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AICa |
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RESOCONTO della RIUNIONE DEL 18 MARZO 2004 Appunti pedagogici che mirano a dare un
fondamento al processo di iniziazione cristiana a partire dai dinamismi di
sviluppo della personalità
Presenti: Alberich, suor Aurora , Bissoli, Cavallotto, Chiarastri, De Souza, suor Gabriella, suor Giuliana, Gevaert, Gianetto , Kipoy Pombo, Mazzarello, Meddi, Montisci , Morante, Peralta, Ruspi, Teti, Vallabaraj, Zagara.
1. Siamo ospiti dell’Università Urbaniana, accolti dalla cortesia di L. Meddi, presidente dell’AICa, con il saluto gradito di G. Cavallotto , Rettore magnifico della medesima Università. 2. U Gianetto considera tre tappe :la prima infanzia: al seguito della scuola di S. Cavalletti (e più in là della Montessori), si deve ritenere la presenza di un ‘potenziale religioso’ che non si identifica con lo sviluppo della componente intellettuale logica; la fanciullezza e preadolescenza: la mediazione della narrazione e il clima di gioia dovrebbero segnare l’esperienza dell’Eucaristia, rendendola fonte di amore e di festa; va tenuto conto del processo di satellizzazione e desatellizzazione con le forti ripercussioni nel processo di maturazione umana, per cui la maturazione cristiana cui mira l’iniziazione deve apparire come un processo di liberazione da ogni coazione negativa, di formazione del senso di indipendenza grazie a valori validi; per la fase della giovinezza, appena accennata, si sottolinea alla luce di ricerche fatte, il valore della comunicazione , dell’educazione all’amore facendo una saldatura con la preparazione al matrimonio (fidanzati), della presenza operativa di equipe di formazione. 3. La ricca discussione, interrotta dal gustoso break, si può organizzare attorno a valutazioni di insieme e a osservazioni più in dettaglio Già Tillmann aveva denunciata la sterilità della catechesi dei ragazzi tra i 6 e in 12 anni, staccata da quella precedente quella che segue. Occorre riproporre l’accento sulla famiglia (catechesi familiare) e la comunità quanto si metteva fin qui nel "catechismo sociale" che oggi più non ha efficacia. Nella catechesi ai piccoli superare il pericolo di di leggere la Bibbia in termini dottrinali. Dei piccoli va considerata e valorizzata la componente di apertura ed entusiasmo Bisognerebbe considerare che l’attenzione ai piccoli più che iniziazione cristiana si dovrebbe parlare di prima evangelizzazione L’opzione antropologica nel cammino di iniziazione non va considerata come una mediazione facilitante, ma una condizione costitutiva secondo la logica dell’incarnazione, in virtù della quale si realizza il cammino iniziatico Un processo di iniziazione attenta alla persona deve coniugare tre filoni: rinnovamento dei contenuti ( centralità della componente biblica, rinnovamento del nuovo contenitore rappresentato dal processo di iniziazione nella sintesi equilibrata di annunci, celebrazione e testimonianza della carità), rinnovata attenzione alla componente pedagogico-religiosa in dialogo con le teorie di Fowler, Oser, capace di dare dinamismo all’annuncio, alla conversione e alla mistagogia. Da questi fattori bene armonizzati si profila il modello antropologico adeguato. E’ da aggiornare lo standard classico di lettura evolutiva della persona per impostare l’educazione della dimensione religiosa, così sembra appaia nella relazione Gianetto. Occorre attendere alla reale consistenza di fattori dati per assicurati: a riguardo della famiglia, alle singole fasi di età ecc. Per parlare di iniziazione in termini più adeguati meglio sarebbe considerare la condizione dei giovani adulti capaci di riflessione, in prospettiva missionaria. Farla rientrare autonomamente nella cura dei piccoli è fare un processo derivato, parziale allo sviluppo globale che è degli adulti. Per piccoli si dovrebbe meglio parare di preparazione all’iniziazione cristiana, cercando di ch’arre a questo scopo gli obiettivi da perseguire. La dimensione religiosa non va pensata solo come garanzia di una buona presentazione della dottrina, ma prima va studiata nei suoi passaggio evolutivi secondo Fowler Badare ad una educazione alla globalità dentro una comunità ove contenuto e metodo procedono insieme. Va ripensato il ruolo che può avere l’IRC nel cammino iniziatico Rileggendo il processo antico di comunicazione della fede , è necessario distinguere tra iniziazione cristiana come formazione e iniziazione cristiana in senso stretto ( v. S. G. Crisostomo). Nella crescita della fede appaiono importanti l’obiettivo della ‘idnetificazione del credo come del modello di credente ( padrino), l’esperienza del fare preghiera , carità, la stessa dottrina, la valorizzazione di un contesto di accoglienza e cordialità Per una migliore comprensione dell’attuale stagione storica italiana va considerata il cambio che sta avvenendo nel progetto catechistico italiano, dalla catechesi dottrinale del ‘San Pio X’ ( e di attuali nostalgici) ai catechismi per l’iniziazione cristiana ove l’attenzione alla componente psicologica e sociologica pareva guidare la catechesi, con il rischio di non dare vero impatto al dono della fede in scollegamento con il primo annuncio, con la partecipazione familiare, con la mistagogia Comincia la terza fase della catechesi dell’iniziazione cristiana, dove la dimensione teologica ed educativa vanno insieme, Qui la figura emblematica e feconda è l’itinerario che rispetta più componenti della condizione giovanile, ma anche mette in rilievo il centralità dei I annuncio come fondamento di una esperienza di fede globale, coinvolgendo il singolo alla scelta, non solo alla istruzione sulla fede, mettendo come mediazione altamente significativa che è data dalla famiglia Nel processo di iniziazione la figura del catechista deve assumere un analogo cambio, non ripetitore di formule, ma accompagnatore, passando dal servizio isolato in una classe al luogo vivo di appartenenza dei ragazzi, da ufficiale della Parola e testimone. Inoltre l’attenzione va spostata dai catechismi alle persone che vi partecipano. Una mentalità nuova sdi catechisti e della loro adeguata formazione viene emergendo, capace di fondere momento dell’annuncio della celebrazione, della vita comunitaria, della testimonianza. Un ministero dell’ecclesialità e non solo di un frammento Si avverte la necessità ritornante di chiarire il concetto di iniziazione, come pure di valutare adeguatamente nel processo la componente psicologica dei ragazzi 3. A conclusione Gianetto sottolinea l’importanza del terreno, ossia la condizione giovanile, su cui seminare la Parola dell’annuncio. Va considerato meglio il tipo differenziato di personalità con cui fare i conti 4. Meddi ricorda la proposta di non fare un convegno unitario nazionale per il 2004, ma svilupparne regionalmente alcun tematiche proposte per le singole regioni nell’ambito della formazione: antropologia e formazione cristiana Vitorchiano, clero e formazione continua ad Assisi, formazione religiosa tra biografia e narrazione in Puglia, progetto catechistico ed iniziazione a Napoli, le competenze formative del catechista a Bologna, Catechesi come comunicazione , Roma 5. Il prossimo incontro sarà il 18 NOVEMBRE 2004, ALLE ORE 15, PRESSO IL CENTRO CATECHISTICO DELLE SUORE PAOLINE A ROMA 6. Temi proposti: iniziazione cristiana come processo formativo e identità teologica (missionaria); famiglia e iniziazione cristiana; rilevanza antropologica e pedagogica nell’iniziazione cristiana |