ma in una sostanziale sintonia

a- Un fattore essenziale è il fattore tempo che per la comunicazione non può essere calcolato  secondo il modulo  della trasmissione tradizionale, deve poter  essere adeguato alla natura e fini della comunicazione, quindi dei soggetti e della relazione da  stabilire in maniera efficace

b-  Vi è l’esigenza, in una catechesi genuina, di garantire  l’oggettività del dato di fede, meglio compreso come alterità.  L’oggettività però  non sta nella  assunzione bruta del  dato, ma dipende dalla  sua interpretazione, posta in essere nella relazione tra  emittente e ricevente. L’annuncio kerigmatico non contraddice  la catechesi come comunicazione se tale annuncio  avviene nell’orizzonte delle relazioni interpersonali. Per questa ragione elemento  favorevole  è il contesto di una comunità comunicante

c- Il  modello proposto è tanto  interessante quanto complesso, dove gi ingredienti della buona relazione non sono scontati, vi soggiace una visione antropologica  nuova. Va anche riconosciuto che  la comunicazione è un fattore di trasmissione, ma non è l’unico. La narrazione è pure significativa.  Infine non si dimentichi delle ‘ povertà’ umane(limiti, peccati) che rendono difficile  la comunicazione. Si terrà conto dell’ambiente come elemento importante di comunicazione

d-  In fondo parlare di comunicazione è dire cosa ovvia, giacchè non esiste una “non comunicazione”. Piuttosto è vitale la sintonia tra tradente e ricevente,  anche il feed-back non va considerato meccanicamente, ma  compreso come  riscontro del livello di empatia tra l’uno e l’altro. Anche il modello  per convergenza rientra nel quadro della buona comunicazione

e-  La catechesi come comunicazione oltre a portare ad una crescita anche umana della persona, permette di  favorire meglio proprio  la comprensione del messaggio cristiano , se si accettano una nuova mentalità e linguaggio ,  per cui il messaggio viene visto come ‘ la parte comune’ del tradente e del recettore

f- Una buona riuscita del modello proposto  richiede l’attenzione alla questione del ‘luogo’, inteso come  contatto con il vissuto reale e non la sua rappresentazione;  ma resta da chiedersi quando effettivamente  scatta la motivazione che fa comunicare. Se poi catechesi è ’ produrre insieme’ la verità, anzi un ‘esporsi ‘ insieme  grazie a cui la relazione si fa intensa,  la realtà  di Dio deve  poter in certo modo essere colta   dentro la comunicazione stessa, come Colui che sorregge e stimola la buona  comunicazione  della fede .

g-Merita  a questo proposito riflettere su quale comunicazione è la   Rivelazione, per notare la capacità di rivelazione della comunicazione

3. La data per il prossimo incontro sarà il GIOVEDI’ 13 O 20 NOVEMBRE ,  alle ore 15, presso l’UCN o l’UPS.  Saranno date indicazioni precise entro giugno. Il tema verterà sulla Parola di Dio alla luce del Sinodo appena concluso.