|
RESOCONTO della RIUNIONE DEL 3 MARZO 2005
Catechesi degli adulti e maturazione della
fede
Presenti: Alberich, suor Attanasio, Barbetta Bissoli, De Souza, suor
Colosi, suor Dosio, Gevaert, Gianetto, suor Manello, Morante, suor Ohloguey,
Pastore.
1. L’incontro avviene all’Istituto di
Catechetica dell’ Università Salesiana . Partecipano anche due studenti
tirocinanti di catechetica .
2. E. Alberich fa una relazione di sintesi sul recente “Colloquio ISPC” di
Parigi, 23.
-26 febbraio 2005, dedicato alla ‘catechesi degli adulti’(CdA), il cui
titolo preciso suonava “Catechesi degli adulti e maturazione della fede”.
Il Colloquio , che vide la partecipazione di 400 persone di varie parti del
mondo e soprattutto di responsabili di catechesi nella Chiesa francese, era
stato strutturato in modo tale che le relazioni ( primo giorno), le
esperienze (secondo giorno) e gli ateliers o laboratori (terzo giorno),
potessero meglio produrre dei risultati utili, grazie ad una feconda
interazione reciproca .
Dei contenuti dei tre giorni viene fatto un rapido resoconto:
* particolare rilievo meritano le due relazioni, di D. Villepelet,
direttore dell’ ISPC , sulla “ Condizione dell’adulto oggi “, e di E.
Biemmi sulle “Sfide teologiche e catechistiche per credere da adulti oggi”
* la comunicazione di dodici esperienze di CdA ,di diversa origine
internazionale, ha messo in risalto come la CdA oggi si identifichi
praticamente con la formazione di catecumeni e di ricomincianti ;
* i cinque laboratori hanno focalizzato dimensioni ed esperienze di base
nella CdA. I titoli lo dicono bene: “Diventare adulto nella fede”; “Maturità
psicosociali e maturazione della fede”; “Seguire Cristo, una forza per
vivere”; “ Parola di Dio e parole umane”; “La responsabilità della Chiesa
verso gli adulti”
3. Radunando insieme le istanze emerse dal Colloquio, Alberich ha
sottolineato fra l’altro:
- la validità del metodo impiegato nel Colloquio, attinto dalla teologia
pratica, ossia l’esercizio della riflessione sulla prassi;
- il paradosso di una CdA tanto affermata dal Magistero e così poco
praticata nelle chiese;
- evangelizzazione e pastorale missionaria indicano oggi i tratti centrali
della CdA, quindi questa si identifica per tanta parte con la formazione di
catecumeni e ricomincianti;
- maturare la fede è obiettivo centrale della CdA, riconoscendo d’altra
parte l’esistenza di diverse maturità in relazione all’età;
- Bibbia, liturgia, linguaggio simbolico, ‘corporeità’ … sono riferimenti
necessari nella CdA;
- la mediazione della comunità, tanto è in sé necessaria, altrettanto è
avvertita poco credibile ed affidabile . Bisogna ripensare a fondo la
dimensione ecclesiale del cammino catechistico impegnandosi a fare una
Chiesa adulta di cui si possa avere fiducia;
- la formazione dei catechisti assume un valore primario in vista di quella
che viene chiamata una ‘pastorale d’engendrement réciproque ‘
4. C. Bissoli , sempre nel contesto del Colloquio parigino, ha toccato il
ruolo della Bibbia nella CdA. Esso viene inteso in funzione di
iniziazione , secondo tre forme o modelli di approccio articolati in
diversi indicatori. Si sottolinea la necessità di mettere al centro non il
testo, ma il soggetto, reso capace di percepire non tanto la parola di un
testo lontano, ma la prossimità della Parola di Dio, risvegliata dal testo,
nel suo cuore
5. Nella discussione si è richiamata la distinzione fra comunità
missionaria e CdA. D’altra parte si è osservato che la CdA , realizzandosi
concretamente oggi con persone , catecumeni e ricomincianti, per forza di
cose richiede una ispirazione ed impostazione di evangelizzazione
missionaria
6. Un secondo punto di discussione riguarda la dimensione ecclesiale del
processo di CdA in relazione sia alla forma catecumenale , sia all’opera di
ricominciamento, sia nella formazione permanente dell’adulto cristiano.
* Si è notato all’esperienza che l’interesse dell’adulto che cerca la fede
è concentrato sulla scoperta di Gesù Cristo , e non per sé in una
appartenenza alla comunità. Si passa attraverso la Chiesa, ma ci si vuole
fermare in Gesù
* Si aggiunga che non di rado l’esperienze di chiesa avute in precedenza
diventano un ostacolo pesante a riguardo di tale appartenenza. Ciò avviene
soprattutto quando il profilo istituzionale e giuridico della Chiesa prevale
e determina il prifilo carismatico e di fraternità .
* Se è vero che la componente ecclesiale è intrinseca all’atto di fede,
occorre sapere dosare la progressività del cammino che porta ad una convinta
appartenenza alla chiesa, il che richiede di far fare esperienza positiva
della comunità, di pensare ad una comunità del futuro più che del passato.
Il discorso di revisione cade concretamente sulla parrocchia, anche se la
comunità di appartenenza non è automaticamente la parrocchia.
* A questo proposito , il direttore dell’ ICA, C. De Souza, reduce da un
analogo convegno sulla CdA a Los Angeles, ne ha messo in luce l’idea di
fondo: l’ impostazione della CdA dentro la missione profetica del discepolo
di Gesù fa nascere in certo modo la Chiesa con il cristiano.
* In sintesi nella CdA occorre curare i tre livelli di formazion: delle
persone, ma anche delle comunità e formazione che riguarda pure
l’istituzione ecclesiale nel senso di adeguarla al fine dell’annuncio del
Vangelo
7. Temi possibili per il prossimo incontro: comunità ed iniziazione
cristiana; come cambiare i Catechismi nella prospettiva dell’iniziazione; la
comunicazione nel processo di iniziazione
8. Il prossimo incontro sarà GIOVEDI 10 NOVEMBRE, OSPITI DELL’UCD DEL
VICARIATO DI ROMA ( Suor Lorenzina)
NB.Si ricorda che il convegno dell’ AICa nazionale, settore Roma, è presso
l’Istituto di Catechetica delle Figlie di San Paolo, venerdì 15 aprile sul
tema della comunicazion. Si invita a fare l’iscrizione entro Pasqua.
Invece nei giorni 25-27 settembre p.v. si terrà il Convegno nazionale
|