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Ascoltandoci. |
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Luca Pandolfi Paoline, Milano,
2007 |
Volume
dedicato al tema dell’ascolto nella vita dei giovani e degli educatori,
partendo da un’espressione davvero significativa: i ragazzi, non è vero che
non ascoltano.
Il volume è strutturato in tre parti:
La prima parte, in quattro sezioni, parla dell’essere ascoltati e
dell’ascoltare nelle mille situazioni della vita quotidiana. Tra coetanei, con
gli adulti; ascolto di se stessi, del “buon Dio”.
Ogni sezione è scandita da tre momenti: il forum, dove ragazzi e ragazze
dicono la loro; riflettendoci un po’’: il momento nel quale si
sottolineano le idee dominanti che danno da pensare, e ascoltando Dio che
parla è il terzo momento in cui ci si mette in ascolto della parola di Dio.
Nella seconda parte del volume si fa un passo avanti, aiutando a capire
meglio alcune dinamiche generali dell’ascolto.
La terza parte è un piccolo vademecum per gli animatori e gli
educatori nella quale si offre qualche suggerimento in più per l’uso del
testo, per la costruzione di un itinerario di educazione all’ascolto da
vivere durante momenti di catechesi, animazione dei Campi estivi.
Luca Pandolfi, (1965) è prete della Diocesi di Roma. Da diversi anni
svolge il suo servizio pastorale accompagnando gruppi di adolescenti, giovani e
adulti. È docente di Antropologia Culturale presso la Pontificia
Università Salesiana e presso la Pontificia Università Urbaniana, dove insegna
anche Sociologia della Religione e dirige il Centro di Comunicazioni
Sociali. Si occupa a Roma e in Italia della formazione di catechisti, educatori,
animatori di gruppi giovanili e capi scout. Svolge ricerche in Italia e
all’estero e anima, insieme ad altri amici, un’associazione di solidarietà
internazionale, che si chiama S.A.L., Solidarietà con l’America Latina.
INTERVISTA ALL’AUTORE
Cosa significa “ascoltare” e perché è così importante imparare a farlo?
Ascoltare significa percepire la realtà, il mondo intorno a noi, le persone, la
loro storia. Ascoltare significa percepire la realtà e il mondo dentro di noi,
la nostra persona, la nostra storia. Mettersi in ascolto significa percepire la
parola discreta di Dio, il suo grido nell’umanità, la sua presenza e la sua
compagnia. Non ascoltare significa perdersi tutto questo... Si nasce pronti ad
ascoltare e di fatto cresciamo solo ascoltando... Ma ad ascoltare si impara, se
si vuole, giorno dopo giorno. Si affina la nostra capacità, la nostra
attenzione. Se intono a noi abbiamo chi ci ascolta, davvero, è più facile
imparare ad ascoltare. Ma anche noi dobbiamo fare la nostra strada.
Oggi i giovani ascoltano? E chi ascoltano?
Il mio libro inizia con le parole di Andrea, giovane scout di 19 anni che dice:
“I ragazzi, non è vero che non ascoltano: a volte fanno finta di non
ascoltare. In realtà ascoltando, stanno zitti e nella loro mente passano mille
pensieri: ma non è detto che ne parlino... E questo per mille motivi…”.
Questa frase, raccolta durante un incontro con un gruppo di giovani scout mi ha
molto colpito. L’ho ascoltata e l’ho trascritta sapendo che avrebbe segnato
questo lavoro sull’ascolto e i giovani. Anche se è in un italiano non molto
probabile, forse molto parlato, ho preferito lasciarla così, come era stata
detta, come l’ho ascoltata, con la forza di questo i ragazzi, non è vero che…
Mi lasciano perplesso le “teorie” sulla superficialità di ragazzi e giovani: di
solito sono idee un po’ grossolane, proposte da adulti che parlano di se stessi
in termini di spessore e profondità, e parlano dei giovani in termini di
superficialità e perdita dei valori: spesso nasconde l’incapacità di farsi
ascoltare. Più interessante sarebbe approfondire la questione delle dinamiche
dell’ascoltare: come queste si apprendono vivendole, essendo ascoltati, prima, e
imparando ad ascoltare poi. Sarebbe interessante approfondire come gli adulti
che popolano il mondo dei ragazzi e dei giovani vivono l’ascolto, usano la
televisione, il cellulare o internet. In parte questo libro vuole offrire
qualche spunto di riflessione in proposito. Essendo letto anche da educatori
adulti e giovani forse darà da pensare…
In un ambiente carico di opportunità, di stimoli, ma anche di rumori e
chiasso, e dunque con poco silenzio, è possibile ascoltare?
Credo di sì. Il problema non è tanto l’assenza o la presenza di silenzio ma la
“capacità” di silenzio. “Ieri” c’era più silenzio e meno stimoli ma non sempre
si sapeva cosa fare di questo silenzio. “Oggi” c’è meno silenzio e più stimoli e
non sempre si sa cosa fare quando si sta in silenzio. Occorrono persone che
sanno raccontare con la vita, non tanto con le parole, e con la loro forza cosa
riescono a percepire e ad ascoltare nel silenzio. Occorrono anche persone che
sappiano guidare gradualmente all’esperienza del silenzio e dell’ascolto.
In quale modo si ascolta Dio?
Innanzitutto sapendo e percependo, anche scommettendo direi sul fatto che lui ha
qualcosa da dirci. Il Signore ha qualcosa da dirci, dialoga con noi e vuole
ascoltarci. Pertanto non vuole solo parlare, non vuole solo ascoltare. Vuole
dialogare con noi: sulla vita, sulla storia, sulle vicende quotidiane, sul grido
del nostro cuore e sul grido e i sogni di tutta l’umanità: vuole parlarne “con “
noi. Ci va di iniziare a parlare con lui? Circa il modo... Beh un po’ come con
le altre persone: iniziando a conoscersi, poi andando più in profondità,
riconoscendo i suoi modi di dire e farsi presente, le sue domande e le sue
risposte. Una conoscenza autentica e liberante del messaggio biblico aiuta molto
nel dialogo e nell’ascolto di Dio: a volte non aiuta immaginarsi un dio strano,
distante, esigente, inumano, spiritualeggiante e disincarnato. Dio parla agli
uomini, con parole d’uomini e racconta la sua passione per la vita dell’uomo, la
vita piena, che non finisce, la vita per tutti.
Che differenza c’è tra sentire e ascoltare?
I ragazzi nel libro raccontano quando qualcuno “li sente” e quando capita loro
che qualcuno “li ascolti”. Percepiscono la differenza nel sentire che le loro
vite, non solo le loro parole, “entrano” nella vita di chi li ascolta. Si può
sentire superficialmente ma non si può ascoltare se non con passione e
partecipazione.