AICa
Gruppo romano

Resoconto della riunione del 9 marzo 2006

I linguaggi della comunicazione nell’IC concretamente intesi nella Bibbia, Liturgia, contenuti altri (dottrina)

 

Presenti: Attanasio, Barbetta Bissoli, Suor Cettina, Currò, De Souza, Gianetto , Kusniar, suor Manello, Mazzarello, Meddi , Montici, Ohloguey, Paganelli, Pastore, Ruspi, Siboldi, Teti, Zagara.

 

L’incontro avviene all’Istituto di Catechetica dell’ Università Salesiana.

 

D. C. Bissoli, trattando del tema biblico ha sottolineato come tanto il processo iniziatico ha bisogno del dato biblico di cui vuol essere attualizzazione sacramentale, altrettanto la Bibbia va modulata sulla specificità di tale processo. Ciò richiede nel primo aspetto di pensare IC come esperienza del diventare cristiani secondo la Bibbia e nel secondo di incontrare la Bibbia risuscitando in essa le dinamiche della vita credente . Concretamente si suggerisce di leggere la Bibbia come relazione Dio-uomo in Gesù Cristo, nell’arco della historia salutis, sottolineando le valenze sacramentali ( ad es. nei tanti segni lungo i due Testamenti)

D. W. Ruspi, trattando della componente liturgica alla luce dei documenti ecclesiali,sottolinea la sua necessaria presenza in quanto sacramento del mistero di grazia; richiama la necessità della catechesi durante la ‘celebrazione delle v arie tappe ‘di IC , ma anche nelle varie forme di ‘ celebrazione di consolidamento’ del cammino di fede. Vi è certamente un bisogno di adattamento degli stessi ordinamenti magisteriali impostati sugli adulti ( e poi il RICA è del 1972 ). La Nota seconda per l’IC e la Guida di attuazione ne sono un buon segnale, con la peculiarità di sottolineare il tempo mistagogico, che consolida la inevitabile fragilità della condizione giovanile. Va ancora osservato che l’IC ha un suo prima: l’esperienza dei riti familiari, quel codice simbolico che permette di stabilire una significativa relazione con Dio nella comunità. Va infine osservato che la dimensione generativa intrinseca alla IC chiede la presenza di una comunità generante

D. Gianetto parlando globalmente dei contenuti dell’IC, richiamandosi al recente documento catechistico dei Vescovi di Francia, sottolinea, come prima cosa, che “ la vita di comunità fa parte dell’IC”;” aver gustato la vita di fede spinge all’approfondimento”; in secondo luogo il contenuto della catechesi deve mirare all’essenziale. Saranno le grandi verità della fede, ma facendo in maniera che non diventino dottrine astratte o oggetti manipolabili: è il rapporto della persona con queste realtà che va evidenziato. Questo è meglio favorito dalla catechesi come narrazione. D.Gianetto ricorda che tale impostazione diede Pio X alla sua catechesi quando era parroco a Salzano; in terzo luogo di fronte alle scelte cui è posta l’IC- ed ogni comunicazione catechistica adeguata alla situazione- , viene da chiedersi se e come viene garantita la globalità della ‘dottrina cristiana’ . In termini generali si può dire che la capacità di entrare nei documenti della Tradizione indica il criterio di maturità della fede del soggetto

2. La discussione ricca e stimolante viene qui sintetizzata in alcuni nuclei aggregatori dei vari interventi

2.1 Un nodo centrale, più che i singoli linguaggi (biblico, liturgico, dottrinale), ha riguardato l’integrazione ed interazione di essi, facendo di ciò criterio di legittima ed efficace comunicabilità de singoli contenuti. E’ emerso un quadrato delle attenzioni, che sono a loro volta da mantenere in interazione :
- attenzione all’eredità catechistica della comunità credente , concretamente esemplata nei Catechismi CEI per l’ IC
- attenzione al ‘prodotto finale’, ossia alla capacità dell’iniziato di fare esperienza reale di vita cristiana
- attenzione alla condizione del soggetto iniziando, nella sua condizione di’frammentazione’ interiore ( riflesso di frammentarietà sociale, culturale, religiosa di ambiente)
- attenzione alla mediazione comunicativa del ‘catechista, di cui occorre garantire la competenza richiesta ( autocomprensione; capacità relazionale…)

2.2 Il punto precedente è a conclusione di vari interventi che hanno focalizzato questo o quell’aspetto per il cammino di IC
* La comunicazione della fede ha avuto nel passato una preferenza di tipo kerigmatico, ma ciò appare piuttosto una scelta che un criterio normativo . Rimane la questione del rapporto da mantenere fra dato della fede, obiettivi da conseguire e capacità significativa del linguaggio
*Punti rilevanti cui attendere: la lettura della Bibbia intesa come relazione Dio-uomo e il linguaggio simbolico proprio del mondo familiare come supporto antropologico per il linguaggio religioso; l’attenzione al mistero insito nella vita delle persone come segno e stimolo di apertura al mistero di Dio; il linguaggio simbolico, sul modello dei Lagarde, come efficace mezzo a favore dei minor (pur nei limiti di tale modello) ; l’incisiva mediazione del linguaggio dell’arte; valorizzazione la III Nota CEI come adattamento del RICA
* La centralità del soggetto va rispettata non solo a livello culturale con contenuti solidi e precisi, ma soprattutto in prospettiva spirituale perché avvenga un cambio di conversione, di fare cioè l’esperienza viva di quanto si comunica
* Le pubblicazioni catechistiche dovrebbero favore di più l’integrazione dei linguaggi di comunicazione della fede, sviluppando la componente pedagogica per i catechisti e presentando sussidi che pongono attenzione alla relazionalità, al narrativo, alla prassi
* Il bisogno di integrazione non può far dimenticare quelle situazioni di frammentarietà del soggetto, cui bisogna corrispondere secondo la ‘logica del frammento’ , cioè lanciando, non sistemi completi di verità, messaggi di provocazione che possono aprire alla trascendenza.
* La frammentazione dei linguaggi trova una soluzione nella persona del catechista capace di farsi competente di integrazione
* Occorre una pedagogia della fede che faccia entrare nell’esperienza della fede, evitando il rischio del formalismo, tarlo del tradizionale processo catechistico, passando dalla regola dei contenuti a quella degli obiettivi: essere capaci di vita cristiana. I Catechismi della CEI non sembrano pienamente consoni alla caratterizzazione “ per la vita cristiana” che portano nel titolo
* Una attenta lettura dei Catechismi per l’ IC della CEI mette in luce in essi un impegno di interrelazionalità e significatività , con degli obiettivi che ne sono sviluppo e dei contenuti che vanno proposti in vista degli obiettivi. Per cui l’adattamento al processo di iniziazione nelle comunità locali può ben avvalersi dei Catechismi ufficiali. Come di fatto sta capitando

 

3. D. Currò informa sul prossimo Convegno nazionale AICa (24-26 settembre) invitando al sito www.catchetica.it

 

4. Il prossimo incontro sarà GIOVEDI 9 NOVEMBRE 2006, OSPITI DELL’AUXILIUM FSE, Roma , ore 15-18
Come tematiche sono suggerite: la lettura critica di modelli di IC, come espressioni di catechesi della comunità.
Per la sessione primaverile del 2007 è già indicato il tema della comunicazione come inculturazione (tramite i media) presso il Centro Catechistico Paolino