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Una parola per interpretare |
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Gabriella Collesei Sintesi del Convegno AICa 2006 |
La complessità della società moderna interpella anche la
catechesi, che nel comunicare la fede è chiamata a tener conto del bisogno,
manifestato in tanti modi dall’uomo contemporaneo, di precisare sempre meglio il
quadro interpretativo della realtà.
Per rispondere a questa sollecitazione, l’AICa (Associazione Italiana
Catecheti), in occasione dell’annuale convegno tenutosi all’Eremo di Lecceto
(Firenze) dal 24 al 26 settembre 2006, ha affrontato il tema: La catechesi: eco
della Parola e interprete di speranza. La questione ermeneutica e il suo
significato per l’educazione alla fede.
Un’assemblea di circa quaranta persone, docenti di catechetica e altri amici che
in qualche modo sono connessi con la riflessione catechistica, si sono
confrontati per «ripensare più radicalmente il senso e il modo della doppia
interpretazione o della doppia fedeltà (a Dio e all’uomo), che caratterizza
l’identità della catechesi» (Salvatore Currò, presentazione del convegno).
L’articolato percorso proposto ha previsto innanzi tutto la presentazione di due
esperienze attraversate dall’intento ermeneutico: il professor Carmelo Dotolo,
presidente della SIRT (Società italiana per la ricerca teologica), ha esposto il
lavoro di riflessione che all’interno appunto della SIRT stanno portando avanti
in ordine all’impegno di ridire il Credo con categorie attuali; ha fatto seguito
l’intervento di fratel Enzo Biemmi, presidente dei catecheti europei, che ha
illustrato la prassi di catechesi biblica degli adulti realizzata nella diocesi
di Verona da più di un decennio, strategia che partendo dal vissuto delle
persone le coinvolge in un cammino articolato di riscoperta della fede.
La parte prettamente teoretica del convegno è stata affidata a due provocazioni
in qualche modo esterne, ma non estranee, alla catechesi: il professor Armido
Rizzi ha affrontato il tema dal punto di vista filosofico-teologico, aggiungendo
a molti stimoli un’interessante testimonianza di ricerca di un’interpretazione
(ermeneutica appunto) della vita che deve diventare responsabilità davanti a Dio
e davanti agli uomini, in particolare i poveri; il professor Michele Pellerey ha
offerto un contributo di riflessione dall’ottica pedagogica, ricordando fra
l’altro come sia essenziale cogliere la domanda educativa per poter entrare in
dialogo, per agire.
Ha fatto seguito la presentazione da parte di monsignor Timoty Verdon
dell’esperienza di catechesi associata all’arte condotta nella diocesi di
Firenze e la visita guidata al Duomo. Il lavoro poi è continuato in assemblea e
nei gruppi, associando la riflessione a tre ambiti specifici: Scrittura e sua
valorizzazione nella catechesi; catechesi e sensibilità culturali emergenti;
mediazioni pastorali e apporti della tradizione. Le conclusioni sono state
affidate al professor Zelindo Trenti.
Salvatore Currò, presidente dell’associazione, da parte sua ha chiuso il
convegno ricordando lo spirito dell’AICa: essere «cassa di risonanza per la
riflessione che in tante parti si fa a proposito di catechesi e qualificarsi
sempre più come spazio di ricerca».