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RESOCONTO della RIUNIONE DEL 7 MARZO 2002 Primo annuncio agli adolescenti e giovani
Presenti: Alberich, Bissoli, , Cavallotto, Chiarastri, Colosi, Currò, De Souza, Dosio, Gevaert, Gianetto, Mazzarello, Meddi, , Morante, Vallabaraj.
Schema presentato da J. Gevaert il 7 marzo 2002 1. Tre premesse per situare il problema
2. Un rinnovato incontro con l'annuncio del Vangelo anche per adolescenti/giovani già cristiani
3. Luoghi e vie per incontrare adolescenti e giovani
4. Il peso relativo dei dati caratteristici dell'età adolscenzialelgiovanile
1. Gevaert svolge l’argomento mettendo in risalto la necessità di comprendere il I annuncio oltre una presentazione puramente dottrinale del Vangelo, mirando piuttosto a quell’ esperienza vitale che nasce dal confronto interpersonale tra il Dio di Gesù Cristo e il soggetto umano; sottolinea che ciò vale specificamente per la condizione giovanile , oggi richiesta di decisioni profonde in forza di cambi costituzionali e ambientali rilevanti; riguarda non battezzati, già battezzati e ricomincianti; si avvale di vie ed esperienze adeguate, tenendo conto della necessità di puntare su esperienze di cristianesimo vissuto e di mantenere un costante riferimento dei dati fondamentali del I annuncio con i problemi dell’esistenza . Bissoli aggiunge una riflessione sulla componente biblica nella I evangelizzazione, ricordando che tanto è importante e determinata anzitutto dall’esperienza di Gesù ( morto e risorto) quanto soggetta ad un adattamento di contenuti e soprattutto di metodo, in relazione ai destinatari, riconoscendo che tale criteriologia è già operante nello stesso NT.
2. La discussione propone una serie di riflessioni che vertono sostanzialmente sulle condizioni per attuare il I annuncio , sulle modalità più congrue , in modo da conseguire le finalità del I annuncio non in astratto, ma in relazione ai soggetti a cui esso deve poter arrivare in termini di buona notizia convincente e coinvolgente. Di seguito la sintesi degli interventi
3. Ragioni del successo dell’ impostazione carismatica dell’annuncio e ruolo della preevangelizzazione. 3.1 Ci si è chiesti sulla ragione del ‘successo’ che paiono avere le sette e più specificamente certi movimenti cattolici (neocatecumenali). Nella prassi italiana vanno distinti due livelli di successo: il primo, il più appariscente , è dato dalle qualità carismatiche di chi fa la proposta, con la doppia valenza, di offrire sì contenuti forti e diretti ( il kerigma) , ma dove finisce con il prevalere una comunicazione forte, quasi ‘gridata’, della proposta tale da diventare la vera ragione del consenso , con tutte le ambiguità inerenti. Va anche riconosciuto che diversi giovani arrivano ad una apertura ed appropriazione del I annuncio in forza di una collocazione proattiva di fronte alla realtà anche religiosa. 3.2 All’altra domanda riguardante il senso e dunque la possibilità di una pre-evangelizzazione rispetto al I annuncio, viene fatto osservare che tale pre-evangelizzazione ha il suo corretto funzionamento nel processo più ampio di evangelizzazione, come parte non previa, ma partecipativa.
4. Situazione, condizioni e criteri 4.1 Ciò che oggi urge a riguardo del I annuncio non verte tanto sui contenuti, ma sull’occasione opportuna per proporli ,ome pure sulla modalità perché riescano convincenti. Bisogna poi distinguere la proposta a chi non è cristiano da chi lo è da sempre, esposto per certi versi al rifiuto causato da sfiducia su quanto ricevuto 4.3 Viviamo in situazioni di tradizione così stabilizzata e bloccata per cui si fa fatica di modificare modelli e strutture già acquisite nella comunicazione della fede. Anche il RICA propone delle linee prefabbricate che non corrispondono alla reale condizione e capacità dei soggetti 4.4 La prima evangelizzazione ha una reale difficoltà a riguardo dei minori. E’ fondamentale stabilire una relazione di amicizia e compagnia con loro, costituire una condivisione reale della loro vita. Taizè da una parte e Don Bosco dall’altra si pongono come riferimenti illuminanti . 4.5 La pluralità delle situazioni giovanili chiede una varietà di forme. Il primo annuncio poi deve superare il rischio della imposizione unilaterale aprendosi al dialogo e al confronto. Elementi come testimonianza, dialogo, condivisione non sono preliminari, ma vengono a far parte del primo annuncio 4.6 Vi è certo da distinguere la situazione di chi viene da un mondo estraneo alla fede e di chi ci vive . Ma la domanda principale è: perché un giovane abbia a scegliere Gesù Cristo che tipo di testimonianza è necessaria? Bisogna pure precisare la finalità del I annuncio. Come di solito si propone, è abbastanza vaga e indeterminata. Alla luce di modelli più riusciti vanno tenuti insieme tre elementi: il contatto personale nella compagnia di un amico-testimone, esperienze forti, primo annuncio
5. Il ruolo della comunità Va sottolineata la funzione essenziale che possiede la testimonianza della comunità ecclesiale per assicurare un I annuncio efficace. Per questo occorre creare comunità credibili, tali da suscitare interrogativi dai risvolti più profondi atti al I annuncio. La comunità deve potersi mostrare come ‘piccolo gregge’, con le connotazioni dell’accoglienza ( fraternità) e spiritualità. Nasce il bisogno pastorale di educare la comunità a tale disposizione, pena la vanificazione dello stesso I annuncio. Infine è giusto e realistico pensare che se il I annuncio corrisponde all’effettiva incidenza della comunità ecclesiale in atto, questa d’altra parte tramite il I annuncio può crescere in autenticità e credibilità favorendo a sua volta il I annuncio. Pensare di avere una sorta di toccasana con il I annuncio significa mancare di senso della realtà e procurarsi inutili scoraggiamenti.
6. Per una pedagogia dell’appropriazione del I annuncio Merita ripensare il I annuncio dal doppio punto di vista della pedagogia dell’annuncio e dell’appropriazione. La pedagogia dell’annuncio può trovare una sua valida realizzazione grazie alla mediazione dei catechismi ( ammesso che i catechisti siano capaci di valorizzarne la componente evangelizzante), ma non trova ancora spazio adeguato la pedagogia della appropriazione , che rimane troppo trascurata. Una pedagogia dell’appropriazione è favorita da alcuni criteri: evidenziare maggiormente la componente gesuologica del I annuncio in modo che appaia chiaro l’impegno del Gesù storico per il Regno di Dio; il I annuncio va innestato sul bisogno espresso o inespresso di spiritualità; va tradotto sull’asse dell’integrazione fede e vita e non limitarsi all’istanza veritativa dell’annuncio ; si richiedono delle qualità specifiche del catechista che non sono tal quali quelle rispondenti al processo tradizionale di catechesi.
7. Alcuni interrogativi pertinenti 7.1 Viene posta la domanda se il I annuncio debba essere occasionale o sistematico * Molte esperienze nel mondo propendono per una prassi pragmatica che tiene conto delle situazioni, stimola l’interesse per argomento, si cura meno di una comunicazione dei contenuti in termini formali, quanto di suscitare un interesse in termini esistenziali * Si sottolinea che il I annuncio deve valorizzare necessariamente l’ occasionalità in determinate situazioni ( carceri, ospedali); va perciò curata una varietà di impostazione; proprio l’esperienza delle sette che partono direttamente con un I annuncio formale deve far bene riflettere sull’ ambiguità di tale impostazione * Rimane anche vero che il I annuncio , specie tra persone più colte, deve avere una suo visibile spazio formale fin dall’inizio per assicurare la componente culturale della fede ed anche per assicurare fin dall’inizio una gerarchizzazione delle verità , in quanto il I annuncio prima che priorità temporale deve rivestire il significato di priorità valoriale * Nel I annuncio, che avviene tramite una varietà di forme, ciò che conta di più è rendere i catechisti anzitutto e poi gli stessi catechizzandi, capaci di dare le ragioni della propria speranza, motivare le proprie scelte di credere in Gesù Cristo 7.2 Una seconda domanda collegata alla precedente suona così : occorre attirare la gente o andarla a cercare? La domanda nasce dalla constatazione che la storia dell'annuncio è storia quanto mai diversificata lungo le varie epoche. La formula dell’annunciatore ’professionale’ come va considerata? E’ certo che nell’epoca precostantiniana, sia la Didachè che Origene ed anche la Didascalia Apostolorum parlano di missionari itineranti 7.3 Una terza domanda riguarda il criterio di organizzazione del I annuncio * Presupposta una pedagogia dell’essenziale e dell’esistenziale che cura di mettere in luce la carica di relazione e di vita insita nell’annuncio cristiano, a qualcuno parrebbe che l’organizzazione non dovrebbe comprendere un ufficio di I annuncio rispetto a quello di catechesi, dando piuttosto il senso ampio di evangelizzazione a tutto il processo * Altri invece pensano che trattandosi di un servizio primario della fede primario, merita che ne sia riconosciuta la “ ministerialità “ specifica entro una progettualità pastorale in cui ha spazio anche il cammino catechistico * Si osserva infine,a proposito della formazione dei responsabili per il I annuncio, che si dovrebbero valorizzare agenzie formative come gli ISR diocesani in maniera che tengano presenti le competenze pertinenti a tale servizio, ponendo in dialogo i diversi saperi e assicurando al centro della vita pastorale tale cura formativa. 8. Circa il ruolo della Bibbia Essa diventa fonte necessaria di ogni I annuncio. L’AT non è marginale, ma viene ricompresso ed assunto nella dinamica del Credo che afferma il Padre di Gesù Cristo come Dio della vita originaria e finale ( o vita eterna). Va anche riconosciuto che la scelta oggi dominante fra gli adulti di accostarsi direttamente alla Bibbia ( centri di ascolto) piuttosto che al Catechismo rimarca, consapevole o meno che sia, il desiderio di attingere la fede alla sorgente, garantendo così un prezioso percorso di primo annuncio
LA DATA PROSSIMA DI INCONTRO E’ GIOVEDI’ 7 NOVEMBRE ORE 15-18 OSPITI DI SUOR LORENZINA PRESSO IL VICARIATO DI ROMA- UCD TEMA PROPOSTO: il I annuncio considerato in relazione al mondo giovanile con una attenzione specifica al contesto culturale dei giovani di oggi, per un’analisi critica della situazione, dei modelli esistenti e di proposte operative. Si propone di invitare per la relazione di introduzione Don Domenico Sigalini. |