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Seminari 2004 Formazione e catechesi |
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Verso nuove competenze formative dei catechisti AICa - Verona (21 ottobre 2004)
Giuseppe Morante
La recente indagine sui catechisti parrocchiali evidenzia carenze formative, insieme ad altre abbastanza significative, circa la competenza metodologica nella trasmissione dell’esperienza di fede alle giovani generazioni. In primo luogo, la catechesi è ancora e diffusamente di tipo “trasmissivo orale”, fatta cioè a lezione frontale, con un testo da spiegare, a “ragazzi più o meno passivi” che accettano la catechesi parrocchiale, per pagare lo scotto dell’ammissione al sacramento (Eucaristia o Confermazione). Non ha inciso più di tanto nella formazione metodologica dei catechisti la vasta documentazione magisteriale di questi ultimi anni, che ha ripetutamente indicato una correzione di rotta. In sintesi la catechesi ha ancora una connotazione “scolastica”, con testo, insegnante e lezione settimanale. In secondo luogo, rimane molto carente, nella comunità cristiana, la visione organica delle modalità culturali necessarie oggi alla traditio fidei alle nuove generazioni. Gli educatori della fede (pastori, catechisti, genitori dei ragazzi) non hanno competenze specifiche per tramandare la loro esperienza di fede (ammesso che l’abbiano essi stessi!), come dimostra la prassi di tanti genitori che chiedono il sacramento per i figli in età evolutiva senza coinvolgersi essi stessi. Prendendo coscienza di questa realtà, bisognerà riflettere su queste specifiche esigenze formative, relative alla “capacità comunicativa” del catechista e della comunità in genere, per le implicanze pedagogiche relative al linguaggio e alla cultura, con cui ed entro cui, sarà possibile incarnare nella vita la trasmissione del messaggio evangelico. 1. I catechisti vanno formati a leggere e comprendere le nuove sfide linguistiche La prima realtà di cui bisogna prendere coscienza è che la chiesa oggi sta vivendo in una epoca di cambi e di nuove trasformazioni culturali; si tratta cioè di una civiltà globale fatta di nuove visioni di vita quanto a valori e a sensibilità. Si sta evidenziando l’insorgere e il diffondersi, con accelerazioni inaspettate, di una globalizzazione che vuole “ripensare” in senso molto riduttivo (e lo sta facendo con una certa drasticità) questa realtà storica in evoluzione in tutte le sue componenti: - le persone: l’uomo, la donna, la coppia, la famiglia, il tessuto sociale; - i valori: giudizi etici e morali, relazioni con il creato e con la natura, la stessa esperienza religiosa, il progresso tecnologico, le ideologie e i sistemi politici ed economici; - la comunicazione: la creazione di nuovi codici espressivi, che definiscono l’uso dei nuovi possibili linguaggi, per l’incontenibile sviluppo delle tecnologie comunicative (che sopravanzano il valore della persona) e per la nascita di una nuova visione estetica che soggiace alle suddette mutate relazioni tra le persone e il mondo mediale. Sta davanti agli occhi di tutti una evoluzione tecnologica in continua esplosione che si riflette sulla riproduzione e sulla manipolazione a tutti i livelli. Il campo dell’espressione e della comunicazione elaborano forme sempre più totalizzanti di una cultura dell’immagine tecnica che diventa cultura di massa, molto spesso con risvolti negativi nei confronti della dignità e libertà della persona. Oggi si è sempre più circondati di immagini tecniche visive, sonore e multimediali che inesorabilmente stanno riducendo gli spazi della vita personale interiore, soprattutto dei ragazzi e dei giovani. Si delinea uno scenario collettivo pervasivo ed invadente che abbaglia e tenta, modifica e coinvolge, emoziona e condiziona psicologicamente, costringendo a modellarsi sugli schemi offerti ed accettati, senza responsabilità e coscienza critica. E questo sembra essere un processo irreversibile che si materializza di mezzi “elettronici” sempre più coinvolgenti ed universali, in cui l’uomo (e soprattutto il ragazzo) si immedesima, non esitando a sottomettersi alle sue obbligate logiche di sistema. Tale cultura si materializza nei seguenti appariscenti fenomeni: - una propagandata semplificazione mediale della vita, in un mondo che è oggettivamente sempre più complesso. Si offusca così la razionalità e la responsabilità personale e si favorisce la caratterizzazione elitaria di chi – da una parte – pensa a sfruttare; e di chi – dall’altra - è manipolato per scopi occulti; - il benessere prodotto dalla tecnologia viene esaltato come vantaggio senza rinuncia, come consumo ripetitivo in sostituzione dello sforzo creativo ed “artigianale” di chi vorrebbe fare con le proprie mani e gustare solo quello che davvero si è capaci di trasformare a livello di intervento personale e di gruppo; - l’identità (e il valore del soggetto) viene annullata dalla proposta dell'imitazione e del rito offerta come adesione a un gruppo o a uno status sociale, sacrificando l’originalità e l’orgoglio dell’individualità, e cadendo in meccanismi di autoaffermazione di emarginazione e di indifferenza; - la cultura dei media, in sostituzione dei valori tradizionali, propaganda l’evasione e il divertimento come proposta allettante, demonizzando una “lettura disattenta” dei messaggi e degli eventi, per non essere mai posti in situazione di angoscianti constatazioni delle contraddizioni che creano tensioni ed esigono faticose decisioni di conversione; - la pratica religiosa è sempre più sostituita dalla magia e dall’irrazionale, come ambienti in cui scaricare le paure e le profonde incognite personali e collettive che, da sempre e all’infinito, dominano nel profondo del cuore dell’essere umano; - l’anelito all’indipendenza assoluta dalle regole prende a prestito la libertà come semplice scelta di moda, nell’interno di un sistema di forze che già ha fissato il campo di attrazioni e di repulsioni, fino all’alienazione e alla rinuncia di ideali, visti come talmente alti da sconfinare nell’irraggiungibile. Questo orizzonte di sfide culturali obbliga la Chiesa a rinnovare se stessa e la propria azione di evangelizzazione e di catechesi. Perciò è necessario qui sottolineare che la novità di cui si indica l’urgente necessità, è anche novità di metodologie e di processi di comunicazione, come anche di codici e di linguaggi. Non è più possibile pensare che la metodologia, il processo e il linguaggio non influiscano, direttamente e profondamente, sullo stesso messaggio. Anzi c’è chi afferma che metodo, processi e linguaggi diventano essi stessi messaggio e immagine del comunicante in grado di condizionare ed influire pericolosamente sul contenuto e sul recettore. 2. I catechisti vanno formati a dare positive risposte alle sfide culturali Senza cadere in semplicistiche soluzioni o in un problematicismo fine a se stesso o venato di manipolazione intellettuale, si propongono alcuni campi di intervento nei quali in senso positivo è possibile intervenire con un certo successo: - nei luoghi in cui si lavora, nel grande e nel piccolo, alla formazione dei catechisti (Scuole, Centri, Corsi...) è urgente introdurre momenti pratico-teorici di formazione alla comunicazione, come dimensione culturale e come fonte di processi di relazione umana e di uso ragionato dei linguaggi e delle tecniche espressive, per formare: - catechisti come comunicatori di esperienze di fede nell’attuale cultura e mentalità; - catechisti come animatori di processi di comunicazione orizzontale e partecipativa che aiutino a liberare le energie espressive di tutti; - catechisti con capacità di “manipolare” con sapienza i diversi linguaggi espressivi: film, immagine, televisione e videocassetta, musica, canto, mimo, danza, grafica...; - catechisti aggiornati sulla produzione dei materiali espressivi che le case editrici offrono con abbondanza e con sempre maggiore raffinata tecnica, per essere al passo coi tempi. - Sembra necessario inserire i nuovi linguaggi espressivi nei momenti di catechesi, non con l’intenzione o semplicemente con l’attitudine implicita di produrre materiali di alto livello tecnico espressivo, ma con la decisa volontà di intraprendere con le persone coinvolte nel cammino di fede un itinerario di traduzione esistenziale con le sue verità mediate da questi strumenti. -
Bisogna orientare autori e case editrici di materiali mass-mediali per la
catechesi, a pensare il servizio non tanto nella logica del “materiale pronto
per l’uso”, ma nella logica dell’itinerario educativo che vuole creare
nel catechista la voglia e la capacità di produrre veri messaggi con i linguaggi
mediali. Sarà certamente un cammino lungo e difficile, ma aperto alla novità e
alla creatività di quanti sentono fortemente risuonare le parole gravi di Paolo
VI, nell’esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (45): “La Chiesa si
sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti
mezzi”. |