Ridire il Credo con categorie attuali:
il tentativo della  Società Italiana per la Ricerca Teologica (S.I.R.T.)
 

Carmelo Dotolo

Contributo in preparazione al Convegno AICa 2006

1 Chiave di lettura

Ripensare e ri-dire il Simbolo di fede come narrazione di un’identità all’interno di una non-omogeneità socio-culturale. In altre parole, si tratta di aiutare a riscoprire il significato dell’identità cristiana in un contesto post-cristiano

2 Contesto analitico

L’istanza del ri-dire la fede scaturisce dalla consapevolezza del processo di de-cristianizzazione e di crisi dell’appartenenza ecclesiale, a fronte del risveglio della domanda religiosa. Il profilo emergente di tale domanda oscilla tra una crisi dell’influenza dei grandi sistemi religiosi per l’organizzazione dell’esistenza e un bisogno di compensazione e di risarcimento per lo stress del vivere.

a) La configurazione religiosa postmoderna è quella di un bricolage delle credenze, che sembra confermare il desiderio di una religiosità emotivamente appagante, la cui traduzione è rintracciabile nella domanda di una religione a scelta, sul modello del menù. Probabilmente, è la conseguenza di un bisogno di spiritualità che si connota per l’immediatezza del riferimento, a scelte di tipo religioso e/o etico, certamente in linea con una concezione sociale misurata sul sistema dei bisogni. In una classifica di gradimento i primi posti sono occupati da quelle esperienze religiose che consentono un consumo del sacro immediato e una sensazione di rilassamento a portata di mano; che centrifugano i prodotti dello spirito nello spazio del privatistico, mettendo in scacco le traiettorie della trasmissione e la sua qualità in ordine alla capacità di interpretare autenticamente il bisogno religioso. Il risultato è quello di rifunzionalizzare costantemente la religione: nell’ottica della richiesta costante di benessere psico-fisico e nell’attrazione ad un divino che non inibisce. L’esperienza religiosa viene relegata al tempo libero e investita di un ruolo capace di riabilitare il soggetto postmoderno ad una leggera riappropriazione degli ambiti della vita, per non dover soccombere ai ritmi insostenibili della realtà. 

b) Crisi d’identità del cristianesimo. La parabola della vicenda cristiana sta vivendo l’effetto di una certa amnesia culturale, sebbene sia apprezzata per la sua amabilità. Si è in presenza di un inventario rispettabile di temi, suggestioni, visioni della vita e del mondo che, rivisti e corretti, rendono più accettabile la proposta cristiana, La conoscenza del testo biblico come classico della letteratura, l’arte cristiana come orizzonte di intuizioni e conoscenza, alcuni grandi feste (come il Natale) che accompagnano i momenti di svago e di vacanza, non sembrano essere più considerate fonte e riferimento veritativo.”La tradizione è ammirata senza essere significante, dato che il referente cui essa rinviava un tempo non ha più alcuna esistenza sociale per i nostri contemporanei”. (C. DUQUOC, Fede cristiana e amnesia culturale, in Concilium 35 (1999) 156). Se ne deduce che la tradizione cristiana non rappresenta più un collante valoriale in grado di ispirare scelte condivise, né è veicolo di senso perché arcaica e sovente anacronistica, ma solo un dato da ammirare per la sua imponenza cronologica o da imitare sine glossa come alcuni movimenti neofondamentalisti teorizzano.

c) Sullo sfondo dei processi di autonomia e differenziazione funzionale della società, l’esito, come mostra l’analisi di F. X. Kaufmann[1], è stata quella di ecclesializzare il cristianesimo, cioè di eleggere a luogo specifico le chiese, lasciando intendere che la fede potesse aver valore solo all’interno dell’ambito specialistico cristiano, rischiando di ridurre la novità evangelica ad addetti ai lavori. Ciò facendo, si è provocata una deecclesializzazione della popolazione, vale a dire uno scollamento tra la dimensione istituzionale ed esistenziale del cristianesimo, nel senso che alle chiese è lasciato il compito di amministrare aspetti particolari, e non necessari, della tradizione cristiana rispetto alle scelte importanti dell’uomo. Tra le possibili letture, il sociologo tedesco indica che “responsabile della crescente deecclesializzazione è proprio la separazione tra una religione ecclesializzata e una cultura secolare, che è tuttavia condeterminata da valori cristiani[2]. Di fatto, la possibilità di una sempre più crescente individualizzazione della fede, porta uno sganciamento della stessa dalla prospettiva della rivelazione cristologica, con il rischio di addomesticare l’esperienza credente entro i canoni di una religiosità più generica, talora miope nei riguardi dell’appello oggettivo del messaggio e prassi di Gesù Cristo.

3 Livello ermeneutico

a) Da un punto di vista del metodo teologico, l’opzione discriminante è il problema della responsabilità della fede all’interno della storia e del mondo. E’ importante l’attenzione dialogica ai segni che provengono dalla ricerca dell’uomo che nella sua autonomia desidera dare forma ad una differente qualità di vita. Compito della comunità credente è, alla luce del Vangelo, quello di intercettare i sussulti messianici della storia e contribuire alla loro promozione e realizzazione. Tale scelta, però, esige lo stare nella complessità, senza subirla; nei conflitti, senza esorcizzarli con risposte di comodo; nell’ambiguità, per rifiutarla, aiutando ogni uomo nel delicato compito di discernere il disegno della storia della salvezza.

b) Riscoperta delle intuizioni di K. Rahner circa l’urgenza di formule brevi della fede cristiana[3], improntate al pluralismo e al rispetto della centralità dell’uomo, e in grado di  saper offrire l’essenziale della novità cristiana. Il termine Dio, gli enunciati cristologici, ecclesiologici, escatologici rischiano di essere collocati nel limbo della non pertinenza e nel registro dell’irrilevanza. Ciò comporta una criteriologia della formula di fede, a partire dal principio che distingue, correlando, una “gerarchia oggettiva e una gerarchia situazionale-esistentiva delle verità”[4]. La formula breve, in altri termini, ha lo scopo di una mistagogia della fede tenendo presenti due requisiti o obiettivi: l’assimililabità esistenziale, per cui devono essere immediatamente comprensibili senza necessità di esegesi, in modo da poter far presa sull’uomo contemporaneo; la vicinanza all’esperienza, il che dice attenzione alla terminologia. In questa prospettiva, le formule hanno un ruolo provvisorio, in cui la brevità risulta essere un concetto relativo, funzionale  a recepire e metabolizzare l’essenziale. La formula breve diventa slogan e appello, formula di contatto, che non soltanto prepara la risposta, ma pone in moto anche un processo di comunicazione. Ciò che conta è il riconoscimento che la fede può essere espressa e diventare reale soltanto in situazioni reali, se non vuole sclerotizzarsi in vuote affermazioni.

Entro queste coordinate, le formule brevi devono avere una dimensione teologica, sociologica e/o antropologica, futurologica. Tale opzione è chiamata a delineare e formulare le proprie verità secondo un ordine storico-salvifico, quel quoad nos che rappresenta l’interesse iniziale e di partenza per una esperienza credente in grado di rendere il Vangelo stile di vita. Al di là della struttura contenutistica, le formule brevi segnalano una tipologia fondamentale: inesausta capacità inventiva nell’ascolto dei tempi.

3 Ipotesi del ri-dire

a) Partire dalla centralità messianica di Gesù Cristo

b) Contestualizzazione delle formule di fede nel rispetto della diversità delle situazioni, nell’attenzione alla gerarchia delle verità e della esistenzialità della conoscenza.

c) Lettura delle dinamiche intergenerazionali delle età della vita.

d) Scelta del linguaggio simbolico-narrativo. Esso porta a una conoscenza per partecipazione; all’associazione di idee e immagini in una dinamica di rinvii; a cogliere la profondità della realtà e del significato ad essa connesso; a codificare e regolare l’agire; a creare un reciproco e fattuale riconoscimento.


 

[1] Cf. F. – X. KAUFMANN, Quale futuro per il cristianesimo?, Queriniana, Brescia 2002, 92-109.

[2] KAUFMANN, Quale futuro, p. 104.

[3] Si vedano i saggi Per una “formula breve” della fede cristiana, in ID, Nuovi Saggi III, 175-189; Problemi su una formula breve della fede, in Nuovi Saggi IV, 313-352, confluiti poi in Corso fondamentale sulla fede. Introduzione al concetto di cristianesimo, Paoline, Cinisello Balsamo 19905 , 569-582. Cf inoltre «Credo in Gesù Cristo», in ID – K.-H. WEGER, Problemi di fede della nuova generazione, Queriniana, Brescia 1982, 191-212

[4] K. RAHNER, Corso fondamentale, 574.