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Come la catechesi
interpreta se stessa nella storia |
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Giuseppe Biancardi Contributo in preparazione al Convegno AICa 2006 |
- Quali compiti, funzioni si attribuisce?
- Quali scelte (contenutistiche e metodologiche) compie?
- Si tenta qui una schematica risposta a questi interrogativi privilegiando i dati della storia antica e moderna, in quanto quelli dell’età contemporanea (= movimento catechistico) sono certamente più familiari a tutti.
- In quanto mediazione, come tutta la pastorale, comprende se stessa in riferimento ai due poli cui fa appunto da mediazione: Dio e l’uomo, ma con accentuazioni che variano significativamente nella storia.
1. EPOCA PATRISTICA
- Si sviluppa nel contesto del catecumenato (come si sa, è in questo contesto qui che nasce il termine stesso di “catechesi”);
- in fedeltà a Dio:
· un Dio detto, “narrato” in termini sostanzialmente biblici: la catechesi è narratio dei mirabiliora Dei (una narratio plena, che mostra l’unità del progetto salvifico di Dio e il suo fine, cioè l’amore):
Ø cf Agostino, De catechizandis rudibus,
Ø cf Ireneo di Lione, Demostratio (o Epideixis, nell’originale greco: = esposizione + dimostrazione della fede; dove, nb, non solo l’esposizione, ma anche la “dimostrazione” è fatta in termini biblici);
· un Dio “pensato” anche teologicamente, ma in termini ancora essenziali (Simbolo)
- preoccupata, sempre in fedeltà a Dio, di introdurre progressivamente, oltre che alla “conoscenza” della fede, anche alle diverse dimensioni della vita cristiana che “traduce” nella storia personale e collettiva la fede stessa:
· koinonia,
· liturgia-preghiera,
· martyria (coerenza morale personale e testimonianza nel mondo),
· annuncio.
- Fedele all’uomo e perciò attenta ad una comunicazione “globale” che raggiunge l’uomo attraverso una pluralità di linguaggi (da quello verbale, logico-frmale astratto, narrativo, biblico, simbolico, ecc. a quello rituale dei segni e dei simboli, al linguaggio iconografico e architettonico, a quello del vestiario….);
- fedele all’uomo – più profondamente ancora - per lo sforzo di molti Padri catechisti (nb: non tutti!) di “inculturare” la fede annunciata nella cultura dell’ambiente, anche attraverso la valorizzazione dei semina Verbi (la talvolta deprecata “ellenizzazione” del cristianesimo).
- Vuole un catechista non solo insegnante di verità ma “formatore”, “iniziatore” alla vita di fede, con il coinvolgimento di tutta la comunità:
· «tutti avete lo Spirito» [per esaminare i candidati al catecumenato]: Traditio di Ippolito,
· presenza attiva della comunità negli esami successivi,
· ruolo di “padrini” e “madrine”,
· “compartecipazione” della comunità a digiuni, penitenze, preghiere dei catecumeni nell’imminenza della iniziazione.
2. IN EPOCA MODERNA E FINO AL MOVIMENTO CATECHISTICO
- La fedeltà Dio diventa predominante; la catechesi si concepisce come servizio al sapère, alla conoscenza (non necessariamente alla comprensione) delle verità riguardanti Dio, contenute nel catechismo (da cui la connotazione “scolastica” del ministero catechistico);
· un Dio detto ormai – nelle risposte dei formulari - con discorso elaborato teologicamente (quindi - a parte rare eccezioni sempre soccombenti - senza significativi riferimenti alla fonti della Bibbia e della liturgia; il distacco catechesi-Bibbia si manifesterà in modo eclatante nelle scuole anche “statali” del Settecento che vedranno la compresenza di due materie distinte: catechismo e storia sacra);
· un Dio detto teologicamente secondo uno schema “quadripartito” (Simbolo-fede, morale-carità, sacramenti, preghiera-speranza) o “tripartito” (Simbolo, comandamenti, sacramenti-preghiera insieme, intesi come mezzi per ottenere la grazia che permette di credere e osservare);
· una schematizzazione – oltre tutto – con forti tendenze antropocentriche (soprattutto lo schema tripartito), ove in primo piano è l’uomo: che deve credere, deve osservare i comandamenti, deve chiedere con la preghiera e i sacramenti l’aiuto della grazia);
· una schematizzazione che raccoglie e organizza una grande quantità di verità da sapere (nonostante le perduranti discussioni sulle verità da sapersi necessitate medii e necessitate praecepti: la catechesi esige ben più che la conoscenza delle verità da sapersi per necessità di mezzo!).
· La concezione della catechesi come divulgazione di una summa teologica fa sì che essa risenta della teologia del momento. Così, di volta in volta, la catechesi si vede al servizio di una teologia antiprotestante-controversista, poi giansenista, poi illuminista, poi neoscolastica-netomista, ecc.
· La stessa concezione induce la catechesi ad enfatizzare eccessivamente, di volta in volta, i temi cari sempre alla teologia dominante, col pericolo di tralasciarne altri o – almeno – di non sottolinearli adeguatamente:
Ø es.: la dimensione morale nella teologia illuminista-giurisdizionalista del ‘700, con polemica verso quei catechismi – come “il Bellarmino” - che vengono accusati di troppo attenzione al dogma e alle questioni di scuola (cf la “guarra” al Bellarmino nel Settecento);
Ø es: la dimensione “razionale” nella teologia dell’Illuminisno e poi della Neoscolastica-neotomismo (con il notevole rischio - nella catechesi di ispirazione illuministica - di ridurre la teologia cristiana a teologia naturale e la proposta morale di Cristo alla morale della semplice, sana ragione umana, con esclusione del «ma io vi dico»… );
Ø es.: la visione ecclesiologica (specialmente del papato) fatta propria dalla catechesi ispirata al Gallicanesimo e – per contro – la visione ecclesiologica proposta dalla teologia ultramontana e poi dal Neotomismo, specie dopo il Vaticano I…
Ø La dipendenza da una determinata teologia è talmente forte che a volte il catechismo finisce con il perdere un tratto tradizionale e qualificante della propria identità (= enunciare solo le verità certe della fede), tanto a volte finisce all’Indice (non perché sostenga posizioni errate o “eretiche”, ma perché diffonde opinioni troppo di parte).
- La fedeltà all’uomo è decisamente in secondo piano:
· non è certo negata, ma preoccupa decisamente meno catechisti e primi “catecheti” di quanto non li preoccupi l’essere fedeli a Dio (e perciò integrità ed ortodossia dei contenuti); perciò predomina nettamente la cura della conoscenza della fede sulla sua comprensione (salvo lodevoli ma rare eccezioni).
· La fedeltà all’uomo si manifesta, per lo più, in accorgimenti “esteriori”, formali:
Ø il catechismo è un manuale di teologia in sintesi; lo si scrive ampio per gli adulti e poi lo si riduce in termini puramente “quantitativi” quanto a materia da studiare: es. classico, la Summa canisiana (per studenti universitari e pastori), ridotta a catechismo parvus e minimus per due fasce di età inferiore;
· si manifesta in attenzioni tutto sommato superficiali:
Ø gare mnemoniche, versi, canti, recite, premi (senza rifuggire dalla coercizione!).
· Tale fedeltà non si spinge ad un livello più profondo:
Ø perciò, ancora una volta, salvo rare e splendide eccezioni (catechismi pictografici del XVI sec. in Messico, catechismi por manera de historia in America Latina, sussidi catechistici di Ricci, De Nobili, ecc. in Asia), abbiamo il rifiuto del principio di inculturazione (cf una manifestazione clamorosa di questo rifiuto: bocciatura del catechismo galla di mons. Massaja; testo bocciato dal censore p. Perrone SJ, docente neotomista alla Gregoriana, perché «privo affatto di termini teologici»);
Ø perciò rifiuto – condiviso, si sa, con molta parte della Chiesa in genere - di dialogo autentico con il pensiero moderno (culturale in genere, filosofico, scientifico…: cf la polemica nell’Ottocento contro gli «scimmisti», cioè i seguaci della teoria dell’evoluzione; lettura letterale della Bibbia, rifiuto del metodo storico-critico, ecc…);
Ø perciò difficoltà ad accettare le innovazioni psico-pedagogiche che con fatica daranno origine al movimento catechistico.
Ø In sintesi: mentre la catechesi dialoga con la teologia non dialoga altrettanto con le scienze umane…
· Per certi aspetti può essere ricondotto al capitolo dell’attenzione all’uomo, l’interessante tema dei rapporti catechesi – ideologia: si vuole cioè ricordare che in epoca moderna e oltre la catechesi (e con essa tutta la pastorale) si auto-comprende od è strumentalmente compresa al servizio di una fede strettamente correlata con l’ideologia d’ancien régime:
Ø es.: catechismi per schiavi,
Ø es.: catechesi sulla povertà,
Ø es.: catechesi sulla “stratificazione” sociale,
Ø es.: l’interesse dell’autorità politica per la catechesi: “guerra” al “Bellarmino” nel Lombardo-Veneto austriaco della seconda metà del ‘700; il catechismo unico di Maria Teresa d’Austria del 1777; il catechismo imperiale di Napoleone del 1806, con la sua «irritante lezione VII» (B. Plongeron) sui doveri verso l’autorità civile = Napoleone, ecc…
· La catechesi viene ad assumere quindi una funzione di conservazione o di ristabilimento dello status quo; es. emblematico: il compito assegnato alla catechesi nella Restuarazione…
· In questo contesto si dà anche l’utilizzazione della catechesi-catechismo per un discorso che pur religioso-morale nelle intenzioni, finisce in pratica con l’assumere anche una valore ideologico e politico:
Ø es.: la vicenda dei catechismi «augmentés» nella Francia delle Terza Repubblica, dove sviluppando il discorso sull’attegiamento dei cattolici verso autorità e leggi che vanno contro Dio, si finisce con il dare un insegnamento dalle forti ricadute politiche…
· (Per completezza di discorso è da ricordare che a volte, invece, la catechesi si pone in conflitto con l’ideologia politico-religiosa dominante, diventando fattore di mutamento e innovazione sul piano sociale).
· Un’ultima sottolineatura:
Ø la catechesi è compito dei catechisti;
Ø la comunità interviene indirettamente in quanto, in una società che volente o nolente è “cristiana”, essa assicura un generico “catecumenato sociale” (però sufficiente, forse, a completare una catechesi limitata a far apprendere la fede in termini conoscitivi).
3. TRA IERI E OGGI
- Con riferimento alla catechesi del Novecento molte delle affermazioni di cui sopra sarebbero da riconsiderare, correggere, completare:
· quanto alla fedeltà a Dio, ad es., sarebbero da segnalare:
Ø il ritorno ad un Dio detto biblicamente e liturgicamente (teologia e catechesi kerygmatica)
Ø il ripensamento della categoria di “Rivelazione”, ecc. ecc.,
· quanto alla fedeltà all’uomo, sarebbero da evocare:
Ø le attenzioni psico-pedagogiche e didattiche dei primi decenni del movimento catechistico: metodo psicologico di Monaco, attivismo, ecc….
Ø le scelte della cosiddetta catechesi “antropologia” o “esperienziale”, ecc. ecc.;
· ma sono elementi ben noti a tutti e che in buona parte esulano dalla “storia” perché a noi contemporanei o quasi.