AICa
Gruppo romano

RESOCONTO della RIUNIONE DEL 6 NOVEMBRE 2003

Presenti: Alberich, Attanasio, Bissoli, Chiarastri, De Souza, Farronato, Gabriella, Gevaert, Gianetto , Mazzarello, Meloni, Montisci. , Morante, Ruspi, Stickler, Teresa, Vallabaraj, Zagara

L’ospitalità  viene offerta  con la solita cortesia nella sede  Auxilium FMA.

Hanno luogo  subito i due input generali su tematiche per sé diverse, ma  che rientrano nel quadro della iniziazione su cui  si stada tempo riflettendo.

1. Il prof. Gevaert dell’ UPS tocca il tema;

Saper cogliere le occasioni per suscitare la domanda di fede

 

a- Parte da una triplice  constatazione:

- vi sono occasioni più favorevoli di altre per suscitare la domanda: ad es. l’esperienza del  lutto;

-di fronte al vuoto di interessi, occorre  saperli suscitare;

 - vi può essere occasione di domanda che non si apre al discorso della fede perché  il contenuto di questa è  recepito come ‘già saputo ‘e quindi risposta  irrilevante  : è necessario operare per un cambio di mentalità.

b- “La domanda della fede”. E’ in sé  un formula impropria. Non nasce dall’esperienza una domanda di Vangelo. Essa semmai   sorge  da un annuncio  previo. Il cuore è capace  di ascolto della Parola , grazie alla quale diventa   capace di risposta. Viceversa  il Vangelo  è dotato di chiaro interesse per le problematiche dell’uomo ed intende  calarsi dentro l’esperienza dell’ uomo, rendendolo cosciente della sua inadeguatezza per una risposta definitiva  e quindi  chiedendo di aprirsi   al dono della fede.

c- Le vie di questa ‘esistenzialità invocante’   sono:

- l’attesa  profonda  del cuore umano, che si fa ricerca del senso della vita, della verità, dell’amore… In verità tale attesa  si fa più lucida nell’uomo post factum,  dopo l’annuncio-ascolto del Vangelo

- i grandi problemi che caratterizzano la condizione umana:  segnatamente la domanda dell’origine e della fine. Anche queste domande  sono componenti costitutive  del messaggio evangelico  che diventa quindi un  opportuno codice interpretativo delle esperienze  umane.  Si  ricorderà  che tra domanda e Vangelo non vi è automatico incastro, ma vi  possono essere ostacoli che impediscono la domanda di sfociare nella visione evangelica, magari perdendosi nei meandri di risposte più cattivanti.  Si pensi alle tentazioni di Gesù nel Vangelo

-  la domanda va suscitata con  alcuni  stimoli privilegiati: la considerazione critica  (profetica) delle scelte talora assai miopi dell’uomo (come il ricco insensato del vangelo, che  fa conti troppo limitati sulla vita, dimenticando la morte!);   una celebrazione (liturgica)  bene  collegata alla vita. Es. Taizé;  l’esperienza diretta con i grandi problemi della vita: malattia, handicap…; contatto con persone che dedicano la loro vita a servizio degli altri in nome del Vangelo;  attendere che sia la vita stessa che interpella il soggetto , creando per questo spazi  di ripensare.

Discussione

1) Il  nodo centrale  che ha  mosso la conversazione  è  stato lo  stereotipo del’già sentito’, del ‘già saputo’ che impedisce di cogliere come significativa la risposta  della fede cristiana.,  Di qui delle osservazioni:

a - Nel pluralismo odierno ,  avviene più facilmente che  la persona avvalendosi del facile stereotipo di ‘conoscere già’ la visione cristiana e  di stimarla quindi  inadeguata, si rivolga a  fonti discutibili  di risposta ( sette, movimenti fondamentalisti…) Urge non togliere o cambiare l’identità   dell’evento cristiano, ma proporlo in modo diverso   così che si elimini l’ostacolo-alibi del ‘ già saputo’ e  si conosca  invece  l’autenticità della fede

b- Per  superare veramente  il complesso del ‘già sentito’, occorre che il  dato cristiano  diventi ermeneutica  delle domande espresse ,     giungendo ad una fede capace di dialogare con la cultura  e con ciò  oltrepassare una comprensione puramente superficiale e quindi scontata  della risposta della fede  stessa

c-  Un processo necessario è  aiutare a riscoprire il nuovo nel discorso tradizionale della fede con quella creatività che ridice la novità dell’annuncio. Una di queste vie è di leggere il “ postmoderno “non solo in termini negativi , ma mettere in risalto quegli elementi positivi che facilitano la sintonizzazione con  il Vangelo, permettendogli di essere contemporaneo , come   è proprio della  Parola di Dio La pastorale del battesimo nella problematica odierna dell’ iniziazione cristiana”,

d- Esperienze spirituali forti  lasciano il segno per una attenzione più adeguata alla proposta cristiana

2)   Altre osservazioni

a- Se si considera la categoria dei praticanti,   si dovrà  riflettere  quali domande di fede vanno suscitate anche  per loro;    un modo di  suscitare’ domande di fede’ nell’opinione pubblica  sta nel farle da parte della Chiesa  in forma pubblica   attraverso  mezzi che lo consentano;  si riscontra  che certi  presbiteri preferiscono  rifugiarsi nei sacramenti perché  sono incapaci  di sostenere un corretto, prolungato dialogo sulle  questioni di fede

b-   Come  testimonia l’esperienza  della confessione,   non  di rado  la domanda  religiosa del penitente  può essere forte, ma  la   risposta non  è sempre recepita immediatamente: dove le ferite    sono grandi  occorre una adeguata maturazione   del cuore;    vi è ancora l’ esigenza che il  contesto della comunità     mostri una coerenza  tale da sostenere la risposta  ricevuta  nel momento della domanda ; infine va segnalato  il paradosso per cui  la situazione più esposta  al dialogo  serio sulla  domanda-risposta di fede , come è  il  confessionale,   sia anche   ben  poco favorevole  per  una   efficace  realizzazione data la ristrettezza di luogo e di tempo. In ogni caso la confessione deve diventare luogo privilegiato per la ‘domanda di fede’

c- Un fattore catechistico efficace per suscitare la domanda di fede  è dato da esperienze fatte, che vanno quindi raccolte e approfondite. IL cammino dei catecumeni  è ricco di  ciò.  Vanno raccolte risposte  da domande come queste: :” Perché  ti fai cristiano?”, “ Perché molte persone  diventano cristiane, quando diversi altri se ne vanno?”  .  Vanno esaminate  voci di convertiti :” Mi sono fatto cristiano  per conoscere il popolo del  Dio che mi  ha salvato”, “  Perché voi siete capaci di perdono”,”Adesso ho capito cosa è il cristianesimo”

IL prof. Gevaert  conclude  con tre osservazioni: occorre distinguere  il motivo  della “domanda dell’uomo” quando esso  è un  fanciullo: lì  deve  prevalere il percorso intuitivo attraverso un  loro processo’filosofico e teologico’ che nel genere della fiaba una buona mediazione;  la predicazione  e catechesi  ufficiale  devono diventare  maggiormente ermeneutica della vita, capaci di suscitare domande di senso. Ma esse stesse appaiono  troppo circoscritta  all’area sacramentale . Occorre   che l’annuncio superi in certi modo l’area abituale  , affronti, come faceva Paolo, la  situazione storica  concreta della gente;  alla scuola della Lettera di Diogneto, dovrebbe apparire pubblicamente  ciò che   caratterizza  la scelta cristiana, senza complessi di inferiorità  e superando il rischio della manipolazione riduttiva.

 

2. Il prof Morante dell’ UPS svolge- a modo di input- il secondo tema:

La pastorale del battesimo nella problematica odierna dell’ iniziazione cristiana

a- Il primo problema riguarda il contesto del  Battesimo, ossia la stessa iniziazione cristiana, in quanto non si dà  come si dovrebbe  una mediazione comunitaria competente e credibile. In quale comunità entra chi riceve il Battesimo? Ve n’è una? E’ affidabile?

b-  Purtroppo l’offerta della comunità in occasione del Battesimo non è ancora investita di una reale attenzione alle persone. A chi fa domanda  del battesimo si dà una risposta canonica, che appare prefabbricata non approfondita  con i richiedenti che si trovano di fronte ad un  prendere o lasciare più per rispettare i canoni che   vedersi coinvolti nella loro reale condizione .  Non è una pastorale attenta alla domanda ed è  incapace di suscitarla in termini vitali  in quanti   la  fanno in termini soltanto  materiali

c- Quanto all’evento del  Battesimo.

- Battesimo degli adulti: si è  constatato che diversi dopo poco tempo paiono’ tornare indietro’, perché manca uno sbocco  operativo   nella comunità di accoglienza. Prevale la routine parrocchiale che non avverte la novità del  dono

-  L’iniziazione dei ragazzi non battezzati  che oggi viene prevista farsi insieme con i battezzati rischia di svuotare la novità dell’evento di grazia e dunque  snervare la  partecipazione alla vita della comunità in modo fresco di questi piccoli neofiti

- Quanto al battesimo dei bambini, non si discute il diritto di farlo, ma le condizioni entro cui si fa. Non basta appellarsi che il Battesimo  è un bene in  se stesso  perché vada bene  per questo soggetto qui e ora.E’ necessario che la comunità faccia opportune scelte pastorali. Una di queste è quella dell’accompagnamento pastorale delle coppie che chiedono il battesimo  per  il figlio.

Discussione

1)  Quanto  alla pastorale

a-  Occorre superare  la mentalità che restringe   in certo   modo la buona preparazione con il fatto che una persona lo chieda. La domanda porta con sé implicitamente le  condizioni di fare  ciò che è necessario perché la  risposta  sia adeguata, perché il Battesimo sia quell’evento che vuol essere

b-  In certo modo il Battesimo va riscoperto nella sua identità In questo deve tornare a valere per tutti come paradigma, il modello catecumenale che richiede una via da battere, non un istante da riempire,  via valida  per le diverse età e condizioni, con diverse possibilità di  soluzione e con tempi più o meno ravvicinati secondo il bisogno .

c- In quest’ottica  prende senso il cosiddetto”battesimo a tappe”, per cui l’evento di grazia in qualche modo  si realizza lungo il cammino di maturazione dei soggetti con pluralità di segni fino all’atto finale del Battesimo davanti alla comunità

d- Nella situazione attuale si nota una sproporzione tra la domanda di sacramenti che è sovente solo una richiesta  di riconoscimento sociale e la risposta  confessante, misterica della celebrazione del sacramento.  Sarebbe meglio  che  la comunità  offra  dei segni che valorizzino il dono della vita, con un rito di benedizione, una festa… aprendo la strada ad un futuro percorso sacramentale vero e proprio. Ad avvalorare questa posizione sta il fatto  che chi  chiede e  riceve il Battesimo per il figlio senza preparazione  lo comprende come puro gesto umano.

e-    Una precisazione opportuna viene fatta da Don Ruspi, direttore dell’ UCN circa  la formula di un cammino insieme di fede di bambini non battezzati con battezzati prevista dalla Nota   sull’Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi ( nn. 54-55): è un ripiego inevitabile e transitorio  dovuto alle  difficoltà  di attuare un catecumenato vero e proprio per ragazzi non battezzati,  difficoltà  inevitabili  nelle  attuali  comunità  parrocchiali  che non vi sono ancora preparate   compito

f- Se la fede va percepita come pienezza di vita, va notata la corrispondenza con il desiderio di pienezza della vita umana,  quindi sarà una fede che  osserva le  difficoltà, l’ evoluzione, sensi di colpa, limiti e conquiste… della persona. La psiche ha delle risorse da investire nella religione. Il  Battesimo, che della fede è un evento decisivo, deve tener conto del substrato psicologico

2) Quanto ai contenuti

a- Il Battesimo deve  ridiventare atto di comunità e come tale  compreso, celebrato, vissuto

b- Occorre che il senso del Battesimo  sia percepito nel profondo senso teologico che S. Paolo gli riconosce, come il primo dei sacramenti e dunque come asse permanente del resto, sia come contenuto, sia  come punto di avvio al percorso successivo, immanente a tutto il percorso. La catechesi è l’evento battesimale che continua. Purtroppo lungo la strada della catechesi  il battesimo rischia di essere ricordo anagrafico ed archeologico

c- Non va dimenticato che il Battesimo  porta in sé la grazia di  liberazione dal malee di impegno per una continua liberazione. Porta con sé la vocazione alla militanza contro il peccato

Il prof Morante conclude sottolineando la necessità che  la celebrazione sia un atto che metta in cammino per una scoperta della identità cristiana ed insieme occorre riacquistare i  riferimenti antropologici  coinvolti.

 

DATA DEL PROSSIMO INCONTRO, GIOVEDI’ 18 MARZO, ORE 15.30 ALLA PONTIFICIA UNIVERSITA’ URBANIANA

 Argomenti proposti: segni antropologici e segni cristiani nell’iniziazione cristiana; iniziazione cristiana nel contesto della crisi pedagogica;  modo di essere chiesa  pere essere all’altezza del servizio di iniziazione; i preti e la catechesi.