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Convegno 2006
La catechesi eco della Parola e interprete di speranza.
a cura di Pio Zuppa, |
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Pubblichiamo il sommario e la prefazione degli atti. Per ordinare una copia del testo, contattare la segreteria. |
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L’epistemologia catechetica esige di essere teologicamente ri-orientata più a monte, e precisamente attorno a un rinnovato sforzo ermeneutico, capace di servire - e non solo etimologicamente - «una parola chiamata a farsi eco della Parola», aperta cioè all’inedito e alla sorpresa, e in definitiva a «un di più di grazia, di appello, di dono». La tripartizione della ricerca esprime in modo evidente questo movimento, ma al tempo stesso non ne vuole rappresentare rigidamente l’esito. Solo una ricerca attenta e rigorosa attorno alla questione ermeneutica in catechesi, come in ogni ambito dell’azione pastorale della comunità cristiana, può allargare gli orizzonti e giungere a produrre un sapere pratico che aiuti a comprendere e ad abbracciare (complexere) la complessità del reale, a dare spazio alla traccia di dono e di responsabilità che è nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, a farsi “eco della Parola e interprete di speranza”. Prefazione Introduzione
Parte 1: Tentativi e racconti di esperienze in atto
Parte 2: A confronto con le attuali sensibilità culturali
Parte 3: Tra ieri e oggi: prospettive
Conclusione Zelindo Trenti Bibliografia
Indice Dal 24 al 26 settembre 2006 si è tenuto presso l’Eremo di Lecceto (Malmantile – Firenze) l’annuale convegno dell’Associazione Italiana dei Catecheti (AICa). L’area tematica presa in considerazione «La catechesi: eco della Parola e interprete di speranza. La questione ermeneutica e il suo significato per l’educazione alla fede» si colloca dentro un progetto più globale che, nel programma quadriennale avviato dal nuovo presidente, prof. Salvatore Currò, va sotto il titolo di «Ri-dire la fede: per una nuova stagione kerigmatica e per una rinnovata attenzione a questa cultura»[1]. Il presente volume, sostanzialmente, ne rispecchia la ricerca attivata all’interno, ma va anche oltre. E’ nella tradizione propria dei “nostri” Convegni AICa non solo riportare fedelmente i contenuti elaborati e la riflessione condivisa, bensì anche agirli ulteriormente e spingerli oltre. In quest’ottica – propriamente ermeneutica – gli Atti non ne rappresentano in senso stretto soltanto il “prodotto”, ma indicano al tempo stesso un “progetto” che, anche editorialmente, attingendo dai contributi pensati e rispecchiandone sostanzialmente l’orientamento co-costruito al suo interno, esprima del “nuovo”, dell’“ulteriore”, non previsto e raccolto strada facendo, sia nella ridistribuzione dei materiali acquisiti che nell’aggiunta creativa di altre proposte. Al centro del percorso è posta, in rapporto all’attuale situazione della catechesi, la difficile ma tanto urgente questione ermeneutica. L’educazione alla fede non può ridursi, nell’azione pedagogico-pastorale di una comunità ecclesiale, ad un’opera di mera trasmissione di contenuti. E’ più di un insegnamento, è «un apprendimento di tutta la vita cristiana, “un’iniziazione cristiana integrale” (CT 21). […]. Si tratta, infatti, di educare alla conoscenza e alla vita di fede, in maniera tale che tutto l’uomo, nelle sue esperienze più profonde, si senta fecondato dalla Parola di Dio» (DGC 67). D’altra parte è nella natura stessa della fede accogliere un dono che, in quanto tentativo di risposta e di scambio, eccede sempre e resta aperto a continue, ricorsive e permanenti attualizzazioni. Così, indagando innanzitutto attorno al senso che la catechesi va assumendo nella sensibilità ecclesiale attuale, il convegno ha inteso porre l’attenzione sull’urgenza ermeneutica di problematizzare categorie date troppo per scontate e così centrali nella riflessione e nella pratica in atto (come ad es. domanda o attesa di senso, progettualità, incontro, ecc.), per giungere, attraverso un confronto non solo teorico ma anche pratico ed esistenziale con significativi e rilevanti percorsi di ricerca e di esperienze, ad aprire prospettive di ripensamento collegate sia con l’autocomprensione storica del compito catechistico che con le esigenze culturali ed ecclesiali di oggi, in modo da ri-orientare teologicamente l’epistemologia catechetica contemporanea più a monte, e precisamente attorno a un rinnovato sforzo ermeneutico, capace di servire - e non solo etimologicamente - «una parola chiamata a farsi eco della Parola», aperta cioè all’inedito e alla sorpresa, e in definitiva a «un di più di grazia, di appello, di dono»[2]. La tripartizione della ricerca esprime in modo evidente questo movimento, ma al tempo stesso non ne vuole rappresentare rigidamente l’esito. Provando ad andare oltre una visione organica dei contributi che la compongono è possibile rinvenire altri percorsi, altri sbocchi. Se, da un lato, infatti, riportare nel cuore del processo educativo della trasmissione della fede la questione ermeneutica vuol dire anche riappropriarsi della nativa e originaria dimensione narrativa (e autobiografica) della comunicazione della fede, come non solo i contributi della prima parte ci ricordano, dall’altra può risultare in modo inaspettatamente fecondo incrociare ermeneuticamente l’esigenza sempre avvertita dell’“oggettività” nella traditio fidei con la forma ineludibile della “memoria” attraverso cui tale compito viene espresso e significato. Memoria e oggettività, in tensione ermeneutica, non dicono forse - per usare una terminologia ricoeuriana[3] - la stessa cosa, ma non la medesima? Se non fosse così, anche nel nostro caso, potrebbe aver ragione chi afferma in versione psicosociale che l’oggettività è semplicemente la soggettività del più forte[4]. Ci auguriamo che la ricerca attorno alla questione ermeneutica in catechesi, come in ogni ambito dell’azione pastorale della comunità cristiana, allarghi gli orizzonti e produca un sapere pratico che aiuti a comprendere e ad abbracciare (complexere) la complessità del reale, a dare spazio alla traccia di dono e di responsabilità che è nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, a farsi “eco della Parola e interprete di speranza”. [P. Z.] [1] In esplicita continuità con la riflessione sulla formazione che ha caratterizzato il cammino dell’AICa di questi ultimi anni durante la presidenza di Luciano Meddi, tale progetto vuole proseguire nella linea di una catechesi più situata nel contesto delle attuali problematiche educative e pastorali e, al tempo stesso, «aprire una nuova tappa di cammino» (S. Currò, Presentazione del Convegno, in www.catechetica.it/convegni/2006/2006_presentazione.htm., p. 1). In particolare, esso «prevede un ulteriore sviluppo nei temi dei convegni dei prossimi anni che rivisiteranno: la problematica dei luoghi della catechesi, l’identità della catechesi tra recupero delle radici e profezia (in una rinnovata comprensione della Dei Verbum e della Gaudium et Spes) e la questione del rapporto tra catechesi, kerigma e Scrittura» (ivi). Per una visione d’insieme delle Linee programmatiche del cammino dell’AICa nel quadriennio 2005-2009”, cf. www.catechetica.it/associazione/linee_programmatiche_2005_09.htm. [2] S. Currò, Una parola che si fa eco della Parola, “Rivista di Scienze Religiose” 20 (2006/2), pp. 395-408, qui 404 e 405. [3] Cf P. Ricoeur, Sé come un altro [1990], a cura di D. Iannotta, Jaca Book, Milano 19992. [4] Cf E. Spaltro, Conduttori. Manuale per l’uso dei piccoli gruppi, Angeli, Milano 2005, p. 107. |