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È
con vera soddisfazione che possiamo salutare il rilancio del Gruppo Italiano
Catecheti (GIC), la cui feconda realtà per la riflessione catechetica
richiede di essere considerata a partire da una breve lettura del suo excursus
storico per sfociare sull’iter
di lavoro compiuto per il suo rilancio, mediante la realizzazione di due
convegni, svoltisi in vista della ridefinizione della sua identità e finalità.
1.Breve excursus sulla vita del GIC
Il
GIC venne fondato nel 1976 «per iniziativa di direttori di istituti, centri e
riviste di catechetica operanti in Italia» e di alcuni docenti
universitari di catechetica. L’iniziativa sorse con l’intento «di riunire
e coordinare le persone che operano nel settore della riflessione e della
sperimentazione catechetica; di raccogliere, far conoscere e promuovere studi,
ricerche, sperimentazioni, progettazioni condotte nel campo catechetico; per
un arricchimento reciproco e per un orientamento comune (Statuto
art.1)».
Su
queste linee orientative il GIC, nel suo primo decennio, conobbe una stagione
di qualificata e intensa attività di riflessione,
di ricerca nel campo catechetico
e di confronto fecondo, particolarmente nello svolgimento del convegno
annuale.
Successivamente l’organismo registrò un venir meno di vigore nelle sue
attività, sia in forza della preoccupazione di non sovrapporsi alle
iniziative della Chiesa locale e sia a causa del diradarsi progressivo
dell’incontro degli iscritti, che da annuale divenne biennale, benché
voluto – secondo lo Statuto (cf
art.5) – sia come espressione principale dell’identità e della finalità
dello stesso gruppo e sia per favorire lo sviluppo della riflessione
catechetica.
Tuttavia
la diminuzione di vigore non poteva e non
voleva significare il definitivo declino del GIC. Infatti, in questi
ultimi tempi le nuove sfide, a cui viene sottoposta la catechesi a causa
dell’accentuato processo di secolarizzazione della società italiana e
dell’accellerato movimento di cambio culturale,
unitamente al verificarsi dell’evoluzione avvenuta nella riflessione
catechetica e della feconda produzione di documenti catechistici per la Chiesa
universale, e per la Chiesa in Italia, facevano sentire ai
catecheti l’opportunità e l’urgenza di dare nuovo rilancio al GIC, a
beneficio non solo degli iscritti, ma anche della qualità della prassi
catechistica italiana.
2.Il processo di
rilancio del GIC
Il
processo operativo per la rivitalizzazione del GIC si può articolare in tre
momenti: la preparazione del rilancio del gruppo, la realizzazione del primo
convegno e quindi del secondo.
2.1.
La preparazione del rilancio del GIC
Nella
consapevolezza dell’urgenza di una collaborazione sempre più qualificata
all’azione pastorale della Chiesa in Italia, due catecheti: il Prof. D.
Cesare Bissoli e il Prof. D. Luciano Meddi, con il pieno appoggio del
segretario in carica del GIC, D. Angelo Giuliani, agli inizi del 1998, diedero
il via ad un delicato e laborioso processo di lavoro organizzativo per la
realizzazione di un nuovo incontro fra coloro che erano già membri del GIC e
per dare ad esso un nuovo impulso vitale.
Tra
i mesi di febbraio ed aprile del 1998, i due promotori, assumendosi l’onere
della ripresa, inviarono agli iscritti al GIC una traccia-questionario per
raccogliere con maggior precisione i loro dati anagrafici e di curricolo, per
saggiare i loro “desiderata”
sull’identità e finalità del gruppo e per raggiungere, loro tramite,
coloro che nel frattempo avessero acquisito la competenza catechetica, in modo
da poterli successivamente invitare ad aderire al gruppo. In secondo luogo, in
un breve lasso di tempo, programmarono la realizzazione in Roma di due
giornate d’incontro tra coloro che, con le loro risposte, avevano
manifestato la volontà di partecipare alla vita del GIC.
Le
giornate vennero fissate per il 16-17 ottobre 1998 sulla proposta, come primo
momento, di rilancio del gruppo, in vista di verificare «ripensare, sostenere
e ampliare l’attività associativa dei docenti e dei cultori di pedagogia
religiosa (catechesi e insegnamento della religione cattolica)».
A
pochi mesi di distanza dall’invio della traccia-questionario, su 140 inviti
si raccolsero 69 consensi e 60 adesioni di partecipazione al convegno. Il
bollettino informativo nel fornire i dati delle risposte, confermava
l’indizione del convegno e ne abbozzava il tema nei seguenti termini: Quale
è e quale potrebbe essere il ruolo del catecheta nelle Chiese locali.
Nello stesso tempo veniva fissato l’ordine
del giorno dei lavori formulato nei seguenti termini: «analisi della
funzione del catecheta nella Chiesa in Italia; discussione sugli orientamenti
di ricerca e impegno del GIC nei prossimi anni; votazione per l’elezione
della direzione del GIC».
La
scelta prioritaria del ruolo dei catecheti si profilava anzitutto giustificata
poiché spesso tra questi cultori e operatori viene avvertito un certo senso
di incertezza sul come impiegare e svolgere la propria competenza e anche
perché si costata di non poterla utilizzare «pienamente nel tessuto e nella
progettualità della propria Chiesa locale».
La scelta del tema del convegno teneva quindi conto dei problemi reali degli
iscritti al GIC.
2.2.
La celebrazione del
primo convegno per il rilancio del GIC
Il convegno venne di fatto
realizzato a Roma, nell’istituto salesiano di Via Marsala nei giorni 16-17
ottobre 1998.
La modalità di svolgimento, continuando la tradizione del GIC, si
articolò in brevi relazioni e in lavori sia di gruppo che di assemblea.
L’apertura delle giornate venne realizzata con una relazione del
catecheta Prof. D. Cesare Bissoli che si assunse il compito di illustrare il
senso della convocazione del convegno. Egli, dopo aver ricordato a grandi
linee l’attività svolta in passato dal GIC e ringraziato nominalmente
coloro che ne avevano portato il peso organizzativo, evidenziava i motivi che
rendevano opportuno il rilancio del gruppo. Tra questi, oltre alle sfide di
tipo socio-culturale rivolte alla catechesi, individuava il bisogno di dare
una più esplicita e specifica presenza ai catecheti nel contesto ecclesiale
italiano e in particolare al loro impegno nella formazione dei catechisti,
anche perché veniva fatto osservare che queste presenze erano esigite
dall’evolversi dei tempi, molto differenziati rispetto a quelli
immediatamente post-conciliari e della prima stagione del GIC.
Lo stesso
Prof. Bissoli informava altresì sul cammino compiuto per giungere alla
convocazione del convegno, rilevando l’incoraggiamento ricevuto da alcuni
responsabili degli organismi catechistici della CEI, ben sapendo che i lavori
del GIC sarebbero continuati secondo uno stile di servizio, ma d’autonomia
sia per la scelta di studio delle tematiche come per il campo di ricerca. In
tal modo, com’era avvenuto in precedenza, si assicurava un campo e una
modalità di riflessione e di ricerca differenziato da quello coltivato da
centri o istituti di catechetica e mantenuto libero dall’impegno di
rispondere ai bisogni immediati della prassi pastorale ecclesiale.
Il relatore individuava quindi tre campi per orientare l’immediato
lavoro: anzitutto soddisfare all’esigenza della conoscenza reciproca,
attraverso l’evocazione della memoria del passato e la puntualizazzione
dell’esperienza in atto; perseguire degli obiettivi e individuare dei
compiti in ordine all’incremento della vitalità del GIC; dare visibilità
istituzionale al gruppo, attraverso la valorizzazione dello statuto, la nomina
dei responsabili e la formulazione d’impegni perseguibili nel prossimo
futuro a vantaggio del servizio catechetico in Italia.
La
risposta all’individuazione del primo compito veniva data dalla relazione
del segretario uscente D. Angelo Giuliani, che, con molta originalità,
intitolava il suo dire: Il mantello
d’Elia. In modo essenziale, il relatore metteva a fuoco l’evoluzione
socio-culturale e religiosa avvenuta in Italia nel tempo conciliare e
post-conciliare, rilevando i principali orientamenti ecclesiali, le
condizioni, le difficoltà e le prospettive operative che avevano spinto alla
costituzione del GIC. Egli evidenziava inoltre le caratteristiche del gruppo,
ricordandone i contributi di maggior rilievo e i riconoscimenti: quello
ottenuto nel campo catechetico con l’ammissione come membro di diritto
nell’Equipe dei Catecheti Europei
nell’1986 e quello della sua presenza negli incontri biennali dei Catecumenati
Europei a partire dal 1987. Non tralasciava però di evidenziare le
difficoltà che, in base alla sua esperienza, erano da superare per la vita
del GIC. Anzitutto la tentazione
dell’individualismo dei singoli catecheti, la mancanza di continuità nella
realizazzione degli incontri, la carenza di mezzi di contatto o di
comunicazione, la frequente incomprensione da parte dei responsabili delle
Chiese locali, la poca disponibilità delle case editrici a rischiare nella
pubblicazione di materiali catechetici ed infine la carenza di mezzi
finanziari, dipendenti esclusivamente dalle quote degli iscritti. Egli
abbozzava infine alcuni orientamenti operativi per il futuro, che individuava
nell’espletamento di una funzione
critica, concretizzata nel prevenire in modo giustificato le scelte che
potrebbero essere operate a livello di pastorale ecclesiale; una funzione promozionale esercitata nel proporre alla Comunità
cristiana esperienze innovative, valorizzando lo stesso Direttorio Generale per la Catechesi (DGC) (1997) per evitare l’appiattimento della vita cristiana nelle
Comunità di fede; una funzione
profetica avanzando proposte coraggiose di grande respiro, attraverso la
formulazione di ipotesi di lavoro e attivando processi educativi da sottoporre
a verifica.
Oltre a queste indicazioni operative, per contribuire ai lavori del
convegno, relativi al secondo obiettivo, il Prof. Ubaldo Gianetto svolgeva il
tema: Studiare e insegnare catechetica. Pur
tenendo conto del non facile compito d’approfondimento e di ricerca del
catecheta, in quanto deve aprirsi all’intero campo della vita umana, il
relatore elencava una ricca serie di tematiche suscettibili di studio e di
ricerca, fino ad includere proposte programmatiche d’azione pastorale
specifiche e circostanziate a particolari categorie di persone. Egli
incoraggiava ad andare oltre la programmazione di tipo puramente didattico per
assurgere, secondo le nuove tendenze catechetiche, all’elaborazione di
progetti educativi di tipo integrale sul modello catecumenale e con la
valorizzazione delle cosiddette scienze umane. Un aspetto specifico in questo
campo di ricerca veniva individuato nell’elaborazione di progetti di
programmazione e di verifica per l’insegnamento della religione. Infine
veniva indicato un buon campo di lavoro nella ricerca del metodo catechistico,
che, come tale, richiede l’intervento di contributi interdisciplinari.
Infatti, queste proposte operative richiedono conoscenze d’ordine filosofico
e teologico, ma anche psico-sociale, storico-culturale,
conoscenze di metodologia pedagogica e didattica ed anche di scienze della
comunicazione. A sostegno poi delle sue proposte, il relatore segnalava alcune
valide fonti bibliografiche.
Un’ultima
relazione svolta dal Prof. Lucio Soravito sul tema: Ricerca
catechetica e pastorale diocesana, veniva
quindi a completare i precedenti contributi.
Dopo aver
ricordato la situazione di scarso apprezzamento per le discipline catechetiche
nell’attuale contesto ecclesiale, il relatore proponeva di individuare il
ruolo odierno del catecheta. A questo scopo collocava anzitutto la catechesi nell’ambito dell’evangelizzazione,
precisando di quest’ultima la natura, la finalità e le diverse accezioni
correnti. L’evangelizzazione veniva individuata come azione condotta per
comunicare e approfondire la Parola di Dio, in vista dell’educazione della fede, dell’edificazione
della Chiesa e dell’inculturazione
del Vangelo. In quest’ottica la catechetica veniva intesa come «la
scienza che riflette sulla prassi evangelizzatrice della Chiesa, per
illuminarla e guidarla, per indicarne la metodologia più efficace, per
verificarla e modificarla in base alle esigenze dei soggetti e al contesto
ecclesiale e sociale in cui essi vivono». Conseguenzialmente i compiti del
catecheta venivano precisati in attenzione all’ambito delle finalità
dell’evangelizzazione, per cui il relatore individuava anzitutto i
contributi specifici in ordine alle varie forme dell’educazione della fede;
in secondo luogo rilevava quanto può essere operato in vista
dell’edificazione della Chiesa, evidenziando l’esigenza della
collaborazione del catecheta all’opera competente di altri “esperti” per
il perseguimento di una conoscenza oggettiva della realtà socio-culturale e
religiosa della Comunità in funzione dell’elaborazione di proposte
operative adeguate. Infine, per quel che concerne l’inculturazione, a
giudizio del relatore, il catecheta può offrire ottimi contributi
nell’evidenziare i valori presenti nella cultura ambientale in vista di dare
loro un più solido fondamento e promuoverne una piena realizzazione;
nell’incidere con giudizi di valore sulle linee di pensiero in atto;
nell’aiutare a riesprimere il Vangelo nelle categorie proprie delle varie
culture.
Per raggiungere tali obiettivi veniva messa a fuoco la necessità dello
studio e della ricerca, favorendo l’attuazione di alcuni importanti criteri
e cioè: dell’incarnazione, della comunione, della sacramentalità e della
gradualità, senza dimenticare le possibilità e le esigenze reali delle
persone a cui ci si rivolge. Il relatore sottolineava pertanto la necessità
di superare alcuni limiti e anche tentazioni, sempre in agguato nella prassi
pastorale, tra cui quella della conduzione di un’evangelizzazione deduttiva, attenta ai principi teologici, ma dimentica dei
destinatari; un’evangelizzazione empirica,
pesantemente dipendente dalla prassi, senza preoccupazione di riflessione e di
verifiche; un’evangelizzazione dell’emergenza,
impegnata a rispondere via via a problemi immediati; un’evangelizzazione
della conservazione, preoccupata di
ripetere quanto e come si è sempre operato, ma insensibile alle esigenze del
cambiamento in atto; un’evangelizzazione dell’attivismo
preoccupata prevalentemente della riuscita dell’organizzazione delle attività
più che della maturazione delle persone. In ultima analisi veniva precisato
il compito del catecheta su tre versanti: sull’analisi
della prassi evangelizzatrice sia per fondarla meglio come per rinnovarla;
sull’analisi ed elaborazione di teorie
per l’evangelizzazione,
scientificamente giustificate; sull’elaborazione
di modelli operativi, adatti per il contesto operativo a cui sono rivolti
e accompagnati da serie indicazioni di strumenti di verifica. Il relatore
concludeva il suo discorso segnalando alcuni problemi da risolvere con priorità
di applicazione, tra cui quello della precisazione dei contributi delle
diverse discipline teologico-pastorali e dei loro rapporti in ordine allo
sviluppo di una prassi pastorale efficace.
Evidentemente
i contributi offerti dalle relazioni preparavano una ricca piattaforma per
l’individuazione di tematiche di studio per il GIC, ma i convegnisti si
resero immediatamente conto che la risposta sensata a qualsiasi impegno doveva
essere preceduta da una chiara ridefinizione della fisionomia del gruppo, con
la precisazione delle sue finalità. Anche le risposte al questionario avevano
lasciato intravedere il bisogno di procedere in questa direzione. Quanto allo
studio delle tematiche sembrava prevalere l’interesse per lo studio
dell’incidenza catechetica sulla vita ecclesiale locale, in secondo luogo si
optava per lo studio dell’identità della catechetica e in terzo luogo
emergeva la preferenza per la sperimentazione e l’aggiornamento/orientamento
dell’insegnamento catechetico.
Ai
convegnisti veniva anche a delinearsi il problema del rinnovo o affidamento
degli impegni direzionali del gruppo, da definirsi secondo la norma
statutaria, la quale era appunto messa in discussione. Il tempo rimasto a
disposizione fu quindi impiegato nella riflessione su questi argomenti. I
lavori condussero così alla scelta per votazione di una direzione
provvisoria, con il compito di portare il gruppo a darsi una nuova fisionomia
e finalità. Venne quindi eletto un segretario nella persona del Prof. D.
Luciano Meddi e di tre collaboratori, con incarichi d’animazione regionale:
il Prof. Fr. Enzo Biemmi per il Nord d’Italia, la catecheta Sr. Giancarla
Barbon per il Centro e il Prof. D. Ciro Sarnataro per il Sud. Gli impegni per
i partecipanti furono precisati nell’assunzione del ripensamento sui
problemi aperti e sul rendersi disponibili per la partecipazione al convegno,
previsto per l’anno successivo.
2.3.
Il secondo convegno per il rilancio del GIC
Le
conclusioni del primo convegno avevano fatto il punto sulle priorità da
affrontare per la prosecuzione della fase di rinnovamento del GIC. Ma, mentre
in un primo momento sembrava di poter facilmente concludere la fase di
rilancio, con un immediato convegno, una seria considerazione degli
organizzatori sugli elementi in causa, faceva ritenere prudente e vantaggioso
il prolungamento della fase di ripensamento, per cui si decise di fissare la
data del secondo convegno per l’ottobre 1999, anziché nella primavera, a
pochi mesi di distanza dal primo convegno.
Il
convegno venne perciò programmato per i giorni 13-15 ottobre 1999 e per sua
sede venne scelto l’attuale Seminario Leoniano, della diocesi di
Anagni-Alatri, situato alla periferia di Anagni (prov. di Frosinone), città
ricca di memorie storiche e dotata di ingente e suggestivo patrimonio
artistico.
I
risultati di quei tre giorni di lavoro furono fecondi e fruttuosi al di là di
quanto si sarebbe potuto prevedere, poiché al GIC venne impressa una
fisionomia rinnovata, frutto di una svolta energica e promettente di un
fecondo futuro lavoro catechetico.
Per
lo svolgimento dei lavori, l’attuale segreteria del GIC, con l’invio di
due fogli programmatici, aveva precedentemente informato i partecipanti sulla
scelta di due tipi di impegno da affrontare nei lavori del convegno e cioè in
primo luogo quello della revisione dello
Statuto del GIC e in un secondo momento quello di
individuare alcune tematiche o campi di ricerca, nei confronti dei quali
ogni membro del gruppo, unendosi ad altri catecheti per aree di interesse,
avrebbe potuto esprimere le proprie preferenze ed eventualmente impegnarsi in
un immediato futuro.
Pertanto,
fin dall’inizio del convegno, i circa quaranta partecipanti si resero
immediatamente conto del cambio di procedimento nella conduzione dei lavori:
non più relazioni tematiche, ma contributi responsabili da parte d’ogni
partecipante.
I
lavori furono avviati con un primo input,
del segretario del gruppo, Prof. D. Luciano Meddi, il quale ricordava le
finalità del convegno e proponeva alcune indicazioni sull’uso di alcune
tabelle di marcia, poste nella cartella di ogni convegnista, allo scopo di
snellire il lavoro e di facilitare l’annotazione dei diversi contributi. A
questo breve intervento veniva fatta seguire una rapida dinamica di
presentazione di ogni partecipante in modo da favorirne la conoscenza. Il
numero limitato dei membri e i dati emersi dalle succinte presentazioni
personali consentirono a tutti, anche ai nuovi convenuti, un buon inserimento
nel gruppo. Poste in tal modo le necessarie premesse nella stessa serata, si
poteva procedere alla costituzione di tre sottogruppi di lavoro, focalizzato
sulla revisione dello Statuto del GIC, il cui testo era stato inserito in cartella,
insieme ad alcuni altri modelli statutari di associazioni ecclesiali analoghe.
La
modalità di revisione stabilì tre tempi consecutivi di lavoro di gruppo e di
condivisione in assemblea. Il primo momento
fu dedicato alla revisione dei primi tre articoli dello Statuto, relativi alla natura, al fine e ai compiti del GIC. Nei
gruppi, ogni partecipante, dopo un congruo tempo di esame individuale, offriva
le sue osservazioni che venivano raccolte e coordinate per essere proposte in
assemblea. I risultati di questi lavori di gruppo, evidenziati nella relazione
assembleare, portarono a rilevare una spiccata convergenza di orientamento e
di scelte dei partecipanti.
Gli
emendamenti e le proposte innovative di maggiore entità riguardavano la
natura dell’organizzazione che dall’essere gruppo di aderenti avrebbe
dovuto diventare un corpo associativo. Alcuni membri della “prima ora” del
GIC informavano in proposito che la scelta della connotazione dell’organismo
come gruppo era stata voluta per garantire ai membri una certa autonomia nelle
proposte di rinnovamento catechistico e libertà di scelta riguardo ai campi
di ricerca. Ma essendo ormai acquisita la possibilità di movimento nel senso
auspicato in precedenza, all’unanimità si convenne di procedere nel senso
della trasformazione. Prendeva quindi corpo la proposta di dare al gruppo una
nuova denominazione, nella linea di un’identità associativa ed ecclesiale,
per cui veniva scelto di assumere il nome di Associazione
italiana dei catecheti, da cui la sigla AICa.
Con
un nuovo lavoro di gruppo e di confronto assembleare, veniva precisata la
finalità dell’AICa entro le aree della promozione della ricerca scientifica
in campo catechetico e della collaborazione per l’aggiornamento dei suoi
membri, attraverso la presentazione periodica dei risultati, ottenuti come
lavoro di un gruppo, oppure come singoli. Inoltre, per una maggior efficacia
della vitalità pastorale, non solo del gruppo, ma anche della Chiesa,
venivano auspicati ed esplicitamente previsti collegamenti di dialogo con
altre associazioni analoghe, già esistenti ed operanti in Italia e, nel
limite del possibile, anche con le associazioni di catecheti di altri Paesi,
non solo Europei.
Veniva
anche precisato che l’AICa doveva sempre prefiggersi di mantenere positivi
collegamenti con i competenti organismi della CEI, anche per promuovere lo
sviluppo della convergenza operativa nell’azione pastorale della Chiesa in
Italia.
Nel
terzo momento di lavoro l’attenzione fu rivolta ai successivi ed ultimi
quattro articoli dello Statuto. A
questo proposito, in sede assembleare, risultarono
introdotte chiare richieste di modificazione sia per la formulazione dei
contenuti degli articoli del precedente Statuto,
come per l’aggiunta di nuove precisazioni. In particolare, alcuni nuovi
elementi riguardavano la struttura dell’associazione, le condizioni
d’iscrizione e la definizione dei compiti del gruppo dirigente, con il
conseguente raddoppio del numero degli ultimi quattro articoli del primo Statuto. Tra questi elementi di novità ricordiamo: le condizioni
d’iscrizione all’AICa, oltre al mantenimento delle precedenti,
l’introduzione della possibilità di richiesta di adesione al gruppo da
decidersi dall’équipe del
direttivo, il quale, vagliate le competenze catechetiche dei candidati, a suo
discrezionale giudizio, poteva legittimarne l’iscrizione. Un altro elemento
di novità veniva a toccare la composizione e la durata del gruppo dirigente.
Esso avrebbe dovuto costituito da un presidente e da tre consiglieri, eletti
dai membri regolarmente iscritti, per una durata in carica di quattro anni.
Infine altri elementi innovativi venivano a riguardare i finanziamenti
dell’AICa. Su quest’argomento si riteneva opportuna la ricerca di nuove
risorse finanziarie, mediante l’apertura alla ricezione di richieste e
sponsorizzazione di ricerche e/o di studi catechetici, a contributi versati
sotto forma di borse di studio, e anche ad erogazioni, liberamente versate da
soci, da privati e da eventuali sponsors.
Lo
Statuto, così completato, veniva votato e approvato
dall’Assemblea, e ritenuto pronto per essere inviato ancora a tutti i membri
regolarmente iscritti al GIC, anche assenti dal convegno, per consentire loro
di offrire elementi di perfezionamento, in vista dell’approvazione
definitiva da effettuarsi nel prossimo convegno annuale.
Assolti
in questo modo gli impegni relativi al primo punto all’ordine del giorno,
vennero costituiti nuovi gruppi di lavoro, per avviare lo studio e/o le
ricerche da realizzare in seguito. I gruppi vennero formati in base alle aree
d’interesse e alle scelte di campo dei singoli partecipanti, che dopo aver
espresso le loro preferenze, per evitare dispersione di forze si raccolsero in
tre gruppi di lavoro, intorno alle seguenti tematiche: formazione dei catechisti e di altre figure catechistiche; rapporto
tra catechetica, catechesi e odierni processi di comunicazione e catechesi
alternative parallele; nuovi modelli
di prassi catechistica. La tematica riguardante la necessaria
rivisitazione del Documento Base o Il
Rinnovamento della Catechesi, intravista durante i tempi assembleari, non
venne fatto oggetto di particolare riflessione.
I
lavori di gruppo sulle tre tematiche vennero presentati nell’ultima
assemblea del convegno, anche se, com’era previsto, la riflessione poteva
dirsi solo inizialmente avviata. Per questo venne ribadita la necessità
dell’impegno a continuare lo studio, da parte di ogni convegnista, in vista
del perseguimento di più validi risultati, da condividere nel prossimo
convegno dell’associazione.
A
conclusione dei lavori, va infine ricordata la solenne concelebrazione
eucaristica nella festa di S. Teresa, presieduta dall’ordinario del luogo,
S.E. Mons. Francesco Lambiasi. Essa veniva a coronare non solo la felice
riuscita del convegno, ma anche la cordiale ospitalità dei Superiori del
seminario e dei seminaristi. Nello stesso tempo rafforzava la dimensione
spirituale ed ecclesiale della “rinnovata” associazione, che intende porsi
con sincerità e competenza a favore della feconda vitalità della Chiesa che
è in Italia.
Note
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